Politica

Il Pd va in cortocircuito sullo Stato palestinese

Il parlamento approva due mozioni (una democratica, l'altra centrista) che sostengono ipotesi profondamente diverse

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Un giovane sventola la bandiera palestinese – Credits: PETER PARKS/AFP/Getty Images

Il governo e il Partito democratico sono riusciti a votare, in parlamento, due mozioni sulla questione del riconoscimento dello Stato palestinese che sostengono punti di vista parzialmente, ma profondamente, divergenti. Nel caso della mozione targata Pd - passata con 300 voti favorevoli, tra cui quelli dei parlamentari di Sel - il testo impegna «il governo a continuare a sostenere in ogni sede l'obiettivo della Costituzione di uno Stato palestinese che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo stato d'Israele» (...) «entro i confini del 1967 e con Gerusalemme quale capitale condivisa».

Nel caso della mozione presentata da Nuovo Centro Destra e Scelta Civica - scritta da Fabrizio Cicchitto e passata con 237 sì -  il riconoscimento futuro della Palestina è subordinato al «raggiungimento di un'intesa politica tra il gruppo islamico Hamas e il suo antagonista laico Al-Fatah che, attraverso il riconoscimento dello Stato d'Israele e l'abbandono della violenza, determini le condizioni per il riconoscimento di uno Stato palestinese».

Piccole differenze terminologiche, direte. No. Perché, in realtà, ci sono grandi differenze politiche. Nel primo caso, quello della mozione piddina docg, c'è un accenno chiarissimo ai confini del 67 di cui parlano anche tutte le risoluzioni Onu che Israele considera ormai obsoleti, come obsoleta è per Tel Aviv la bandiera di «Gerusalemme quale capitale condivisa». Di più, nella mozione del Pd, che pure non contiene un diretto riconoscimento della Palestina ma un semplice impegno del governo a muoversi affinché sia costituita un'entità palestinese, non ci sono subordinate al riconoscimento dello Stato palestinese.

Subordinate che invece ci sono nella mozione, molto più filoisraeliana, dei neocentristi che il Pd, in evidente cortocircuito politico e culturale, ha deciso  di votare: un futuro riconoscimento della Palestina - nella mozione Sc-Ncd - potrà avvenire solo qualora le organizzazioni palestinesi  rinuncino espressamente alla lotta armata e riconoscano il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, la cui distruzione è ancora vista come un obiettivo nella carta fondamentale di Hamas. È quello che, di fatto, chiede Tel Aviv con più o meno buona fede almeno dai tempi degli accordi di Oslo. Israele gongola e ha ben ragione nel sostenere che i due testi, uno dopo l'altro, non contengono affatto un riconoscimento dello Stato palestinese. La minoranza Pd si sente presa in giro. Risultato: grande confusione, improvvisazione, mancanza di una politica estera chiara. Aggiungiamo noi: non solo sulla Palestina, ma anche su tutte le questioni calde - dall'Ucraina alla Libia -  che tengono in apprensione opinioni pubbliche e diplomazie mondiali.

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