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Politica

La base Idv interroga l'ultimo 'traditore' di Di Pietro

Intervista, senza filtri, al senatore Stefano Pedica

Antonio Di Pietro e Stefano Pedica (Credits: Stefano Pedica)

E' appena terminata la conferenza stampa di presentazione del nuovo movimento di Massimo Donadi e Nello Formisano, “Diritti e Libertà”. E all'indomani dell'ufficializzazione del suo addio ad Antonio Di Pietro, anticipata sul nostro sito, Panorama.it incontra l'ultimo transfuga dall'Idv. Ma questa volta non saremo noi giornalisti a intervistare il politico, ma i suoi stessi sostenitori o ex sostenitori.

Stefano Pedica, infatti, ha accettato di sottoporsi al fuoco di fila delle domande che abbiamo raccolto tra i militanti Idv e che gli rivolgiamo senza alcun filtro. “Prima però – ci tiene a dire - fatemi spiegare che se sono andato via è perché è successo qualcosa di grave: mentre Stefano Pedica, con una parte del partito, manifestava nelle piazze contro i finanziamenti ai partiti, dentro il consiglio regionale del Lazio si decideva di aumentare, senza rendicontazione, il contributo ai gruppi da 1 milione a 12 milioni di euro. E ciò rappresentava l'esatto opposto del dna dell'Idv. Io ho chiesto al presidente Di Pietro di cacciare dal partito i cinque consiglieri laziali che avevano accettato una trasversalità che noi abbiamo sempre contrastato. A questa richiesta di cambiamento radicale non c'è stata la risposta che mi attendevo e per questo me ne sono andato”.

D'accordo, ora però, senatore, risponda lei alle domande dei militanti. Eccole:

"Ma a nessuno viene in mente che il Lazio è stato abbandonato a se stesso? A nessuno viene in mente che Di Pietro qualche cazzata l'ha fatta e persevera nel farle?"

A me viene in mente che dopo la mia segreteria generale, durata ben cinque anni, il partito dallo 0,78% è arrivato a Roma all'11%. Come ringraziamento per aver fatto eleggere fino a 5 consiglieri regionali sono stato sostituito con Vincenzo Maruccio. Dopo due anni il partito è sceso dall'11% al 2%.

"Perché Di Pietro ha nominato commissario del Lazio il segretario abruzzese, Carlo Costantini, al posto suo?"

La motivazione che mi è stata data è che non poteva nominare commissario un parlamentare. Strano, perché quando pochi giorni fa Nello Formisano, segretario regionale della Campania, ha lasciato l'Idv, il partito regionale è stato preso in mano da due commissari parlamentari (il senatore Di Nardo e il deputato Palagiano ndr). Questa è stata senza dubbio una delle gocce che ha fatto traboccare il vaso.

"Quando lei guidava la segreteria regionale nel Lazio ha mai pubblicato on line il rendiconto annuale?"

No perché non avevo rendiconto annuale. Il partito mi dava 20 mila euro l'anno e solo l'affitto della sede costava 2.500 euro, per cui io all'inizio dell'anno ero già sotto di 10 mila euro.

"Cosa sapeva lei sul conto di Maruccio che non ci ha mai detto?"

Maruccio l'ho conosciuto come un bravo avvocato del partito che ha seguito anche alcune cause per lo svolgimento della mia attività parlamentare. Ma in tre anni l'avrò visto, a dir tanto, una quindicina di volte. Anche perché ho 25 anni più di lui e uno stile di vita molto diverso dal suo.

"Secondo me tutti quelli che stanno uscendo, e mi riferisco ai pezzi da 90 (deputati e senatori), sono d'accordo con Di Pietro. E' così?"

Come ha detto Di Pietro, la nostra è una separazione consensuale. La mia fuoriuscita è dettata dalla volontà di avvicinarmi a una coalizione di centrosinistra che possa battere il centrodestra. E comunque io mi sento e sono un militante, non un pezzo da 90.

"Perché dall'Idv van tutti via?"

Dall'Idv non sono andati via tutti. Io parlo per me e giustifico la mia uscita con un'interpretazione diversa della strada per rilanciare il partito. Per me rilanciare il partito significava azzerare quella classe dirigente che l'ha ridotto ai minimi termine, mentre altri volevano mantenere quella classe dirigente che continua a farci perdere consensi.

"Senatore Pedica, la settimana scorsa mi dicesti che dovevamo lavorare con più forza e reagire a questi attacchi per distruggere il partito e Di Pietro. Perché non hai parlato con sincerità?"

Non è vero, ho parlato con sincerità. A Di Pietro ho più volte manifestato la mia volontà di azzeramento, lui non è stato d'accordo preferendo far passare tempo perché, è stata la sua risposta, il tempo avrebbe chiarito tutto.

"Suvvia senatore...si è sforzato tanto ad autoproporsi in tutti i modi...ogni poltrona le appariva buona...ma ha capito in extremis che nessuna di queste era sicura e quindi...prende il volo..."

Io non mi sono mai candidato da nessuna parte e ho messo nelle mani del mio presidente la possibilità di andare a rappresentare il partito in Comune, in Regione o dove voleva lui. Le persone non hanno capito che qua non c'è nessun discorso di poltrone, ma di dignità personale e trasparenza che non ho visto più nel partito.

"Chissà perché tutti i trombati, "politicamente parlando", dopo fanno nascere un nuovo partito o movimento? Sarebbe stato più logico che si fossero dimessi da parlamentari per tornare alle loro attività professionali di prima"

Io sono un dirigente d'azienda in aspettativa e tornerò sicuramente dove stavo prima. Non so quando lo farò, so solo che sarà quando qualcuno pretenderà che faccia politica da dietro una scrivania.

“Una nuova forza politica che nasce da tanti giovani, da tanta voglia di cambiare: ne siete proprio sicuri??? Quali giovani? Voglia di cambiare? Cambiare cosa?"

I giovani ci saranno e tutti lo potranno vedere già in occasione della prima manifestazione che faremo sicuramente entro dicembre. Quello che vogliamo fare è garantire quello che avremmo dovuto garantire da sempre: legalità, lotta al finanziamento pubblico ai partiti, ai costi della politica, ai capitali oscurati. E con queste iniziative di buon senso e responsabilità archiviare l'esperienza del governo Monti e far nascere un nuovo governo politico.

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