Politica

"Perché Formigoni ha tradito il messaggio del Vangelo"

Filosofo cattolico, in passato molto vicino a Comunione e Liberazione, Giovanni Reale spiega perché affarismo e potere politico hanno inquinato la spinta originaria del movimento fondato da Don Giussani: "Il governatore ha dimenticato la lezione di Cristo"

Giovanni Reale, ex professore ordinario della cattedra di Filofia Antica presso l'università del Sacro Cuore di Milano

Sono semplicemente impressionato. D'altra parte, quando ci si unisce al potere e al denaro la corruzione è inevitabile. Lo dice il Vangelo che il denaro è sterco del diavolo”. Filosofo cattolico, in passato vicino al movimento di Comunione e Liberazione su cui da tempo esprime forti critiche, Giovanni Reale commenta così la bufera che sta travolgendo il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, indagato per corruzione con l'aggravante della transnazionalità nell'ambito dell'inchiesta sui presunti fondi neri costituiti attraverso la Fondazione Maugeri.

Prof. Reale, lei conosce Roberto Formigoni da molto tempo. Che opinione ne ha?
Io ho conosciuto il presidente Formigoni in occasione della sua discussione di laurea. Si presentò con una tesi brillantissima su Marx che dimostrava un ragazzo di grande intelligenza.
Anche ambizioso e affascinato dal potere, dicono. Si possono avere queste caratteristiche e al tempo stesso essere un buon cristiano?
A mio giudizio le due cose non possono, o difficilmente possono, stare vicine. Perché Cristo ha detto: “Il mio regno non è di questo mondo”. Cristo ha portato il suo regno in un mondo che ha una logica in antitesi con la sua. E chi fa il politico, in qualche modo, deve usare anche la logica di questo mondo.
Quindi un partito che dice di ispirarsi a Cristo è destinato a rimanere in antitesi con Cristo stesso?
Ho qualche dubbio che un partito cattolico possa funzionare almeno in senso cattolico.
Perché?
Perché permane il pericolo della confusione tra le due logiche, quella di questo mondo e quella di Dio che intende superarla.
E Cl, che non è un partito, ma un movimento che molti considerano come una lobby affaristica, è in antitesi con Dio?
Come movimento Cl ha fatto delle cose egregie, ma la commissione maturata con il potere mi turba molto e ritengo che nel pensiero del fondatore, Don Giussani, non ci fosse. Per questo a me piacerebbe che Cl tornasse a essere un movimento spirituale e basta.
Fuori la politica e gli affari da Cl?
Questo è il punto: per avversare la logica di questo mondo incarnata dalla politica, non bisogna confondersi con essa ma restare al di sopra di essa. Siamo sicuri che sposando il potere politico non avviene che dimentichiamo le regole dello Stato ideale, di cui parlava lo stesso Platone, per adeguarci allo Stato reale con tutte le sue implicazioni negative che oggi vediamo chiaramente? La vendita dell'anima di cui parla Goethe nel Faust è una verità eterna. Il prezzo che devi pagare, quando ti vendi l'anima, è un prezzo sbagliato.
Sta dicendo che Formigoni si è venduto l'anima al Diavolo?
Ritengo che in certi errori si cada inesorabilmente quando si segue la logica di questo mondo e solo la logica di questo mondo. Ecco per quale motivo dico che un partito cattolico rischia di finire male come è finita male la Democrazia Cristiana.
Ma allora lei, da cattolico, sostiene che il cattolico non debba fare politica?
Certo che la deve fare, ma la deve fare più che con le chiacchiere, con l'esempio. Kierkegaard diceva una cosa che molti dimenticano: “Il cristianesimo non è una dottrina e basta, ma molto di più". Ossia tu sei cristiano se senti Cristo contemporaneo a te. Nel momento in cui non ci sarà più nessuno che crede che Cristo ci sia contemporaneo, allora il cristianesimo sarà finito.
E un buon politico cristiano chi è?
Quello che nella sua vita, nel suo fare, oltre che nel suo dire, cala l'idea del Bene nella realtà. E il Bene non è solo quello materiale, ma un concetto molto più ampio di cui la parte materiale è solo un elemento. E ciò lo dimostra anche la crisi in atto: l'Europa ha creduto di potere dare ai sudditi più di quanto disponeva e adesso i sudditi non ci vogliono più rinunciare.
Come finirà?
Io penso che alla fine i problemi verranno risolti, ma la Storia ci dimostra che quando ci sono delle grandi crisi c'è prima la tragedia e poi la rinascita. Spero che non succeda, ma temo che sarà così. Il vero problema è che quando l'uomo raggiunge il benessere, proprio allora smette di essere felice.
E quando non ha più nemmeno il benessere che succede?
Dovrebbe ricordarsi di una verità straordinaria: “Non di solo pane vive l'uomo”, e riscoprire i valori spirituali.

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