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Napolitano: "Le sentenze si rispettano"

E' arrivata alle 19.40 la nota del Quirinale sul caso Berlusconi "Il governo vada avanti, serve stabilità al paese. Nessuna domanda di grazia è stata presentata. Escluso il carcere per Berlusconi" - i retroscena - gli scenari -

Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano (Credits: Giorgio Cosulich/Getty Images)

''La preoccupazione fondamentale, comune alla stragrande maggioranza degli italiani, e' lo sviluppo di un'azione di governo che, con l'attivo e qualificato sostegno del Parlamento, guidi il paese sulla via di un deciso rilancio dell'economia e dell'occupazione. In questo senso hanno operato le Camere fino ai giorni scorsi, definendo importanti provvedimenti; ed essenziale e' procedere con decisione lungo la strada intrapresa, anche sul terreno delle riforme istituzionali e della rapida ( nei suoi aspetti piu' urgenti ) revisione della legge elettorale. Solo cosi' si puo' accrescere la fiducia nell'Italia e nella sua capacita' di progresso.

Fatale sarebbe invece una crisi del governo faticosamente formatosi da poco piu' di 100 giorni; il ricadere del paese nell'instabilita' e nell'incertezza ci impedirebbe di cogliere e consolidare le possibilita' di ripresa economica finalmente delineatesi, peraltro in un contesto nazionale ed europeo tuttora critico e complesso.

Ho percio' apprezzato vivamente la riaffermazione - da parte di tutte le forze di maggioranza - del sostegno al governo Letta e al suo programma, al di la' di polemiche politiche a volte sterili e dannose, e di divergenze specifiche peraltro superabili.

Non mi nascondo, naturalmente, i rischi che possono nascere dalle tensioni politiche insorte a seguito della sentenza definitiva di condanna pronunciata dalla Corte di Cassazione nei confronti di Silvio Berlusconi. Mi riferisco, in particolare, alla tendenza ad agitare, in contrapposizione a quella sentenza, ipotesi arbitrarie e impraticabili di scioglimento delle Camere. Di qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non puo' che prendersi atto. Cio' vale dunque nel caso oggi al centro dell'attenzione pubblica come in ogni altro.

In questo momento e' legittimo che si manifestino riserve e dissensi rispetto alle conclusioni cui e' giunta la Corte di Cassazione nella scia delle valutazioni gia' prevalse nei due precedenti gradi di giudizio; ed e' comprensibile che emergano - soprattutto nell'area del PdL - turbamento e preoccupazione per la condanna a una pena detentiva di personalita' che ha guidato il governo ( fatto peraltro gia' accaduto in un non lontano passato ) e che e' per di piu' rimasto leader incontrastato di una formazione politica di innegabile importanza.

Ma nell'esercizio della liberta' di opinione e del diritto di critica, non deve mai violarsi il limite del riconoscimento del principio della divisione dei poteri e della funzione essenziale di controllo della legalita' che spetta alla magistratura nella sua indipendenza. Ne' e' accettabile che vengano ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche. Intervengo oggi, benche' ancora manchino alcuni adempimenti conseguenti alla decisione della Cassazione, in quanto sono stato, da parecchi giorni, chiamato in causa, come Presidente della Repubblica, e in modo spesso pressante e animoso, per risposte o ''soluzioni'' che dovrei e potrei dare a garanzia di un normale svolgimento, nel prossimo futuro, della dialettica democratica e della competizione politica.

A proposito della sentenza passata in giudicato, va innanzi tutto ribadito che la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative, che possono essere modulate tenendo conto delle esigenze del caso concreto. In quanto ad attese alimentate nei miei confronti, va chiarito che nessuna domanda mi e' stata indirizzata cui dovessi dare risposta. L'articolo 681 del Codice di Procedura Penale, volto a regolare i provvedimenti di clemenza che ai sensi della Costituzione il Presidente della Repubblica puo' concedere, indica le modalita' di presentazione della relativa domanda.

La grazia o la commutazione della pena puo' essere concessa dal Presidente della Repubblica anche in assenza di domanda. Ma nell'esercizio di quel potere, di cui la Corte costituzionale con sentenza del 2006 gli ha confermato l'esclusiva titolarita', il Capo dello Stato non puo' prescindere da specifiche norme di legge, ne' dalla giurisprudenza e dalle consuetudini costituzionali nonche' dalla prassi seguita in precedenza. E negli ultimi anni, nel considerare, accogliere o lasciar cadere sollecitazioni per provvedimenti di grazia, si e' sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda quale prevista dal gia' citato articolo del C.p.p.. Ad ogni domanda in tal senso, tocca al Presidente della Repubblica far corrispondere un esame obbiettivo e rigoroso --- sulla base dell'istruttoria condotta dal Ministro della Giustizia --- per verificare se emergano valutazioni e sussistano condizioni che senza toccare la sostanza e la legittimita' della sentenza passata in giudicato, possono motivare un eventuale atto di clemenza individuale che incida sull'esecuzione della pena principale. Essenziale e' che si possa procedere in un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.

''E mentre tocchera' a Silvio Berlusconi e al suo partito decidere circa l'ulteriore svolgimento - nei modi che risulteranno legittimamente possibili - della funzione di guida finora a lui attribuita, preminente per tutti dovra' essere la considerazione della prospettiva di cui l'Italia ha bisogno'', prosegue la nota del Quirinale. Una prospettiva di serenita' e di coesione, per poter affrontare problemi di fondo dello Stato e della societa', compresi quelli di riforma della giustizia da tempo all'ordine del giorno. Tutte le forze politiche dovrebbero concorrere allo sviluppo di una competizione per l'alternanza nella guida del paese che superi le distorsioni da tempo riconosciute di uno scontro distruttivo, e faciliti quell'ascolto reciproco e quelle possibilita' di convergenza che l'interesse generale del paese richiede. Ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto, ogni realistica presa d'atto di esigenze piu' che mature di distensione e di rinnovamento nei rapporti politici, sara' importante per superare l'attuale difficile momento

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