Bruti Liberati ai procuratori di Milano: Limitate il ricorso al carcere

Non è certo consueto, ma tocca farlo. Nel giro di pochi giorni sono ben due i procuratori italiani che si distinguono, nel deserto che li circonda, per un atto quantomeno commendevole. Lunedì scorso ho elogiato il coraggio del pm bergamasco …Leggi tutto

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Non è certo consueto, ma tocca farlo. Nel giro di pochi giorni sono ben due i procuratori italiani che si distinguono, nel deserto che li circonda, per un atto quantomeno commendevole. Lunedì scorso ho elogiato il coraggio del pm bergamasco Gianluigi Dettori, che ha richiesto i domiciliari per il presunto stupratore kosovaro attirando a sé gli strali di tifosi e paladini securitari. Le bottiglie contro il portone del kosovaro e lo striscione “Datelo a noi” non lo hanno intimorito. Dettori ha applicato la legge richiedendo i domiciliari in attesa che un giudice accerti le responsabilità penali e, se del caso, condanni al carcere il facchino accusato di stupro.

Ieri invece il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati ha emanato una circolare per invitare i colleghi a ridurre il ricorso al carcere, sia come misura cautelare sia in fase di esecuzione pena. Bruti Liberati, in particolare, ha evocato la recente sentenza di condanna della Corte di Strasburgo per il sovraffollamento carcerario, che in Italia si aggira attorno al 148 percento. In quella sentenza la Corte europea dei diritti umani ricorda le raccomandazioni del Consiglio d’Europa volte a sollecitare procuratori e giudici nazionali “a ricorrere  nella misura più larga possibile alle misure alternative alla detenzione e a riorientare la loro politica penale verso un minore ricorso alla carcerazione”.  

Ricordo che Bruti Liberati è lo stesso che da procuratore aggiunto chiese l’archiviazione del ricorso  dei Radicali contro le firme false di Roberto Formigoni e fu poi promosso con una tempistica quantomeno singolare. Ad ogni modo il passato è passato. La circolare inviata ai colleghi è un atto commendevole e ci auguriamo che i procuratori milanesi si attengano alle istruzioni del loro superiore e magari anche alla legge. Chissà che il doppio cognome non incuta sacro rispetto per le sue direttive. Bruti Liberati. 

 

 

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