Politica

Polemiche a Lissone per i soldi agli immigrati

Alberghi e aerei pagati per tornare in patria a due famiglie straniere. L'assessore ai servizi sociali si difende: "E' la legge"

Passeggeri in partenza – Credits: Ansa

C'è un paese in Italia dove in tempi di crisi, tagli dei servizi e aumenti delle tasse e delle tariffe per i cittadini, il Comune può permettersi di pagare alberghi e viaggi a due famiglie straniere. Perché? E a quale titolo?

Intanto è utile chiarire che si sta parlando in tutto di 2.600 euro. Una cifra in sé irrisoria ma che tuttavia regalerebbe una boccata d'ossigeno alle moltissime famiglie oggi alle prese con la rata del mutuo, l'affitto o altre spese. 

Siamo a Lissone, comune di quella che fu la capitale del mobile della ricca Brianza oggi alle prese con la crisi. Imprenditori e lavoratori, un tempo benestanti e che ormai faticano ad arrivare a fine mese, fanno i conti con i debiti ma che, un po' per vergogna, un po' perché probabilmente non avrebbero, nonostante tutto, i requisiti per accedere ad aiuti e servizi, non si sognerebbero mai di chiedere l'assistenza sociale come invece hanno fatto, nei primi sei mesi del 2013, un centinaio di famiglie. Italiane. Quelle straniere sarebbero state infatti, secondo i dati forniti dall'assessorato competente, appena 9.

Ma torniamo ai viaggi pagati agli stranieri e alla vicenda che ha scatenato una battaglia politica in seno al Comune e polemiche a non finire. Intanto diciamo che si tratta di due nuclei familiari, regolarmente residenti a Lissone, di cui a beneficiare del contributo economico sono stati solo mamme e figli.

La prima famiglia (madre e due minori) ha ricevuto 1.500 euro in tutto per un biglietto di sola andata per il Pachistan. E' accaduto alcuni mesi fa a seguito di uno sfratto. La famiglia (compreso il padre che però si è pagato il viaggio a sue spese) è già partita e non è mai stata accolta in strutture pubbliche. Il Comune ha stretto una sorta di patto d'onore con loro perché non si ripresentino più in Italia. L'assessore alle politiche sociali Anna Maria Mariani ha parlato con Panorama.it di “rimpatrio”. Un termine senza dubbio improprio visto che a poter disporre un simile provvedimento possono essere il ministro dell’Interno, il Prefetto, il Questore, l’autorità giudiziaria, il Tribunale dei Minori e non certo l'amministrazione comunale.

Ma che succederà se invece, a un certo punto, questi signori dovessero ripresentarsi nel nostro Paese e pretendere assistenza?

Intanto dovrà essere valutata la richiesta – spiega l'assessore – e poi eventualmente avviata la pratica”.

La seconda famiglia, madre e due minori originari del Marocco, hanno ricevuto invece un biglietto di andata e ritorno per una spesa di 1.100 euro. Anche loro sono stati sfrattati qualche tempo fa e dal 10 aprile fino alla partenza avvenuta all'inizio di giugno, sono stati ospitati in albergo. Mentre i figli vanno regolarmente a scuola, la donna risulta ancora poco integrata mentre il padre, disabile, è disoccupato.

Quando faranno rientro in Italia, il prossimo 2 settembre, anche il loro caso verrà nuovamente preso in esame. Nel frattempo però l'assessore Mariani rivendica “la scelta coraggiosa di un'amministrazione che decide di rispettare la legge sulla tutela dei minori cercando di risparmiare più denaro possibile”.

A fronte di 7.650 mila euro (85 euro al giorno) necessari per mantenere madre e figli in albergo (ultima ratio quando in tutte le altre strutture non ci sono più posti a disposizione) e garantire loro un pasto al giorno nei prossimi 3 mesi, nello stesso periodo ne verranno spesi infatti “solo” 1.100, per un risparmio di circa 6.500 euro che secondo la Mariani potranno essere utilizzati per aiutare altre persone in difficoltà.

La verità – obietta la consigliera leghista Daniela Ronchiè che a molti lissonesi non verrebbe mai in mente di rivolgersi ai servizi sociali per farsi dare un sostegno economico. Va bene aiutare, ma poi quando queste persone torneranno a Lissone il prossimo 2 settembre, ricominceremo a mantenerli? Se hanno parenti nel loro paese che possono aiutarli perché non restano là? E poi con quale discrezionalità si decide chi sostenere e chi no?”.

Secondo i dati forniti a Panorama.it dallo stesso assessorato, nei primi sei mesi del 2013, il Comune in realtà a fornito assistenza soprattutto a famiglie italiane. Nove di loro (e nessuna straniera) hanno trovato ricovero per la notte al Centro Botticelli; in residence ci sono finite una famiglia italiana e una straniera; nella Casa Caritas che ospita, in base a una convenzione tra Comune e Parrocchia, mamme e bambini per un periodo tra 3 e 6 mesi, mentre i padri restano fuori (da amici o nei dormitori), sono stati accolti quattro nuclei stranieri ma in passato anche tre italiani; la procedura per assistere le famiglie in difficoltà nella riapertura di un contratto d'affitto meno oneroso del precedente o in seguito a sfratto ha riguardato sette famiglie italiane e due straniere mentre dall'ottobre del 2010 ad oggi l'assegnazione hanno ottenuto l'assegnazione di una casa popolare otto famiglie italiane e una sola straniera.

Non scegliamo a piacere chi aiutare, lo facciamo in base a dei criteri precisi e diamo solo a chi ha diritto – assicura l'assessore Mariani - il criterio è sempre la presenza di minori e quando si tratta solo di adulti diciamo loro: signori arrangiatevi. Se Lega e Pdl pretendono che non si aiutino i bambini stranieri lo dicano apertamente. Nel frattempo posso garantire che non esiste alcuna discriminazione nei confronti degli italiani”.

In effetti, al di là della polemica politica, sono numerose le disposizione di legge, nazionali e internazionali, che obbligano gli enti locali a garantire servizi di sussistenza ai minori, italiani e stranieri. In particolare gli articoli 117 e 118 della Costituzione e vari articoli della legge n. 328/2000 nei quali si chiede ai Comuni di provvedere "alla promozione della conoscenza e all'applicazione dei principi di sussidiarietà nella realizzazione e gestione dei servizi sociali" e in particolare a erogare "titoli sociali per la fruizione di servizi, interventi e prestazioni, determinandone altresì i requisiti per l'accesso, nonché misure di sostegno economico per favorire la permanenza del minore nella famiglia e a definire e promuovere interventi e servizi sociali rivolti ai minori anche attraverso appositi rapporti convenzionali o altre forme idonee".

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