Cicciolina e il vitalizio: se gli altri rinunciano, rinuncio anche io

Annalisa Chirico Ilona Staller, in arte “Cicciolina”. Questa volta non c’entrano le performance sexy e neanche i film. Non dà scandalo il sesso on air della suadente voce di Radio Luna. “Cicciolini e ciccioline”, con questa invocazione la giunonica ungherese …Leggi tutto

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Annalisa Chirico

Ilona Staller, in arte “Cicciolina”. Questa volta non c’entrano le performance sexy e neanche i film. Non dà scandalo il sesso on air della suadente voce di Radio Luna. “Cicciolini e ciccioline”, con questa invocazione la giunonica ungherese divenne la Cicciolina nazionale. A dar scandalo è la political woman, come lei ama definirsi. “Lo sono stata e ritornerei ad esserlo”. Più prosaicamente, si tratta del vitalizio da tremila euro al mese, che presto le toccherà in qualità di ex parlamentare. Del resto, oggi la Staller ha quasi sessant’anni. “I miei primi sessant’anni”, mi corregge. Fa una vita da Santa Maria Goretti, così racconta. Tra cani, gatti e un figlio diciottenne, che ha voluto con sé a tutti i costi. Si spinge a dirmi che per un uomo oggi lei incarna la donna ideale perché non ha più nulla da scoprire. Ma io voglio parlare della Staller politica, perché la Staller politica esiste.
Che cosa fu la sua candidatura nell’ ‘87 se non un atto politico? Una pornostar, che inneggiava all’amore libero nel Paese dei parrucconi liberi; la star del sesso confezionato e venduto in cassetta nel Paese dei diritti (alla contraccezione, all’aborto, al divorzio) in cronico ritardo. Un orgasmo dirompente nel granitico deserto della Prima Repubblica, dove anche solo “Milano da bere” suonava alla stregua di un’impronta provocazione.
La valchiria platinata varcò la soglia di Palazzo Montecitorio insieme ai Radicali. Sia chiaro: lei era 49a nella lista del Partito Radicale. Nessun listino bloccato, nessuna investitura dall’alto. “Io non sono mai stata a Palazzo Grazioli, nessuno mi ha regalato alcunché”. Con la sua Peugeot e qualche collaboratore, si gettò in una faticosa campagna elettorale a suon di comizi e feste discotecare. Al cattocomunismo imperante la disinibita matrona contrapponeva il pornolibertarismo. Religione del sesso libero, perché “il sesso è bello, è vita”. Convinse ventimila persone a scrivere il suo nome sulla scheda. “Fui seconda soltanto a Pannella”, precisa senza mascherare una punta di orgoglio.
La pornodiva divenne deputata della Repubblica italiana, un terremoto. Dentro il Palazzo, mentre i parlamentari maschietti le facevano recapitare dai commessi audaci bigliettini e assai spesso restavano ipnotizzati dinanzi ai barbarici seni, lei si dava da fare perché essere parlamentare, e per di più Radicale, è un duro mestiere. Le sue proposte di legge se le ricorda tutte. Sciorina i titoli dei ddl colla puntigliosità dell’autodidatta. Diritto all’affettività dei detenuti, aree miste nelle carceri, depenalizzazione delle droghe, parchi dell’amore, informazione sessuale a scuola, tassa ecologica sugli autoveicoli, divieto di pellicce e di vivisezione, legalizzazione della prostituzione. Insomma un programma politico tutt’oggi valido. La Staller troppo avanti o l’Italia troppo indietro?
Ilona ragiona. “Sulle droghe ho avuto qualche perplessità, ma poi mi son detta: proibire è inutile”. Insiste per dirmi una cosa: “Io sono con Pannella, sono per l’amnistia, scrivilo”. Le chiedo che cosa pensa di tutto il gran parlare che si fa di troie vere o presunte. “Io non so se siano prostitute o meno. Quel che so è che, se uno sceglie di prostituirsi, non è certo una donna di serie B”. E che pensa Ilona delle femministe che si dimenano contro la strumentalizzazione del corpo femminile nelle pubblicità osé? “Ognuno usa il suo corpo come vuole. Io sono femminista a modo mio”. Le donne, dice, le vogliono bene. La gente la riconosce per strada e le sorride. Dall’establishment invece la Staller nazionale si sente ostracizzata. “In Rai non mi fanno entrare. Sono un tabù”. In effetti, dopo la notizia del vitalizio, l’hanno invitata a qualche programma sulla tv di stato, ma sempre con una clausola: niente studio, solo collegamenti esterni. Il motivo? “In Italia c’è il Vaticano”.
Senti, Ilona, ma tremila euro di vitalizio non sono troppi? “Io quel posto in Parlamento me lo sono guadagnato al pari degli altri. Comunque una proposta ce l’ho: se tutti quanti rinunciano al loro, anch’io rinuncio al mio”. Lapalissiano. In tempi di vacche magre bisogna fare economia. Secondo Ilona, lo stato va amministrato come un condominio. “Entrate e uscite devono uguagliarsi, altrimenti vai in bancarotta”. No, vabbé, l’Ilona economista è troppo. Ma tu dove taglieresti? (la sfido). “Vanno tagliate le spese alla difesa. Niente guerre. E poi ci sono tanti sprechi, quante auto blu…e poi le intercettazioni! Voglio dire: oltre che una grave violazione della privacy, sai quanto costano allo stato le valanghe di intercettazioni? Me l’ha spiegato il mio compagno avvocato. Lui ha lavorato anche per Michael Jackson. Se vuoi ti metto in contatto con lui e te lo spiega”. Ilona, concludiamo. Oggi che battaglie faresti? “Oggi dobbiamo restare uniti. Siamo un Paese così bello, così amorevole. La gente ha voglia di sorridere, e a me piace far sorridere le persone semplici”. In clima da unità nazionale Ilona appare ancora più burrosa.
Lei resta un tabù, l’icona tettuta delle contraddizioni del Belpaese. Volente o nolente, ha affondato le unghie laccate nella carne viva dei pregiudizi e delle ipocrisie dello stivale. A distanza di più di vent’anni torniamo a parlare di lei, e con lei di un pezzo di noi. Di tanti altri culettini garbatamente adagiati su quegli scranni, ignoriamo persino il nome. E il vitalizio, per inciso, toccherà pure a loro.

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