Matteo Renzi
Politica

Legge elettorale modello tedesco: ecco il piano di Renzi

L'accordo raggiunto tra democratici, Forza Italia e 5 Stelle trova l'approvazione della direzione Pd. Ecco cosa succede ora

L'accordo tra le principali forze politiche sulla nuova legge elettorale è stato raggiunto. E la direzione Pd convocata lo conferma e approva. Renzi non si dice così soddisfatto di un sistema proporzionale alla tedesca ma se ne fa una ragione, in nome della massima convergenza. Auspicando che entro la prima settimana di luglio arrivi il voto finale del Senato.  

Ecco quanto è emerso dal Pd riunito, la tabella di marcia per la legge elettorale e le reazioni politiche.  

Cosa ha detto Renzi 
Il Partito democratico ha dato l'ok a Renzi. La direzione nazionale, riunitasi nel pomeriggio del 30 maggio, ha approvato la strada intrapresa per la legge elettorale (un modello di ispirazione tedesca) con 33 astenuti, gli orlandiani.  

"Non è la nostra legge elettorale", ha spiegato Renzi rammaricato, ma deve prendere atto del fatto che è questa la legge elettorale che trova più consensi: quello di FI, M5S e sinistra radicale. Con l'ovvia benedizione - obtorto collo - del Pd. Il segretario Pd rigetta l'accusa di "inciucio con Berlusconi", e parla invece di "pacificazione istituzionale", con l'80% dei partiti favorevole a questo modello.  

Come sarà la legge elettorale? Sistema proporzionale, con 5% di soglia di sbarramento e nomi sulle schede, i due pilastri inamovibili.  
Elezioni anticipate? Non è detto, però forse sì. Renzi non vuole parlare di elezioni anticipate, la priorità è la legge elettorale, che deve arrivare in dirittura d'arrivo, con voto al Senato, entro la prima settimana di luglio
Ospite del programma di Rai 1 Porta a Porta, la sera del 31 maggio, ha ribadito che si può votare a settembre o ottobre, ma anche in primavera


Cosa succede ora

Il 31 maggio in commissione Affari costituzionali a Montecitorio viene presentato il maxiemendamento al testo base della legge elettorale, realizzato dal relatore Fiano del Pd.

L'1 giugno iniziano le votazioni in Commissione. Il 5 giugno il nuovo testo base sarà consegnato in Aula alla Camera. 

Il testo approvato dalla Camera passerà al Senato, con l'obiettivo pronunciato da Renzi: che ne esca definitivo entro la prima settimana di luglio. 

Chi ha "paura" del modello tedesco
La soglia di sbarramento del 5% è indigesta a diversi partiti. Non a Forza Italia, come si era vociferato a torto: Berlusconi la vorrebbe anzi all'8%! Renzi, dal canto suo, vede come una cosa positiva che i partiti piccoli rimangano fuori. 

Il 5% crea dubbi esistenziali senz'altro ai centristi, che dovranno probabilmente aggregarsi per superarla.  
Alternativa Popolare guidata da Angelino Alfano, attuale alleata del Pd, potrebbe sfilarsi dall'appoggio alla manovra correttiva come ritorsione se dovesse essere mantenuta questa soglia di sbarramento, che potrebbe escluderla dal Parlamento.
E proprio Alfano pungola Renzi, dopo la sua presenza a Porta a Porta: farà cadere anche il governo Gentiloni oppure no? Questa la domanda cruciale. 

Anche la sinistra a sinistra del Pd trema. Mdp, la fronda fuoriuscita dal Pd con Bersani e D'Alema, ostenta però una certa sicurezza di superare il 5%. 

Sul fronte opposto Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia prevede che la nuova legge elettorale formerà "un governo di inciucio" e, alzando la soglia di sbarramento, farà sì che i partiti principali si freghino i voti di quelli più piccoli. Modello tedesco, sì, ma "quello della Ddr". 

Ma anche alcuni interni al Pd temono il modello tedesco, come già accennato. Hanno paura soprattuto di quello a cui può portare. Pur applaudendo all'ampio consenso raggiunto da Renzi, il ministro Andrea Orlando e fedeli paventano un ritorno alla stagione delle verifiche e dei rimpasti.

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