Cheese: Ecco una foto dell’antimafia made in Sicily

Ecco, basta una foto scattata ieri agli esordi dell’ennesimo processo attorno a quella ormai mitologica “trattativa” tra Stato e mafia. Uno scatto spiega in modo folgorante, più di qualsiasi mirabolante discettazione, in che cosa si sia ridotta l’antimafia italiana. Dall’articolo …Leggi tutto

130527153452.jpg

Ecco, basta una foto scattata ieri agli esordi dell’ennesimo processo attorno a quella ormai mitologica “trattativa” tra Stato e mafia. Uno scatto spiega in modo folgorante, più di qualsiasi mirabolante discettazione, in che cosa si sia ridotta l’antimafia italiana. Dall’articolo di Leonardo Sciascia sui “professionisti dell’antimafia” apparso sul Corriere della Sera sono passati, più o meno, venticinque anni. Oggi, più di ieri, si comprende il senso profondo di quelle parole, di quell’avvertimento.

Nella foto si può ammirare Massimo Ciancimino, noto figlio del noto sindaco palermitano, che manda baci, manco fosse sul red carpet di Cannes, agli adoranti astanti, allenati sventolatori di agende rosse. Si potrebbe ipotizzare che costoro trascorrano le loro giornate a sventolare ora ventagli ora agende, senza informarsi, per esempio, su quale sia stato negli anni l’effettivo contributo fornito dal teste Ciancimino alle molteplici inchieste sulla mafia. Uno che, dopo aver fornito per tre anni lunghe e spesso contraddittorie deposizioni, è stato arrestato per calunnia da quegli stessi magistrati palermitani che delle sue panzane si sono a lungo abbeverati. Uno di questi magistrati, che adesso combatte contro gli stambecchi valdostani, in un libro lo ha persino elevato a una quasi “icona dell’antimafia”. Di questa antimafia, di sicuro.
Gli sventolatori, si spera, sanno poco o nulla dell’inaffidabile teste Ciancimino. In lui ripongono una fede “cieca”, come in una religione. La religione si chiama “antimafia”. Delle carte imbrogliate o del tritolo nascosto con cura nel suo giardino, non sanno nulla. O forse in Sicilia è antica tradizione conservare esplosivi. Chi non detiene qualche ordigno, tra candelotti e detonatori, tra le piante di casa?

“Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia”, sempre Sciascia nel suo romanzo capolavoro. Anche qui, c’aveva visto giusto. E per primo.

 

 

© Riproduzione Riservata

Commenti