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Marino non si dimette: cosa può succedere ora

"Ripensarci? Non vi deluderò" così il sindaco dimissionario aveva detto ai suoi sostenitori in piazza del Campidoglio. E oggi non ha ancora deciso

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Ignazio Marino saluta i suoi sostenitori in Campidoglio a Roma 25 ottobre 2015. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Il sindaco di Roma non ha ancora sciolto la riserva sull'eventuale ritiro delle sue dimissioni. Ma che cosa accadrebbe se dovesse decidere di restare al suo posto? Ripubblichiamo questo post scritto dopo la manifestazione in suo favore, che ipotizza gli scenari possibili.

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Quindi Ignazio Marino ci ripensa davvero. Lo ha detto nel giorno dell'orgoglio marziano in una piazza del Campidoglio che doveva tracimare fino a bloccare il traffico di piazza Venezia (come ci si augurava alla vigilia sulla pagina Fb del gruppo dei promotori “Io sto con il sindaco Ignazio Marino”) e che invece ha accolto una folla di circa 2.500 persone tra cui moltissimi sedicenti “futuri ex elettori Pd”, arrabbiatissimi con “il ducetto” Matteo Renzi e “l'ennesimo pagliaccetto” Matteo Orfini. 

Ma erano pochissimi i militanti Pd a parte il deputato Marco Miccoli (“con Orfini è un po' che non ci parlo, ci capiamo molto sulle vicende nazionali ma molto poco su quelle romane. Da 1 a 10 ha sbagliato 9 e mezzo. Il mezzo è quando ha detto che Marino e Zingaretti sono stati un baluardo contro la mafia”) e qualche segretario di circolo.

 

Una piazza, quella di oggi, rappresentativa del consenso cresciuto intorno al sindaco dimissionario grazie soprattutto alla sua strenua resistenza nei confronti di un partito percepito da molti come un padre padrone che vuole cacciare il figlio ribelle dalla casa dove legittimamente risiede, ma che di fatto non corrisponde al sentimento più diffuso tra i romani in questo momento.

Ovvero la sostanziale indifferenza per il destino di un uomo che in 30 mesi è stato più occupato da se stesso che dai loro problemi, dal momento che l'autocelebrazione di sé quale campione d'onestà contro il malaffare e i poteri forti non sembra essere riuscita a far breccia più di tanto nei loro cuori quanto lo hanno fatto, nella loro quotidianità, le metro che si bloccano ad ogni ora.


 

Marino non ha detto ufficialemente che ritirerà le sue dimissioni come forse il suo popolo si aspettava (anche se alla fine tutti erano entusiasti lo stesso) ma che “questa piazza mi dà il coraggio e la determinazione per andare avanti. Mi chiedete di ripensarci, io ci penso e non vi deluderò”.

Tempo ne ha fino al 1 novembre ed è ormai scontato che entro quella data arrivi la formalizzazione del passo indietro rispetto a quello compiuto il 12 ottobre quando aveva annunciato l'intenzione di dimettersi.

A questo punto tocca al Pd provare a venire fuori dall'angolo in cui il sindaco ha costretto il suo stesso partito tenendolo sulla graticola fino all'ultimo momento con lo scopo di farne espolodere tutte le contraddizioni e godersi lo spettacolo di Golia che soccombe a Davide.


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L'incontro previsto per questo pomeriggio tra il commissario Matteo Orfini e il consiglieri comunali è stato fatto slittare alle prossime ore. Il messaggio più politico che il chirurgo ha voluto far recapitare alle loro orecchie è che, per quanto lo riguarda, dal passaggio in aula non si prescinde. “Dobbiamo chiedere a tutti gli eletti del Pd, di Sel e della Lista Civica – ha detto – un confronto diretto”.

Per cui o la prossima settimana arriverà quel riconoscimento politico dei meriti e dei risultati ottenuti dall'amministrazione in questi due anni e mezzo oppure lo show down avrà luogo in aula e non è affatto escluso che, nel frattempo, il sindaco non riesca a spaccare il gruppo allettando i consiglieri più malpancisti con la promessa di una promozione in giunta.


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Le tre strade percorribili

Finora tutti negano qualunque contatto, ma da lunedi la situazione potrebbe cambiare. Una delle strade ipotizzate fino a questo momento, quella di votare una mozione di sfiducia al sindaco insieme alle opposizioni (in particolare al centrodestra di Gianni Alemanno), risulta impraticabile perché politicamente insostenibile. Restano quella delle dimissioni di massa, di fatto un omicidio-suicidio con cui il Pd dichiarerebbe il fallimento non solo del sindaco ma anche di un'intera classe politica eletta a giugno del 2013, e la “terza via” dell'appoggio esterno.

Chiaro che si tratta di un'ipotesi estrema. Anche perché la volontà di Matteo Renzi è quella di liberarsi definitivamente del marziano per dare spazio ai commissari e far partire il Giubileo cercando di trasformare l'evento da un disastro annunciato del governo Marino in un successo inaspettato di quello del premier e segretario dem.

Eppure la tentazione di lasciare che il sindaco vada a scontrarsi da solo contro tutti i propri limiti senza poter più contare sull'appoggio incondizionato del partito di maggioranza, privato dell'alibi degli scontrini per dire che è su questo che il Pd l'ha fatto cadere, c'è.

Senza contare che concedendogli ancora qualche mese, la finestra elettorale sarebbe scavallata e così il rischio di dover riconsegnare anzitempo la città al centrodestra o, più probabilmente, di vederla diventare grillina.

La fatica dei democratici

Anche perché, oggi come oggi, con in mano solo la minaccia delle dimissioni di massa, i dem faticano a far passare il messaggio (e la prova di tale difficoltà sono gli attacchi ricevuti da Matteo Orfini sulla sua pagina Fb proprio a questo proposito) che il livello di disconnessione tra il sindaco e la città è talmente elevato che “invece di sfruttare i venti giorni di tempo a disposizione, prima di decadere definitivamente, per sbloccare i fondi necessari a garantire i servizi sociali essenziali per migliaia di cittadini in difficoltà – ragiona un consigliere – il sindaco si è preoccupato piuttosto di nominare Azzurra Caltagirone nel cda dell'Auditorium”.

Motivo per cui una strategia alternativa deve essere escogitata e anche in fretta. Altrimenti a mani alzate da Palazzo Senatorio piuttosto che Marino rischia di uscirci il Pd.

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