Politica

Governo-Regioni: i motivi dello scontro

Secondo i governatori nella legge di Stabilità manca 1 miliardo per la sanità e senza un decreto salva-debiti si dovranno aumentare tasse e ticket

Pd: Chiamparino, grazie a Renzi riprenderò tessera partito

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. – Credits: ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Nel giorno in cui la legge di Stabilità arriva in Parlamento, il fronte dei presidenti di Regione si fa sempre più agguerrito. Otto di esse in particolare rischiano di essere costrette ad alzare, nel 2016, tasse e ticket.

Anche se Matteo Renzi ha voluto sottolineare che “nessun comune o regione potrà alzare le tasse rispetto al 2015, per legge”, un'eccezione per chi deve fare i conti con eventuali disavanzi sanitari è stata già annunciata dal sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti.


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Aumento tasse o ticket

Ad oggi a dover seguire il cosiddetto “piano di rientro” sono Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Piemonte e Puglia. Per queste “la legge prevede un aumento automatico di addizionali Irpef e Irap ma i presidenti e le giunte – ha spiegato il coordinatore degli assessori al Bilancio, Massimo Garavaglia - possono anche scegliere di agire sui ticket”.

Ieri il governatore del Piemonte Sergio Chiamparino si è dimesso da presidente della Conferenza Stato-Regioni (dimissioni congelate su richiesta degli altri presidenti, fino alla conclusione dell'esame sulla manovra). Ufficialmente si tratta di una scelta legata al giudizio dato a settembre dalla Corte dei Conti sul disavanzo del Piemonte di oltre 5 miliardi. Ma a pesare sono soprattutto le tensioni con il premier sui tagli alla Sanità. Tanto da fargli minacciare di lasciare anche la guida della Regione.

Decreto salva-debiti rimandato

Un ultimatum, nemmeno troppo velato, al governo visto che, ha sottolineato Chiamparino, “io non mi assumerò certo l'onere di aumentare le tasse”. Per ripagare il debito maturato di oltre 5 miliardi, un lascito ereditato dalla sua giunta, entrata in carica il 9 giugno del 2014, l'Ente dovrebbe infatti tirare fuori ogni anno, per 7 anni, ben 800 milioni, che con un bilancio di 400 milioni, risulta un'impresa praticamente impossibile. Un problema che non riguarda solo il Piemonte ma anche altre 8 regioni che rischiano di dover dichiarare bancarotta. Nel luglio scorso, infatti, la Consulta ha stabilito il divieto di utilizzare le risorse dei vari decreti salva-debiti per sistemare i bilanci (invece che per pagar ei creditori).

In tutto le regioni sono esposte per oltre 23 miliardi. Senza un decreto ad hoc da parte del governo non sarà possibile pagare i creditori e nemmeno fare un bilancio. Per “salvare” Chiamparino ma anche gli altri governatori, il Tesoro e Palazzo Chigi avevano emanato un decreto ad hoc per consentire alle regioni di mettere a bilancio ogni anno i soldi ricevuti dallo Stato anche tra le entrate, indicando però come spesa effettiva solo la quota da rimborsare in quell’esercizio. I dubbi espressi dal Colle hanno costretto il governo a ritirare il decreto per inserirlo nella legge di Stabilità con conseguente allungamento dei tempi.

Mancata spendig review

A denunciare l'assenza di una “reale spending review, al netto di quella imposta agli enti locali” in questa legge di Stabilità, è il governatore della Liguria Giovanni Toti. “Questa legge di Stabilità – ha aggiunto - non porterà quell'espansione che il Governo promette al Paese. Non c'è una reale riduzione delle tasse, ma semmai c'è uno spostamento di poste di bilancio".

Toti riconosce la presenza di alcuni elementi positivi “come le modalità di scrittura della gestione dei bilanci e la parte relativa ai cofinanziamenti europei” ma esprime forti dubbi sui trasferimenti per il comparto sanitario: “quello che appare un miliardo in più in sanità – è l'obiezione - sarà una riduzione di poste e la capacità di investimenti delle Regioni e la discrezionalità nelle politiche ne viene così compromessa”.

Troppe poche risorse per la sanità

Anche se sulla manovra il giudizio complessivo è da bicchiere “più mezzo pieno che mezzo vuoto”, è infatti proprio sulla sanità che i governatori, con il veneto Luca Zaia in testa, sono entrati in rotta di collisione con il governo. I 111 miliardi destinati al Servizio Sanitario nazionale per il 2016 non sono sufficienti. Tanto da far ventilare l'aumento dei ticket. In particolare i governatori chiedono ulteriori 850 milioni per i nuovi Lea, i livelli essenziali di assistenza che dovrebbero consentire di curare cento malattie rare e di far rimborsare ovunque la fecondazione assistita.

Altri 500 per l’acquisto di farmaci innovativi e piuttosto costosi come quelli oncologici e anti-epatite. Circa 450 milioni per il rinnovo del contratto dei dipendenti e 200 milioni per attuare il nuovo Piano vaccini. Al momento, sul piatto, mancherebbe in tutto un miliardo.

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La lite con la Lorenzin

Ad esacerbare ulteriormente gli animi sono state anche le dichiarazioni del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha definito “un errore fatale” la delega agli Enti locali della Sanità. Un'uscita che non è pia­ciuta alle regioni e alla quale ha risposto un piccato Sergio Chiamparino sollecitando il governo a prendersi la sanità e a gestirla se il suo giudizio è lo stesso del ministro Lorenzin. “Tra cin­que anni faremo un con­fronto – ha detto Chiamparino - e vedremo se la sanità della Toscana, del Veneto o dell’Emilia saranno gestite meglio con una gestione centralizzata”.

Fallimenti sul federalismo

A rilanciare sul tema della riforma delle regioni (compreso l'eventuale accorpamento), è il presidente della Toscana Enrico Rossi che imputa al governo i fallimenti sul federalismo e lo invita a guardare più avanti, a un “regionalismo differenziato” che contemperi autonomie speciali per materie alle regioni che lo chiederanno e lo meriteranno, da commissariare in caso di fallimento.

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