Politica

Il travaglio di Comunione e Liberazione

Le inchieste che hanno travolto la Lombardia e Formigoni pongono il movimento di fronte al passaggio più drammatico della sua storia

formigoni

Che Comunione e Liberazione (Cl) non sia mai stato un movimento monolitico, nonostante le apparenze, era chiaro a tutti. D’altronde era stato lo stesso fondatore, don Luigi Giussani a lasciare grande libertà ai suoi “ragazzi” di scegliere i percorsi e le forme più diverse di impegno politico, purché rimanesse chiaro il riferimento ai valori e la lealtà nei confronti del movimento, come ricorda il recente comunicato di Cl sulla situazione politica, pubblicato il 2 gennaio.

Oggi però la sensazione è che in Cl le cose si siano complicate. A far da detonatore è stata la vicenda di Roberto Formigoni in Lombardia che ha spaccato il movimento già in occasione dell’ultimo meeting di Rimini, tra colpevolisti e innocentisti, tra chi ricorda che l’amministrazione Formigoni è stata la migliore ad affrontare problemi cruciali come quello della sanità e la scuola e chi, invece, lo addita come responsabile della degenerazione del “Pirellone”. Formigoni aveva indicato l’ex sindaco di Milano, Gabriele Albertini, come candidato alla guida della Lombardia, ma ora, dopo l’accordo Pdl-Lega, tratta per un seggio sicuro al Senato con Silvio Berlusconi. Poi c’è Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e anima dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà che, dopo una parentesi nella quale ha auspicato un passo indietro di Silvio Berlusconi, ora è tornato tra i suoi più convinti sostenitori. Infine ci sono i montiani del Pdl con l’eurodeputato Mario Mauro. Per il movimento non è facile gestire questa fase, mentre le inchieste sulla Regione Lombardia coinvolgono uomini di riferimento di Cl, come l’ex assessore regionale alla sanità Antonio Simone.

I ciellini si sentono inoltre sotto attacco per l’indagine della finanza che ha colpito l’organizzazione del Meeting di Rimini, cui è seguito il sequestro dei beni per oltre un milione di euro, e le inchieste sulla Compagnia delle Opere. In questa situazione è intervenuto il successore di don Giussani, don Julian Carron che, parlando all’ultima assemblea della Cdo, ha richiamato gli associati a tener presente l’ispirazione autentica del movimento, avendo ben presenti i valori di riferimento dell’esperienza cristiana, pur senza rinunciare all’impegno.

Occorre riconoscere gli errori, ha ribadito Carron, come aveva già scritto in una lettera aperta a Repubblica lo scorso 4 aprile e non dimenticare che «“presenza” non è sinonimo di potere o di egemonia, ma di testimonianza, cioè di una diversità umana che nasce dal “potere” di Cristo di rispondere alle esigenze inesauribili del cuore dell'uomo. E dovremo ammettere che quello che cambia la storia è quello che cambia il cuore dell'uomo». Un ritorno alle radici dell’esperienza religiosa che punta a salvare l’essenziale del movimento, disposti anche a sacrificare porzioni di potere.

Mentre Giussani ha intrapreso il suo cammino verso gli altari, il movimento si trova a dover fronteggiare un passaggio critico. Cl può esistere indipendentemente dalle posizioni di potere conquistate in questi anni in nome della “presenza”? La risposta è sì, afferma Carron, purché si scelga di valorizzare gli aspetti più autentici della sua testimonianza cristiana. È la sfida e l’opportunità che si offre oggi a Cl. I prossimi mesi diranno se tutti i suoi aderenti saranno disposti a raccoglierla.

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