Politica

Grillo, un sì (condizionato) a Renzi sull'Italicum

Il presidente del consiglio però adesso punta soprattutto a chiudere con la riforma del Senato, arginando l'opposizione interna al Pd. L'incitamento di Napolitano

Un momento della conferenza stampa dei M5S. Roma 7 luglio 2014 – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Giornata di tensione ieri, tra Beppe Grillo e  Matteo Renzi dopo l'annullamento dell'incontro sull'Italicum. Poi, verso sera, il colpo di scena con il sì, assai condizionato, del Movimento  5 Stelle M5s al decalogo sulla riforma del sistema elettorale posto dal Pd una settimana fa.

Intanto il presidente della Repubblica Napolitano auspica una riforma che superi il bicameralismo paritario. E oggi al Senato la commissione Affari costituzionali voterà gli emendamenti sui punti più delicati delle riforme.
 
E Matteo Renzi sta preparando il rush finale sulla riforma del bicameralismo.

L'obiettivo, cui il governo punta con tutte le sue forze, è incassare il via libera della commissione entro la settimana e portare il ddl in Aula entro martedì prossimo, alla vigilia del Consiglio europeo.

Ed è il tentativo in corso di rallentare, che a Palazzo Chigi fa più paura.
Perché sui numeri Renzi si sente solido: la fronda non cresce. Ma si registra il moltiplicarsi ogni giorno dei tentativi di rinviare, di prender tempo con il rischio di impantanare tutto.

Sui contenuti della riforma non sposta di un millimetro la linea tracciata, il premier: no al Senato elettivo. E non ha reputato per ora necessario tornare a Palazzo Madama per partecipare all'assemblea dei senatori Pd convocata in serata.

Da un lato perché i vertici del gruppo lo tranquillizzano sui numeri della fronda interna: non abbastanza nutrita da impensierire il governo e comunque destinata ad assottigliarsi al momento del voto in Aula.

Dall'altro lato perché il 'redde rationem' all'interno del gruppo è rinviato a quando, probabilmente non prima della prossima settimana, la riforma costituzionale arriverà in Aula.

È a quell'assemblea, dove si voterà a maggioranza per decidere definitivamente la linea, che potrebbe partecipare Renzi, se le circostanze lo renderanno necessario.

L'assenza del premier a questa assemblea convocata alla vigilia delle ultime votazioni in commissione, viene letta da Palazzo Madama anche come una volontà, da parte del premier, di non alzare i toni con l'intera pattuglia dei senatori Pd, anche considerato che la maggioranza di loro sta con lui.

Ma la riunione, alla quale sono assenti i tre dissidenti Vannino Chiti, Felice Casson e Francesco Giacobbe, fa emergere il nuovo fronte interno che Renzi si trova a fronteggiare: quello guidato da Pier Luigi Bersani e da Area riformista per le modifiche all'Italicum, a partire dalle liste bloccate.

Il 'facilitatore' Francesco Russo presenta in assemblea un documento per chiedere la modifica della legge elettorale.
E il tema viene sollevato, tra gli altri, anche dal bersaniano Miguel Gotor. "Se ci fosse un'apertura sulle modifiche all'Italicum credo che anche il fronte del dissenso sul Senato elettivo si assottiglierebbe", ragiona il deputato Alfredo D'Attorre.

Chi chiede modifiche all'Italicum non si iscrive al 'partito' dei dissidenti e assicura lealtà sulla riforma del Senato e volontà di non allungare i tempi. Ma la preoccupazione e' che aprire il dossier subito porti proprio a questo. Se infatti sui numeri dell'Aula palazzo Chigi si sente solido, non nasconde i timori legati alla resistenza passiva delle burocrazie e al tentativo di rimandare le riforme.

Sui tempi delle riforme Renzi in serata incassa anche le parole del capo dello Stato. Mentre in giornata vince il braccio di ferro con il M5S e ottiene risposta alle dieci domande poste dal Pd sulla legge elettorale. I 5 Stelle scendono definitivamente dal tetto, entrando nel merito voce per voce, osservano al Nazareno.

Una vittoria per il Pd, che incassa quella che viene letta come "una disponibilità reale" anche sul ballottaggio: alcuni punti sono molto vicini all'Italicum, si nota.

La discussione nel merito della legge elettorale, con i 5 Stelle così come con il Pd, viene però rinviata a un secondo momento. Prima approviamo la riforma del Senato, è la linea dettata da Renzi.

Intanto, in un post pubblicato sul blog, Beppe Grillo risponde con un sì vincolato a una serie di condizioni assai rigide ai dieci quesiti di Renzi nella lettera ai 5 stelle di una settimana fa.

E sono risposte accompagnate da osservazioni lunghe e piccate: "ci auguriamo che non troviate altri pretesti. L'unica cosa a cui teniamo e' che si faccia una buona legge elettorale per i cittadini. In questo senso, chiediamo serietà e reale disponibilita' a un confronto".

I primi due quesiti posti da Renzi nella lettera inviata ai 5 Stelle una settimana fa recitavano: "Vi chiediamo: siete disponibili a prevedere un ballottaggio, cosi' da avere sempre la certezza di un vincitore? Siete disponibili a assicurare un premio di maggioranza per chi vince, al primo o al secondo turno, non superiore al 15%, per assicurare a chi ha vinto di avere un minimo margine di governabilita'?".

--LEGGI ANCHE: I dissidenti Pd contro Renzi (e Berlusconi)  -

Quesiti sui quali, dal Movimento, arrivano due risposte-chiave.
* "Un primo turno proporzionale privo di soglie di sbarramento", "in caso di superamento della soglia del 50% + 1 dei seggi al primo turno, un premio di governabilità minimo, che consegnerebbe al vincitore il 52% dei seggi"; "nel caso in cui nessuno raggiunga la maggioranza al primo turno, un secondo turno tra i due partiti piu' votati, al cui vincitore viene assegnato il 52% dei seggi", è il si' con (corposa) riserva che si legge sul blog di Beppe Grillo.

E con rigide condizioni è anche il placet sul superamento del bicameralismo perfetto. Perché, spiegano i 5 Stelle, con un Senato delineato con le funzioni previste dal ddl Boschi, "è irrinunciabile l'elettivita' di primo grado". Piu' netti i 'si'' dei pentastellati alla riduzione dei collegi e alla verifica preventiva della legge elettorale da parte della Corte Costituzionale (anche se, precisano, resta "urgente da capire in quale modo si dovrebbe introdurre questo controllo e come dovrebbe intervenire sulla legge elettorale in discussione".

* Prudente anche l'ok alla riforma del Titolo V ("disponibili ma la proposta non e' risolutiva") e quello sul tema delle immunita', sul quale Renzi aveva chiesto un punto di incontro che evitasse di trasformare le guarentigie dei parlamentari in occasione di impunita'. "Riteniamo necessario e sufficiente cancellare le immunita' attualmente previste, all'infuori della garanzia dell'insindacabilita' per le opinioni e i voti espressi", e' la risposta dei 5 Stelle, che sul Cnel avanzano invece una contro-proposta: scorporarlo dal pacchetto riforme per abolirlo prima. (ANSA)

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