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Politica

Casini: rassegnatevi, sono io il centro (dei giochi)

L'intervista esclusiva rilasciata a Panorama del leader dell'Udc

Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini (Credits: A3 / Contrasto (2)

La voce rimbomba nei corridoi del terzo piano. Ma chi c’è dentro l’ufficio di Pier Ferdinando Casini? «Credo un senatore…» risponde una ragazza che corre con i fogli in mano. Ragiona, non è arrabbiato, si sentono frammenti di parole: accordo, Sel, ma perché? Poi il silenzio. Il cantiere, a Palazzo Theodoli, è in fibrillazione. Tutti chiamano e lui modula il tono. Bassissimo quando vuole convincere qualcuno, altissimo quando, forse, vuole convincere se stesso. Ha visto, presidente, la competizione su Sky per le primarie? Lei c’era anche se non c’era. «Eh, sì, doveva essere uno scontro tra Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, è stato un confronto tra Bersani e tutti gli altri…».

Il momento è delicato, probabilmente cruciale. Le agenzie battono l’arresto di Vincenzo Maruccio, ex consigliere regionale dell’Idv. Soddisfatto, da nemico giurato di Antonio Di Pietro? «Non sono uno sciacallo, ma a differenza di tanti altri che lo santificavano io l’ho sempre combattuto». Uno in meno. Però Casini ha altro per la testa, anche se per capirlo bisogna ragionare da democristiani, cogliere le sfumature. Lui non dice che non vuole Mario Monti al Quirinale, ma che lo preferisce a Palazzo Chigi.

Non nega di volere modificare la legge elettorale per impedire a Bersani di stravincere, ma sostiene che parole come ago della bilancia o mediatore non significhino niente. Non rinnega la lottizzazione, la giustifica sostenendo d’avere sempre scelto persone qualificate. Insomma, il corsaro bianco si prepara, nella prossima legislatura, a ri-solcare i mari della politica, per niente intimidito dai rottamatori. E in questa intervista, da vero erede dello scudocrociato, spiega che cosa farà.

Oggi lei si propone di mettere insieme un’area di centro che non va a destra e neppure a sinistra. Se l’avesse fatto nel 1994, ma anche nel 1996, o nel 2001, Silvio Berlusconi non avrebbe mai vinto e non avrebbe mai governato. Pentito?

Non so se certi processi politici si sarebbero arrestati. Ma ho sperato che questo bipolarismo rappresentasse la svolta dopo le incertezze della Prima repubblica. Ho lavorato perché venisse inteso non come uno scontro all’arma bianca tra uomini primitivi che si riservavano, di volta in volta, di
non fare prigionieri, ma come un sistema di alternanza fra due aree con valori condivisi. Com’è andata a finire lo sappiamo tutti.

Nel 2008 lei scelse di correre da solo, senza cioè entrare nel Pdl: se avesse stretto l’accordo con Walter Veltroni, il Pdl e la Lega non avrebbero vinto. Un altro errore?

La correggo perché ha sbagliato i conti: non sarebbe cambiato niente. E comunque in base a quale logica avrei dovuto accordarmi con l’Idv? Forse era la logica di chi cercava qualche poltrona, ma non era e non è mai stato il mio caso. Abbiamo corso il rischio di rimanere fuori dal Parlamento, però abbiamo dimostrato a tutti gli italiani che i nostri valori non erano in vendita.

Lei ora dice di non avere alcuna intenzione di allearsi con il centrodestra, per lo meno non fino a che ci sarà Silvio Berlusconi: eppure, un’alleanza l’ha appena fatta sulla soglia per ottenere il premio di maggioranza. Insieme al Pdl e alla Lega ha alzato l’asticella per non fare vincere Bersani e Beppe Grillo. Non è un ritorno al passato?

Non ho sottobraccio la contabilità dei voti in questa legislatura, ma il mio partito è stato all’opposizione con il Pd e con il Pd sostiene il governo Monti. Sulla legge elettorale è pienamente legittimo che le nostre idee possano non coincidere, anche se confesso che faccio fatica a capire il perché di una sceneggiata senza senso: i nostri tecnici avevano individuato un’intesa già prima dell’estate. Comunque lavoreremo ancora perché è necessario che le forze che sostengono il governo decidano insieme e soprattutto che si restituisca agli italiani la possibilità di scegliere i propri parlamentari.

Non è che lei, invece che cercare di convincere il maggior numero di italiani, punta semplicemente a rendersi indispensabile in un sistema politico instabile, diventandone l’ago della bilancia o il mediatore?

Mediatore, ago della bilancia, queste definizioni non significano nulla. Chi ha i voti li pesa, chi non ce li ha va a casa. Io a questa regola mi sono sempre attenuto da quando faccio politica. Non ho vinto un concorso all’università, mi sono «verificato» nei processi elettorali, anche nell’ultimo periodo, con una lista Casini.

Lei insiste per il Monti bis: un modo per evitare che il professore vada al Quirinale e lasciare libera la casella del Colle candidandosi a occuparla?

Monti farebbe benissimo sia il premier sia il presidente della Repubblica. Ma noi dobbiamo chiederci che cosa serve all’Italia. Pochi in Europa e nel mondo e, meno di quel che sembra, anche in Italia, potrebbero capire le ragioni di un cambio nella vita del governo. E comunque, per quanto mi riguarda, mettetevi d’accordo: c’è chi mi vuole rottamare, chi mi vede al Quirinale, ma io sono troppo giovane per tutte e due le cose.

Ma perché, da più di un anno, tutti le fanno questa domanda?

Non lo so, ma al Quirinale non ci si candida, ci si va. Però non mi lamento, tutto sommato è un’attestazione di stima.

Lei spesso dice che i partiti devono fare un passo indietro, tuttavia quando c’è stato da lottizzare, la Rai e altro, lei ha fatto più di un passo avanti…

La discriminante per me è l’onestà, la limpidezza e la preparazione. Ci possono essere persone coi fiocchi indicate dai partiti e grandi incompetenti indicati dalla società civile.

Oggi lei fa il moralizzatore, ma in passato l’hanno accusata di aver votato leggi come la Cirielli e di non essersi opposto al lodo Alfano.

Non ho mai fatto il moralizzatore perché conosco il Vangelo: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Comunque rispondo alla domanda. Ho un avvocato insospettabile: si chiama Berlusconi e ricorda spesso che non ha fatto le riforme della giustizia che lui voleva perché Casini glielo ha impedito.

Per anni ha sperato di conquistare i voti moderati di Forza Italia, scommettendo su un ritiro di Berlusconi. Ora che il Cavaliere potrebbe lasciare ce la farà? Vuole vedere Forza Italia a pezzi?

Non lavoro mai contro qualcuno, ma per qualcosa. Mi auguro che nasca una forza popolare, moderna e moderata, capace di convincere i tanti elettori berlusconiani delusi che l’astensionismo o Beppe Grillo sarebbero rattoppi peggiori del male. Comunque spetta a noi essere più convincenti creando una grande Lista per l’Italia.

Dei quattro moschettieri del centrodestra (con Berlusconi, Gianfranco Fini, Umberto Bossi) lei è quello ancora in sella o che per lo meno ha un partito ancora saldo. Furbizia, tattica?

Non mi sembra che gli altri siano in esilio… Detto questo, penso che c’entri il coraggio di avere detto in tempi non sospetti quello che poi hanno ammesso anche altri. Quando dissi che non mi sarei arruolato né da una parte né dall’altra, fui irriso perché pensarono che sarei finito nell’irrilevanza. Quando chiesi il governo Monti, mi dissero per carità, un governo di responsabilità nazionale non ci sarà mai… poi tutti sanno com’è andata a finire. Per cui, invece di parlare di tattica e furbizia, si riconosca che c’è anche l’intelligenza di avere lavorato prima per le soluzioni future.

È Bersani che le rimprovera un eccesso di tattica. Non è che alla fine, per le troppe giravolte, rimarrà senza niente?

Oliviero Diliberto che partecipa alle primarie del Pd e tante affermazioni di Vendola mi sembrano riportare verso una Unione aggiornata. Il Pdl è affannato alla rincorsa della Lega. Non so se sono tattico, ma certo gli altri mi sembrano molto nostalgici.

Le piace la definizione di corsaro bianco della politica?

Nella storia della pirateria e dell’umanità ci sono stati dei corsari buoni che lottavano contro la sopraffazione del potere e ci sono stati dei grandi banditi e dei grandi ladri. Non sono certo nella seconda categoria.

Non pensa che la politica, oltre che intelligenza e tatticismo, sia anche dovere di dire agli elettori dove si vuole andare?

Io l’ho sempre detto, non voglio essere subalterno né a destra né a sinistra, arruolarmi in schieramenti fallimentari. Mi interessa una coalizione tra progressisti e moderati, e per progressisti intendo riformatori che non ritengano le opere pubbliche e la Tav un pericoloso attentato all’ambiente, che si assumano la responsabilità di individuare il merito come principale motore della società e che si chiedano se è intelligente che i lavoratori italiani abbiano gli stipendi più bassi d’Europa mentre i loro sindacati si ostinano a non volere parlare del tema produttività.

Lei dice che la polemica con Bersani ha dimostrato che qualcuno vede il centro come vassallo della destra o della sinistra. Ma come fa il centro, senza i voti, a fare valere la sua autonomia?

Solo in Italia si richiede il credere, obbedire e combattere. A destra mi sono sforzato per anni di fare capire che certe tentazioni annessionistiche avrebbero portato all’autolesionismo. Penso che se Bersani vuole sul serio dare un contributo di rinnovamento non deve cadere nello stesso errore.

Perché, invece di cercare un Montezemolo, una Marcegaglia o qualcun altro, non si propone lei come grande leader del centro?

Non mi piacciono le ritrosie, soprattutto in politica, ma non sono nemmeno interessato ad avventure solitarie. Ho tenuto aperta la prospettiva di un’area moderata seria, responsabile, quando tanti erano silenti o addirittura applaudivano Berlusconi. Per questo ritengo di avere alcuni meriti. Ma oggi una vera novità si può costruire solo sapendo cogliere le disponibilità che maturano nella società civile. Non solo i nomi altisonanti, ma tanti candidati  giovani, espressione di quegli italiani che abbiano speranza per il futuro.

Quali sono i nomi della Lista per l’Italia? Ci saranno anche Gianfranco Fini e altri esponenti del Fli?

Per me deve essere un cantiere aperto dove, senza alcuna preclusione, le persone per bene danno il loro contributo. Mi auguro che tanti che oggi militano nel Pd o nel Pdl sentano il bisogno di cambiare strada.

Andrà alla kermesse del grande centro organizzata da Italia futura, sabato 17 novembre?

Sarò a Milano a un’assemblea delle donne dell’Udc, ma seguirò attentamente i loro lavori.

Prevede una lite sul simbolo? È opportuno, come dice Rocco Buttiglione, conservare lo scudo crociato?

Siamo molto fieri dello scudo crociato, ma se parlo di impresa plurale è necessario essere conseguenti: decideremo con gli altri tutto ciò che è connesso a simbolo, candidature, metodologie.

Quando?

Prima di Natale dovrà essere tutto chiaro. Noi, comunque, saremo in campo e mi auguro non in solitudine. Se la Lista per l’Italia si crea attorno a una nuova idea della politica, sono disponibile a dare il mio contributo senza nessuna pretesa di leadership. Ma come lo faccio io debbono farlo anche gli altri.

Lei ha detto che, se Monti scendesse in campo con una propria lista, non solo la voterebbe, ma convincerebbe gli italiani a votarla.

Ho l’impressione che molti vivano con fastidio l’ipotesi che Monti rimanga in campo. Alcuni ci spiegano che un Monti bis determinerebbe la supremazia tecnocratica sulla politica... Ma nessuno può impedire a noi di fare la campagna elettorale chiedendo una conferma di chi oggi guida l’Italia. E se il premier, come lei dice, scendesse in campo, sarei proprio curioso di vedere quale altra critica si inventerebbero. Voglio essere ancora più chiaro: molti, e io tra loro, ritengono che l’Italia non possa essere costretta a scegliere tra un comico e la riedizione della vecchia Unione. Il fallimento di Berlusconi non può essere un alibi per tornare a un passato che certo non ha portato grandi successi.

Monti, da senatore a vita, potrebbe candidarsi?

Questo non è un impedimento né di carattere politico né di carattere istituzionale. Io sarò l’ultimo a tirarlo per la giacca: non ha bisogno di consigli, tanto più quando possono apparire interessati.

Ama Monti anche quando parla di patrimoniale?

Sarebbe stato meglio fare la patrimoniale che mettere l’Imu, una tassa che ha depresso oltremisura un settore vitale per l’economia come quello immobiliare. Non è stato possibile perché le modalità dell’accertamento e la quantificazione sarebbero state complicate. A questo punto, però, aggiungere all’Imu una patrimoniale sarebbe deleterio.

In questo è d’accordo con Renzi. A proposito, l’ha ridetto: no a Casini…

Dal giorno in cui Massimo D’Alema si è autorottamato, si è perso per strada. Ma cosa vuole, so’ ragazzi…

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