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Politica

La Nichi Vendola commission si finanzia il film coi soldi pubblici

La commissione regionale ha coprodotto «La nave dolce». Ma i suoi autori sono presidente, vice e direttore della stessa commissione. E i giudici aprono un fascicolo.

«La storia è squallida, contraria a qualsiasi principio di decenza civico-istituzionale». Partita dal sito Goleminformazione.it, la polemica è stata ripresa sul Ponte da Onofrio Romano, sociologo assai noto in Puglia e autore del saggio Le fabbriche di Nichi (dove Nichi è ovviamente il presidente Vendola). Qualche sospetto ce l’ha invece la Procura di Bari, che ha aperto un fascicolo (senza indagati, almeno fino al giorno in cui questo numero è andato in stampa) sul pasticciaccio brutto dell’Apulia film commission, la commissione pubblica di nomina regionale (quindi di nomina vendoliana) che finanzia film e documentari privati. L’Apulia ha coprodotto (con 70 mila dei 281 mila euro finali) La nave dolce, opera di Daniele Vicari presentata in questi giorni al Festival del cinema di Venezia.

Dov’è il problema? I vertici della commissione hanno anche firmato il docufilm. Insomma, secondo gli accusatori, approfittando della loro posizione, si sarebbero auto-finanziati il film con i soldi pubblici. Gli ideatori della Nave dolce sono infatti Silvio Maselli e Luigi De Luca, direttore e vicepresidente dell’Apulia, mentre la sceneggiatura è di Antonella Gaeta, che della film commission regionale è presidente. Gaeta ha percepito un compenso per il lavoro e respinge ogni addebito: «Quando Vicari mi ha scelto, non avevo incarichi pubblici».

Maselli, a cui Vendola ha chiesto delucidazioni, replica così: «Ho esercitato le mie prerogative. Non prenderò compensi, che andranno invece alla fondazione». Ma la polemica è ormai partita, nei salotti di Bari (e non solo) non si parla d’altro. E mentre Massimo Cassano del Pdl chiede a Vendola di riferire in consiglio regionale sulla vicenda, Fortunata Dell’Orzo, una delle protagoniste della Nave dolce, ha postato i link della contesa web sulle bacheche Facebook di due pm della Procura di Bari. Maselli non teme conseguenze giudiziarie: «Abbiamo operato nella piena legalità. E nei titoli di coda del film non ci saranno più i nostri nomi di ideatori». Questione (almeno) di stile.

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