Politica

Parma: il flop della democrazia dei curriculum

"Dilettantismo e pressapochismo". È questa la cifra della giunta di Pizzarrotti secondo il capogruppo Pd in comune

Lui «fa incontri e colloqui in attesa delle persone giuste», ma nel frattempo a Parma non solo mancano gli assessori, ma addirittura si dimettono prima di essere nominati.
Dalla conquista di “Stalingrado” come venne definita da Beppe Grillo la vittoria del comune di Parma da parte del Movimento 5 Stelle e l’elezione del trentanovenne Federico Pizzarotti, un mese non è ancora bastato per completare la giunta. Epperò, inesperienza a parte, per cui Pizzarotti ha fatto subito ammenda insieme ai suoi consiglieri, sembra che la democrazia dei curriculum sia destinata a fallire e a mettere sempre più in difficoltà il sogno di repubblica telematica profetizzata dal comico. Prova ne sono le dimissioni di quello che dopo numerose valutazioni («li valuto nei fine settimana») era stato indicato come assessore all’urbanistica, Roberto Bruni. Un assessorato strategico al pari di quello al bilancio che venne d’imperio tolto (ma era solo un’idea) al dissidente Vincenzo Tavolazzi, sotto scomunica del comico genovese.
L’ultimo caso riguarda Bruni, architetto di 53 anni, che nel suo curriculum vanta, (ahilui e i dipendenti che sono stati licenziati) il fallimento della sua azienda, la Thauma sas. Un fallimento che a caldo è stato spiegato con queste parole da Pizzarotti: «Ha spostato dei muri all’interno di alcuni edifici, ma piano con le parole, non si può parlare di abusivismo edilizio». Ma come non accorgersene? Si sarà trattato di una svista del soberrimo Pizzarotti? Chi può dirlo, fatto sta che l’assessore Bruni che doveva essere presentato alla città oggi, ha dovuto dimettersi ieri sera alle 21,45, preventivamente, sotto l’onda delle critiche che stavano già montando. «Di comune accordo – spiega lo stesso sindaco – ha rinunciato all’incarico perché sarebbe mancata la serenità».
Serenità a parte, Bruni ha dovuto rinunciare, non con qualche rammarico da parte sua a dimostrazione e cifra della difficoltà che esiste quando la democrazia diventa un affare da curriculum («I cv? Possono non contenere tutto. L’inciampo ci sta», avrebbe dichiarato ai cronisti il sindaco). Ed è appunto il metodo ad attirare gli strali del capogruppo del Pd al comune, Nicola Dall’Olio: «Nei fatti si può parlare di una vacatio di poteri. E’ un metodo inadeguato quello di selezionare attraverso i curriculum, per inciso selezioni fatte da non meglio precisate commissioni, senza tenere conto che gli assessori devono avere un rapporto fiduciario con il sindaco».
Nel giorno in cui gli assessori da presentare dovevano essere due, si è finiti per averne uno solo (questa sì certa, almeno pare), che sarebbe Laura Ferraris, designata alla Cultura. E neppure il tempo di insediarsi, la Ferraris, ha dovuto far fronte alle critiche che le sono già giunte e che riguardano la conferma di Mauro Meli alla sovraintendenza del Teatro Regio – incarico che adesso, in tempi di caccia all’untore pubblico, Meli sarebbe disposto a ricoprire senza compenso, ma che fino a pochi mesi fa ha occupato percependo una somma pari a 250 mila euro l’anno.
La Ferraris parla solo di "cicaleccio e fase di analisi". Da parte sua, Grillo rassicura il sindaco attraverso i suoi dispacci ("Mi ha detto di non preoccuparmi di quel che dicono o scrivono i giornali"). Sul sito del movimento un piccolo giallo anima il web, la comparsa e simultanea scomparsa, di un post di attacco ai cosiddetti “poteri forti” che in questo paese, da quando ne cominciarono a parlare Rino Formica e Pinuccio Tattarella, contendendosene la primogenitura, sono diventati la scusa perfetta per spiegare ogni inesperienza, ogni errore.
Intanto la città attende sempre più perplessa la formazione di una giunta  che, come spiega sempre Dall’Olio, si è riunita in un mese e mezzo, solo una volta, il 15 giugno. "Si paga l’inesperienza e il mancato radicamento in città. Il problema è che servono risposte rapide: dalle dismissioni di alcune società fino al rinnovo di alcuni contratti di servizio. La supremazia dei curriculum si sta rivelando solo pressapochismo e dilettantismo. Si sono isolati in città. Si è voluto dare un colpo al sistema, ma quando si riparte da zero bisogna avere la capacità di farlo".
E a mancare, oltre all’assessore all’urbanistica su cui torneranno a studiare i curriculum, è pure quello al welfare e politiche sociali, due assessorati di peso (gli assessori sono cinque) che nelle intenzioni di Pizzarotti dovrebbero essere nominati a giorni.
Pizzarotti sin dal suo ingresso in giunta, nel pomeriggio in cui le telecamere di tutta Italia studiavano l’esperimento parmense, aveva parlato di "Mondo piccolo", espressione che rimanda alla saga di Giovannino Guareschi . Sarà davvero il mondo piccolo, dove ogni paese è la piccola tessera di una nazione che Parma si fa mosaico. Come dire, basteranno i curriculum e il movimento a cambiare la politica in crisi? La risposta sta in una busta. In attesa che anche quella sia valutata.

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