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Politica

La nuova destra? È morta di "fame"

Marco Tarchi, politologo ed ex ideologo missino, spiega perché gli eredi di Almirante hanno dissipato la loro occasione storica

Roma, Giorgio Almirante ai funerali fratelli Mattei - ANSA

Sognavano di far ritorno a Itaca, ma della loro destra e dell’Italia rimarrà un pallio quirite, le mani sporche di colla e ostriche di Franco Fiorito.

«E’ stata la fame, la fame a lungo repressa». Si era inventato la nuova destra per superare la destra, fu estromesso da Giorgio Almirante come leader della giovanile dell’Msi (era stato il più votato) per fare spazio a Gianfranco Fini. Quanto lo hanno amato i missini…

La sua cattedra oggi è un confino a Firenze, il dolce esilio di una sentinella, da cui Marco Tarchi, professore di scienze politiche ed esperto di populismo, corregge la sua storia di intellettuale “fu” missino, ideologo di quella felice intuizione. «Ma non ho affatto il cuore a destra, proprio no. La mia vita nell’Msi è cominciata poco prima dei sedici anni e si è conclusa tre mesi dopo averne compiuti ventotto. Ora ne ho quasi sessanta…».

Scrisse i canti degli esuli di destra, erano urla dalle fogne di coloro che si credevano i “vinti? «La disinformazione mi attribuisce un’etichetta che respingo, non sono di destra, né sono di sinistra o di centro sono una persona che ragiona sui problemi.

La nuova destra è stata così definita dai media, e però dietro la sigla c’era un desiderio di scavalcare il discrimine sinistra/destra, gettare i ponti di un dialogo fra intelligenze inquiete delle provenienze più varie, opporsi all’omologazione ideologica che da destra a sinistra puntava al pensiero unico. Dirsi di destra non aveva più senso». Se fu “fascista”, Tarchi, appartiene alla categoria di Ennio Flaiano: fu fascista perché era antifascista.

E’ un esule in patria?
La fine del mio impegno risale ormai a trentuno anni fa. Da allora in poi, mi sono battuto sul terreno delle idee, che con la politica hanno sempre meno a che fare. Mi sento in conflitto con lo spirito del tempo, ma vivo nella mia epoca. E non mi manca certo la politica attuale.

E’ risalito dalle fogne della destra uno come Fiorito. Dall’esclusione alla crapula e la cresta. E’ l’orgia degli ex missini…
All’indomani dello sdoganamento causato da Tangentopoli e da Berlusconi, avevo scritto che l’improvvisa ascesa dal ghetto ai palazzi del potere avrebbe causato, in molti dirigenti missini, un vero e proprio choc. Trovandosi invitati a un banchetto da cui erano stati esclusi per decenni, c’era da aspettarsi che avrebbero sfogato la fame.

Si faceva dell’alterità della destra il complemento alla sinistra…
E’ stata fame, si spiega così la sindrome da sottogoverno degli ex An: collocazione di amici, parenti e clienti in ogni nicchia raggiungibile, in una logica settaria da clan. Bastava essere “uno dei nostri”. Il peggiore dei quali, aveva predicato Amirante, “è migliore del migliore dei loro”. La frase è stata interpretata unilateralmente.

Eccetto in Europa. Nel resto è la nuova rivincita delle destre?
Non mi pare. Si vedano le recenti sconfitte elettorali in Francia, in Danimarca, le difficoltà di Cameron in Gran Bretagna. Destre e sinistre sono ridotte a pallidi residui delle loro tradizioni. Soffrono della crisi di credibilità che le rende vulnerabili alla sfida della protesta populista. In Italia l’effetto è più sbilanciato perché l’interdetto post 1945 secondo cui era lecito collocarsi solo a sinistra e al centro, ha costretto la destra in posizioni marginali.

Sono arrivati i Fiorito?
Questa marginalità ha instillato rancori e complessi. Dopo l’improvvisa ascesa del ’94 si sono sfogati in forme triviali di rivincita.

Destra e sinistra erano categorie superate già allora. Oggi è rottamatori contro riformisti?
Le scorie delle vecchie appartenenze sono difficili da smaltire. Ma vedo crescere in molti lo scetticismo verso certe vecchie linee di conflitto che puzzano di stantio. C’è attesa, ricerca, forse smarrimento.

Vecchi e giovani. Alfano e Berlusconi, Bersani e Renzi. La politica è sempre una lotta per la successione. E’ Giulio Cesare?
Il giovanilismo mi è sempre sembrato poca cosa, ma ogni generazione sogna un ruolo da protagonista. Dietro le indignazioni e le rivolte ci vorrebbero però proposte, ipotesi di soluzioni dei problemi che si denunciano. Ma vedo scarse tracce. Perfino l’utopia si è ridotta in  briciole.

Renzi?
Sa toccare corde diverse per conquistare consenso. Usa intercambiabilmente lo stile populista e quello istituzionale. Nel marketing ci sa fare senz’altro. Sul resto sospendo il giudizio.

Professore, era compagno di La Russa e Gasparri…
Erano come il loro leader Fini miei avversari interni nel partito. Non ne ho mai condiviso né le opinioni né gli intendimenti. Fino a quando Tangentopoli non li ha sdoganati, rifiutavano ogni riflessione autocritica.

Alemanno si era avvicinato alla nuova destra…
Sembrava ansioso d’imparare, ma pochi anni dopo, quando è salito ai vertici del Fronte nazionale della Gioventù, ho capito che della nuova destra gli interessava solo l’immagine, la sostanza gli era estranea.

Gli ex missini si separeranno dal Pdl?
Non dipende da loro. Sono costretti, come sempre, a giocare di rimessa. Culturalmente si sono dimostrati del tutto infecondi. Quando sono stati al governo, hanno occupato poltrone tralasciando qualsiasi compito di formazione. Nell’editoria, nella cultura accademica, nei dibattiti intellettuali, nell’ambito della cultura di massa – cinema, teatro, letteratura – sono stati afasici. Un vuoto pneumatico. Dubito sappiano uscirne.

Potrebbero ricreare un nuovo partito?
Si ricompatterebbero senza un progetto che renda plausibile la loro presenza. Si limiterebbero a sopravvivere a se stessi.

Cosa ne pensa della scelta di Fini di puntare ancora su Monti?
Celebrato come un politico accorto, si è lasciato trasportare, dal 2008 in poi, da un’evidente insufficienza caratteriale, di cui aveva già dato prova in più occasioni. Tutte fallimentari. Non sopportava di fare il numero due o tre di nessuno. Voleva farsi incoronare leader del centrodestra non dai suoi elettori, ma dalla nomenclatura politica e intellettuale della sinistra. Ci ha provato per due anni dallo scranno di presidente della Camera, con i continui attacchi a Berlusconi. Fallita la spallata, si è aperto la strada per il cimitero degli elefanti.

E’ l’ultima scelta per sopravvivere?
L’ultima non so. Ma è una mossa per sopravvivere. Qualche strapuntino glielo concederanno, ma ai sogni di grandezza dovrà rinunciare.

Rimarrà ancora il governo dei professori, il governo degli ottimati?
Sono fra coloro che ritengono l’esperienza del governo Monti – e ancor più l’ipotesi del suo protrarsi, in condizioni simili alle attuali – una violazione dello spirito della democrazia. Che potrebbe inaugurare un percorso pericoloso. Se ci si convince che i tecnici siano più utili dei politici, a prescindere dal voto popolare, si possono imboccare, a lungo andare, scorciatoie poco rassicuranti.

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