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Politica

L'inchiesta sulle "grandi opere" e quelle preoccupazioni di Renzi

Anche per le ombre sull'Expo, l'indagine rischia di offuscare agli occhi della Ue l'immagine delle riforme del governo. Che chiede chiarezza immediata

"Chi sta realizzando l’Expo", ha detto Matteo Renzi nel corso dell'ultima sua visita ai cantieri milanesi, "sta costruendo una grande cattedrale laica". Ma a quanto pare con qualche peccato laico di troppo, almeno stando alle carte dell'inchiesta sulle "grandi opere" condotta dalla procura di Firenze, che ha portato all'arresto di quattro persone tra cui Ercole Incalza, dirigente ai Lavori pubblici per 7 governi incluso l'attuale esecutivo (anche se dal ministero delle Infrastrutture precisano che non ha più incarichi dallo scorso dicembre e che era un consulente esterno), e ad altri 51 indagati.

Le ombre su Palazzo Italia
Secondo i magistrati, tra le "grandi opere" macchiate da affari illeciti ci sarebbe infatti anche l'appalto per il Palazzo Italia, progetto di "architettura-paesaggio" del padiglione italiano dell'Expo, con la commessa del valore di oltre 25 milioni di euro che sarebbe stata pilotata grazie agli stretti rapporti tra Stefano Perotti, imprenditore arrestato contemporaneamente a Incalza, e l'allora manager di Expo 2015 spa Antonio Acerbo, finito ai domiciliari lo scorso ottobre in una tranche dell'inchiesta milanese sulla cosiddetta "cupola degli appalti".

Stando all'imputazione, Acerbo - che ha firmato il bando per Palazzo Italia - avrebbe turbato la gara "pilotandone l'aggiudicazione in favore" dell'impresa Italiana Costruzioni, alla guida di un'associazione temporanea di imprese (composta anche dal Consorzio Veneto Cooperativo). Suoi presunti complici sarebbero stati Perotti, "quale professionista interessato alla progettazione e direzione dei lavori" dell'opera, Giacomo Beretta, ex assessore milanese al Bilancio della Giunta Moratti, Castellotti e anche i "referenti della stessa Italiana Costruzioni", Attilio Navarra (presidente del cda), Luca Navarra e Alessandro Paglia. Sempre secondo gli inquirenti, che basano le loro accuse anche su una corposa serie di intercettazioni telefoniche, Acerbo - che avrebbe redatto un bando ad hoc - e gli altri indagati si sarebbero accordati "preventivamente e clandestinamente" per quella gara, aggiudicata nel dicembre 2013.

Inoltre, nel capitolo dell'ordinanza del gip di Firenze relativo a Palazzo Italia si parla anche di una richiesta da parte di Perotti di incontrare il ministro dell'Infrastrutture Maurizio Lupi. Il 3 gennaio 2014, si legge, "Perotti nel riportare che si è accordato con l'ing. Incalza per incontrarsi presso la sede di Expo 2015, chiede a Franco Cavallo (altro imprenditore arrestato nella giornata di lunedì, ndr) di fare in modo, tramite Emanuele Forlani, di incontrare in ministro Lupi prima che inizi il sopralluogo". E Cavallo "ribatte che il ministro è già informato della richiesta di incontro".

Il "disappunto" di Renzi
Anche se si è ancora nel terreno delle indagini e dei condizionali d'obbligo, ce n'è però abbastanza per preoccupare Palazzo Chigi, che rimane in attesa di un chiarimento da parte del ministro Maurizio Lupi, finito appunto nelle intercettazioni, auspicando al contempo che si faccia luce al più presto sul tutto, non solo sull'Expo, affinché l'impegno del governo contro la corruzione, incarnato in particolare dal commissario Raffaele Cantone, non venga offuscato agli occhi tanto dei cittadini quanto dell'Europa, considerando che sul tema l'Italia è da sempre nel mirino dell'Ue e delle istituzioni internazionali per i danni che ciò comporta alla nostra economia.
Concentrato nel cercare di dimostrare all'Unione Europea che il Paese è impegnato nelle riforme e sta cominciando lentamente ad uscire dal tunnel, Matteo Renzi viene raccontato come a dir poco "infastidito" dalle notizie provenienti dall'inchiesta.

"Serve chiarezza, in gioco sono l'immagine e la credibilità dell'Italia", incalzano i renziani che, per voce del capogruppo in commissione Giustizia Walter Verini, chiedono di riferire "presto" in Parlamento. E in attesa che la magistratura definisca i confini dell'inchiesta, il premier vuole mandare segnali politici chiari: per questo la "riflessione" per un "tagliando" sulla legge Severino, ipotizzata ieri proprio da Cantone, viene derubricata a opinione personale del commissario. "La Severino non si tocca almeno fino alla sentenza della Consulta", spiegano fonti di maggioranza, che non vogliono alimentare l'idea di cedimenti al proposito, mentre lo stesso Renzi ha chiesto agli alleati di trovare immediatamente (e finalmente) l'accordo sul ddl anti-corruzione per arrivare in tempi brevi alla sua approvazione da parte del Senato.

Proprio nella serata di lunedì, tuttavia, la seduta della Commissione Giustizia del Senato con in discussione il disegno di legge anti-corruzione è stata sospesa per mancanza del numero legale dovuta all'assenza proprio dei parlamentari del Pd. Con un presumibile aumento del "disappunto" del premier Renzi.

Chi è Ercole Incalza e i dettagli dell'inchiesta grandi opere
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