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M5S: perché il caso Genova non è solo una grana locale

Il M5S sconta le divisioni locali e le proprie contraddizioni interne. A rischio il risultato delle amministrative

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Marika Cassimatis, ex vincitrice delle Comunarie del M5s esautorata da Beppe Grillo, esce dal Palazzo di Giustizia dove si e' tenuta l'udienza sul ricorso per la riammissione della sua lista, Genova, 7 aprile 2017. – Credits: ANSA/ LUCA ZENNARO

Dopo la fuga davanti alle domande dei giornalisti sul caso Genova-Cassimatis il M5S, per bocca di Roberto Fico, derubrica la vicenda a “caso isolato e locale, non nazionale”. Al netto di ogni valutazione sulla decisione del Tribunale di Genova che ha accolto il ricorso presentato dalla vincitrice “rinnegata” delle comunarie grilline Marika Cassimatis, il caso non è per niente isolato e per nulla solo locale.

Caso politico
Che un tribunale interferisca nelle scelte interne di un partito, che stabilisca con una sentenza chi deve essere candidato, desta non poche perplessità. Tuttavia, al di là dei risvolti legali della crisi che si sta consumando a Genova, terra natale del fondatore e capo indiscusso dei 5Stelle Beppe Grillo, il problema è politico e investe la natura stessa del Movimento che da organizzazione orizzontale si sta trasformando ineluttabilmente in una struttura verticistica, dove le decisioni dall'alto hanno preso il posto della democrazia diretta esercitata attraverso la rete, dove all'uno vale uno si è sostituito un potere diarchico che si autolegittima in quanto “garante”.

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La negazione dei principi fondativi
Il tema non è tanto se tutto ciò stia bene a un giudice, l'interrogativo che ci si deve porre, a maggior ragione nei giorni del primo anniversario della scomparsa di Gianroberto Casaleggio, è se ciò sia coerente con l'aspirazione originaria del Movimento 5 Stelle e con i principi fondanti cui in questi anni hanno aderito milioni di cittadini. Alla base, agli iscritti al blog, ai fondatori dei primi meet up sta bene che, dopo aver scelto in rete il proprio candidato a una carica elettiva, Beppe Grillo decida che no, che “non s'ha da fare”? Che bisogna fidarsi di lui che del Movimento 5 Stelle ne è il garante e pertanto l'unico titolato a stabilire cosa è bene e cosa è male per il Movimento stesso?

Nessun candidato
La portata nazionale del caso Genova c'è tutta e da una parte sta nello sconfinare delle prerogative di un tribunale fino alla sospensione del ripescaggio della lista collegata al secondo classificato, Luca Pirondini e quindi della sua candidatura con il simbolo dei 5 Stelle e dall'altra nello sconfinare di quelle prerogatiev di Grillo fino alla sconfessione della volontà degli iscritti manifestata in rete con il voto a Cassimatis. Senza contare il fatto che oggi i grillini rischiano di non avere nessuno da candidare nel capoluogo ligure. Non Pirondini, “sospeso” dai giudici, non Cassimatis sgradita ai vertici del Movimento.

Risultato a rischio
L'avvocato della professoressa, Lorenzo Borrè, è di un altro avviso. Secondo lui se il Movimento non la candidasse, “boicotterebbe una decisione del giudice”. Una linea che non convince. Grillo infatti non ha detto che Cassimatis non può candidarsi a sindaco di Genova, ma solo che non può farlo con il simbolo del Movimento. Come potrebbe un Tribunale imporglielo dal momento che Cassimatis è stata nel frattempo espulsa dal Movimento stesso? Comunque andrà a finire, anche se Pirondini proseguisse la sua corsa uno scontro intestino di tale intensità e gravità rischia di pregiudicare seriamente il risultato nelle urne.

Anche perché nel frattempo crescono i consensi, soprattutto a sinistra, intorno alla candidatura del fuoriuscito Paolo Putti che, insieme ad altri consiglieri comunali ex grillini, ha dato vita a una lista di ispirazione pizzarottiana e sul quale, alla fine, potrebbero convergere la stessa Cassimatis e i suoi sostenitori. Infine, che questo episodio resti circoscritto alla sola città di Genova non è detto.

Altri casi
Anche se per motivi diversi, a Padova potrebbe scattare un riscorso per mancato rispetto del regolamento interno. Leonardo Forner, che ha perso contro Simone Borile, non contesta il risultato, peraltro netto a favore del vincitore. Piuttosto il fatto che la comunicazione sull'inizio delle votazioni (che secondo il regolamento dovrebbe precedere il via di almeno 24 ore e che Grillo ha usato come espediente proprio per invalidare il risultato di Genova) sia arrivata a molti iscritti due ore dopo l'apertura del seggio virtuale, ad altri – almeno a quanto denunciato dallo stesso Forner in una lettera a Grillo - mai.

Dati per vincenti solo a Palermo
Malumori, accuse, denunce, focolai di protesta avvelenano il clima anche in molte altre realtà locali. A L'Aquila, per esempio, su tre meetup divisi e in guerra tra loro, sono state presentate due liste contrapposte e finora dalla Casaleggio non ne hanno certificata ancora nessuna delle due. In altri comuni, medi e piccoli sparsi in Italia, è stato annunciato che non ci saranno liste M5S. Alcuni sondaggi paventano addirittura che, a parte Palermo, l'11 giugno i grillini rischiano di non arrivare al ballottaggio in nessuna città dove invece si sono presentati. Ecco perché il caso Genova è molto di più di una grana locale.

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