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Politica

Il primo problema? È proprio lui: Berlusconi

Il futuro del centrodestra secondo Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara
I problemi di quel che resta della destra dopo la grande crisi di un anno fa, dimissioni e varo del governo Monti, sono almeno tre.
La crisi  fu governata, e la destra ne è uscita paralizzando prima e rintuzzando poi l’ansia di linciaggio che pervadeva gli «scampati» al pericolo berlusconiano (inteso come  arcinemico di vent’anni), gente che contava e conta sull’aiuto dell’antipolitica più becera e dal gruppo mediatico-giudiziario vincitore, alleanza di procure e giornali debenedettiani.

Ora, di fronte agli imperativi del 2013 elettorale, quell’equilibrio determinato dalla maggioranza di unità nazionale, dalla missione tecnocratica di salvezza dei conti, e da qualche prospettiva di riforma pro mercato sembra compromesso e la destra popolare rischia grosso. Il primo problema è Berlusconi. Deve stare dentro, e andare a sbattere nel muro possente della realtà di una caduta portandosi tutto e tutti dietro, o fuori, con un ruolo di ispiratore e soggetto il più autorevole ma con delega vera di potere ad altri che siano a capo del movimento, con una loro legittimazione e una loro logica. La dichiarazione del 24 ottobre diceva: fuori. Quella di villa Gernetto diceva: un bel po’ dentro, ma senza esagerare, quanto basta per comandare senza il pennacchio. Oscillazione intenibile.

Il secondo problema è che cosa dopo Berlusconi. Angelino Alfano deve trovare un suo stile. Che non può essere composto di frasi fatte, posture vecchiotte per quanto giovaniliste, modi di essere e di dire che vengono da una limitata esperienza di partito radicata nei costumi siciliani. Deve dire la verità: sulla sua ambizione, su quello che vuol fare della sua età e della sua investitura, e deve scrollarsi di dosso Berlusconi senza insultare la storia e il restante carisma del movimento che deve dirigere. Deve rischiare il posto, se vuole tenerlo e farne qualcosa di interessante.

Terzo problema, la linea. La destra popolare berlusconiana deve sapere che non c’è trippa per gatti. Il massimo ottenibile dopo il disastro è una affermazione elettorale che tenga insieme il soggetto politico minimo e gli dia, trasformandolo in una Repubblica da quella monarchia o satrapia meravigliosa ch’è stato finora, la possibilità di riunificare e guidare l’Italia che non sarà assorbita dall’antipolitica e dallo schieramento di centrosinistra. Monti e la sua opera e la sua agenda sono lo spartiacque europeo e italiano: l’asse Bersani-Vendola non ce la farà a reggere quella politica, la destra, con correttivi e diversità di impostazione, può invece riconquistare un profilo di governo perduto, col tempo. Ma se si mette a grilleggiare, campa cavallo.

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