“ConDANNATI preventivi”: Se il carcere preventivo è abuso

Adriana è la badante romena accusata dell’omicidio di un’anziana: 3 anni di carcere e poi l’assoluzione perché il fatto non sussiste, la vecchia è morta d’infarto. Elizabeth è considerata la referente italiana di un cartello internazionale di droghe: quattro anni …Leggi tutto

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Adriana è la badante romena accusata dell’omicidio di un’anziana: 3 anni di carcere e poi l’assoluzione perché il fatto non sussiste, la vecchia è morta d’infarto. Elizabeth è considerata la referente italiana di un cartello internazionale di droghe: quattro anni di galera seguiti da altri sei con obbligo di dimora, poi l’assoluzione e il ricongiungimento con la figlia salutata dieci anni prima in Colombia. Sono alcune delle storie che racconto in “ConDANNATI preventivi” (ed. Rubbettino, 160 pagine, 10 euro), che non è un libro sul carcere ma sulla giustizia in Italia. Attraverso casi più o meno noti (da Alfonso Papa a Raffaele Sollecito, da Lele Mora a Silvio Scaglia) si accende una luce sui nodi irrisolti della giustizia italiana, un vero manicomio dove è più facile finire in galera prima della condanna e poi uscire una volta condannati.

Da strumento di cautela processuale la custodia cautelare dietro le sbarre è diventata anticipazione della pena e mezzo per estorcere confessioni. E’ l’antidoto alla irragionevole durata dei processi.
Il 40% dei detenuti sono in attesa di giudizio, la metà di questi sarà dichiarata innocente. Nel 2011 lo Stato italiano ha versato 46 milioni di euro per ingiusta detenzione, 235 euro è il prezzo di un giorno di libertà negato. Dal 1988, anno dell’entrata in vigore della legge Vassalli, ad oggi le condanne irrogate nei confronti di magistrati per dolo o colpa grave sono state quattro in tutto. Avete capito bene.

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