Caso Cosentino tra ultrapresentabili e ultrapentiti

Non si va avanti con gli “impresentabili”, lo dice il segretario del Pdl Angelino Alfano. “Impresentabile” è ciò “che non va mostrato”, insomma da tenere nascosto per evitare figuracce. Nella folta schiera degli impresentabili rientrano, secondo alcuni, i condannati …Leggi tutto

Non si va avanti con gli “impresentabili”, lo dice il segretario del Pdl Angelino Alfano. “Impresentabile” è ciò “che non va mostrato”, insomma da tenere nascosto per evitare figuracce. Nella folta schiera degli impresentabili rientrano, secondo alcuni, i condannati definitivi; secondo Fini persino gli inquisiti.

Sono in molti a riconoscere a Nicola Cosentino un posto d’onore tra i cosiddetti “impresentabili”. Qualcuno si è preso addirittura la briga di dedicare un libro al “Casalese”. La sua biografia è costellata da accuse di collusione con la camorra, il più delle volte per bocca di cosiddetti “pentiti”. Di certo c’è solo un fatto, i natali a Casal di Principe.

Ora, Cosentino non ha certo il fisique du role del politico ammiccante che parla a favore di telecamera. L’uomo è schivo, terroso, stringato. A differenza di tanti super presentabili, va detto, ha persino una professione, fa l’avvocato. Quello che colpisce però nella sua storia è il ruolo chiave giocato dai pentiti, che nel corso degli anni sono via via aumentati sostenendo più o meno sempre lo stesso teorema: votavamo lui perché “faceva prendere posti a persone indicate dal clan”. Se da un certo momento in poi i pentimenti ipermediatizzati si affastellano tanto da poter parlare di un “pentimento in blocco”, tutto volto a puntellare l’accusa contro il politico di turno, non viene a nessuno il sospetto che ci sia qualcosa che non va? Un timido sospetto sulla “convenienza” di certi ravvedimenti, e sugli stravolgimenti giudiziari che da questi derivano, a me viene.

E dire che l’impresentabile Cosentino si trova attualmente in Parlamento per i voti raccolti in una lista bloccata. Non come le migliaia di preferenze che hanno portato allo scranno di consigliere regionale Franco Fiorito (a proposito, perché è ancora in carcere?). Lo stesso Fiorito  che si faceva vanto delle monetine lanciate contro Bettino Craxi e che, dopo aver ricoperto la carica di coordinatore provinciale del Pdl, ne diventava capogruppo alla Regione Lazio. Ovviamente all’insaputa del mite e presentabilissimo Angelino.

Per chiudere: alcuni pentiti sostengono di aver votato per Cosentino alle politiche del 1996. Quell’anno Cosentino fu eletto a Capua Piedimonte Matese, una delle poche aree avulse da infiltrazioni mafiose secondo la Commissione antimafia e in un collegio diverso da quello di sua residenza, Casal di Principe. Qui  a fare incetta di preferenze quell’anno fu un altro parlamentare, dal volto certo presentabilissimo: Italo Bocchino.

 

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