Con Cuba contro la dittatura anti fumo

Creare una generazione senza fumo è un piano di ingegneria sociale, un po’ come creare una generazione senza cioccolata o una generazione senza peluria. Si potrebbe intervenire a livello più profondo, persino genetico, per instillare il gene della virtù. …Leggi tutto

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Creare una generazione senza fumo è un piano di ingegneria sociale, un po’ come creare una generazione senza cioccolata o una generazione senza peluria. Si potrebbe intervenire a livello più profondo, persino genetico, per instillare il gene della virtù. Si risparmierebbero almeno i soldi della campagne di educazione ad una vita sana, al cibo sano, alla palestra sana. Dove “sano” è diventato una sorta di palliativo, di edulcorante verbale. Tu puoi dare a uno del lestofante, ma se accanto ci metti un “sano”, suona già meglio.

La questione è semplice. Ci sono comportamenti sani e comportamenti malsani. Mangiare due carotine con una minestra di legumi è sano; rimpinzarsi di hamburger McDonald’s è malsano. Per fortuna chi scrive ha bandito la carne dalla propria alimentazione, ormai da diversi anni. Ma qual è il confine tra la scelta e l’imposizione? A chi spetta scegliere che cosa ingurgitare, a me o allo Stato?

Non vogliamo addentrarci in elucubrazioni filosofiche. Basti dire che in una società libera o, con linguaggio popperiano, “aperta” le scelte spettano a noi. Lo Stato può informare, ma non vietare. La realtà ovviamente è diversa. L’Australia è il Paese che ha dichiarato una vera e propria guerra al tabacco. Ad un certo punto si è temuto che come in Cambogia Pol Pot ordinava di sparare ai ragazzi con gli occhiali (sospetti universitari), così il governo australiano fosse pronto a sbattere in galera chiunque osava nientemeno accendere una sigaretta. Cuba ha deciso di ingaggiare una battaglia contro le regole australiane di etichettatura del tabacco presso l’Organizzazione Mondiale del Commercio perché, secondo il governo dell’Havana, sarebbero norme protezioniste, contrarie al libero mercato. Del resto anche a noi pare che vietare ad un’azienda di esibire il proprio marchio vada ben al di là di quello che è consentito al potere pubblico.

Ad ogni modo, se accendere una sigaretta o bere un bicchiere di coca-cola diventa reato, c’è qualcosa che non va. Nello stato della Tasmania è stata approvata la proposta di legge che vieta il fumo ai nati dall’anno 2000 in poi. Si vuole creare per legge la società senza fumo, così come negli anni Venti negli Stati Uniti si tentò invano di plasmare una società senza alcol. Tali iniziative sono destinate ad avere successo? Immaginatevi il mercato illegale delle sigarette, che tristezza; oppure quello della cioccolata o della mozzarella di bufala , come al tempo ci fu quello del whisky. Anche l’Europa ha imboccato il sentiero impervio dei divieti salutisti contro il fumo, il modello è quello australiano del plain packaging(i pacchetti tutti uguali senza marchio e con una temeraria minaccia di morte). La direttiva è in discussione e vedremo che ne sarà.

Intanto, a colpi di divieti e in nome della salute pubblica, l’euroburocrazia ha già vietato o ha tentato di vietare alcune produzioni locali, simboli del made in Italy nel mondo. A segnalarlo è un sito web comparso da qualche giorno. Si chiama Save the Choice, chi scrive ne ha promosso la nascita. Date un’occhiata e poi ditemi se non è il caso di dire “basta”. C’è un limite, persino alle premurose cure di uno Stato balia. No thanks.

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