Cari Soloni, tenetevi Latouche. Io voto Fabio Volo

Quando sento snobbare un fenomeno di massa e di successo, diffido sempre. Che sia un libro o un format televisivo, penso che un’opera artistica, una volta realizzata, non appartenga piu’ al suo autore ma al pubblico, a chi la consuma …Leggi tutto

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Quando sento snobbare un fenomeno di massa e di successo, diffido sempre. Che sia un libro o un format televisivo, penso che un’opera artistica, una volta realizzata, non appartenga piu’ al suo autore ma al pubblico, a chi la consuma e la usa. Se un libro trova migliaia di lettori in piu’ di un altro, vuol dire che quel libro ha riscosso piu’ successo. E il successo merita rispetto perche’ e’ fatica, arrovellamento ed estro; perche’, se il pubblico apprezza, vuol dire che l’artefice dell’impresa ha saputo intercettare un sentire, una nota che va bel al di la’ della sua personale melodia di vita. C’e’ qualcosa di magico in questo.

Fabio Volo ha compiuto il miracolo.
Il suo ultimo libro, ‘La strada verso casa’, edito da Mondadori, e’ da tre settimane al primo posto dei libri più venduti in Italia. L’ennesimo successo letterario di uno scrittore che nasce conduttore televisivo e radiofonico.
Potrete storcere il naso, voi soloni letterati, perché Volo non risponde ai canoni dell’intellettuale normato, non ha vinto il Campiello e probabilmente a Capalbio va soltanto per nuotare, non aspira certo a essere invitato al suo prestigioso festival che quest’anno ha premiato il profeta della decrescita, Serge Latouche.

Volo se ne sbatte delle ritualita’ della Crusca. Non gliene frega niente neanche della decrescita e non va in giro d’inverno con i sandaloni da marziano. Volo ha un volto un po’ da cazzone, un’aria scanzonata da Milano Marittima agostana, è un personaggio ‘minimale’. Volo scrive semplice e ragiona semplice. Lui racconta ed esplora le intercapedini esistenziali in un modo che i lettori apprezzano e premiano. Sono storie semplici di persone semplici.

A non perdonargli questa corrispondenza elettiva con il pubblico sono, manco a dirlo, i soloni letterati che hanno espresso il proprio composto disappunto perché il Corrierone nazionale avrebbe ospitato oggi Volo sulle pagine del domenicale. Così è stato. Oggi Volo copre pagina 19, per intero, su La lettura. Partendo dall’odore dei broccoletti, Volo ripercorre i luoghi della propria poetica semplice. Uno scrittore che scrive semplice e ragiona semplice. Io non scrivo di quelle famiglie, ha detto, perché sono uno di loro o perché sono come loro, sono loro a essere come me.

E poi, seppure con toni piu’ dimessi dei miei, Volo ha spiegato perché lo snobismo radical chic fa male alla salute, all’arte e al Paese. Se un libro vende poco ma è firmato da un esime rappresentante della Crusca, allora è il pubblico che non ha capito, che non è all’altezza. L’autoreferenzialità non consente agli stessi che polemizzano contro i fenomeni D’Urso e De Filippi, che criticano il Corrierone reo di aver ospitato un autore da strapazzo, che non vanno a vedere Checco Zalone perché non sufficientemente d’essai, non consente loro di liberarsi dalla mania pedagogica e ortopedica.

Vogliono insegnare ad apprezzare la vera arte, i veri scrittori, i veri spettacoli, persino la vera politica, dato che in molti di questi cenacoli autoelettivi primeggia l’illusione che il politico più votato sia frutto di una sorta di miopia collettiva, di corruzione morale e culturale su vasta scala. E se invece che di un’illusione si trattasse di presunzione?

Se non lo si fosse capito, alle prossime elezioni io voto Fabio Volo.

“Se non ci votano, è perché non ci hanno capito. Se non ci leggono, è perché non sono all’altezza”. Basta raccontarsi queste storielle. Sono balle. Volo ci insegna che l’umiltà rende grandi. Penso anche che se fosse eletto, grazie all’umiltà farebbe molti meno danni dei nostri boriosi politicanti. I soloni della cultura e della politica li invitiamo a deporre le armi. Giù le rampogne moralizzatrici, scendete pure dai vostri altarini. C’è posto per tutti nel caravanserraglio italiano, in cui per fortuna, di tanto in tanto, spunta un Fabio Volo qualunque. E così sia.

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