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Politica

Fabrizio Biolé: l'ultima vittima di Grillo

Cacciato con una scusa per aver difeso la consigliera bolognese Salsi

Il consigliere regionale piemontese del Movimento 5 stelle, Fabrizio Biolè (Credits: Fabrizio Biolè)

Si allunga la lista degli epurati di Beppe Grillo. Dopo la cacciata di Filippo Boriani e Valentino Tavolazzi e gli anatemi lanciati contro lo sfogo fuorionda di Giovanni Favia e il punto G di Federica Salsi, ora tocca al cuneese Fabrizio Biolé. Il 35enne consigliere regionale del Piemonte è stato infatti espulso per raccomandata dal Movimento 5 Stelle con la scusa di essersi fatto eleggere dopo essere stato già per due volte eletto al comune di Gaiola (600 abitanti). La colpa di Biolè, insomma, sarebbe quella di aver violato una delle regole che l'avrebbero reso non candidabile. Peccato che nel suo caso erano stati proprio Beppe Grillo e il suo guru Gianroberto Casaleggio ad ammettere la deroga visto che riuscire a trovare qualcuno da candidare in Piemonte per le regionali del 2010 pareva essere un'impresa disperata.

Salvo cambiare idea dopo due anni e mezzo di mandato, spedirgli una raccomandata, diffidarlo dall'uso del simbolo e chiedergli di dimettersi.

Già, perché come si legge nella raccomandata spedita a Biolè dagli avvocati milanesi Squassi o Montefusco lo scorso 6 novembre “in nome e per conto del signor Giuseppe – detto Beppe – Grillo”, dal momento che la sua elezione è avvenuta “in violazione delle regole condivise nell'ambito del MoVimento stesso”, ma che d'altra parte una tale violazione “non può avere riflessi sulla validità della Sua elezione”, da una parte gli si chiede di rinunciare volontariamente alla carica per la quale è stato eletto, dall'altra gli si impone la revoca dell'utilizzazione “del nome e del marchio del MoVimento 5 Stelle di cui egli (Beppe Grillo) è esclusivo titolare”.

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In un comunicato stampa pubblicato su un quotidiano on line della Provincia di Cuneo, il Meetup di Beppe Grillo del cuneese, spiega chiaramente che l'ammissione del consigliere comunale di Gaiola nella lista per le regionali avvenne in quanto in provincia di Cuneo non si riusciva a raggiungere il numero minimo di candidati (quattro) per le Regionali e per partecipare alle elezioni erano necessarie liste (e relative firme raccolte) in almeno quattro delle otto province piemontesi. Un problema sottoposto allo staff di Beppe Grillo il quale, sapendo benissimo che Biolè era già stato consigliere comunale per due mandati, decise per una deroga alla regola grazie alla quale il listino provinciale ottenne la certificazione.

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Sulla sua pagina Facebook, listata a lutto, è lo stesso Fabrizio Biolè a fornire la sua versione dei fatti: “Per il caso specifico, e per evitare che non si riuscisse a presentare il listino della seconda provincia più importante del Piemonte, venne verbalmente chiesta una deroga allo staff di Beppe Grillo, nella persona di Gianroberto Casaleggio, come poi riportato pubblicamente anche dall’attuale capogruppo Davide Bono, e venne segnalata la fattispecie all’interno del modulo di candidatura depositato a suo tempo (foto).
 Il resto è cronaca: al di là di ogni più rosea aspettativa, il MoVimento 5 Stelle riuscì ad eleggere due consiglieri, tra cui il sottoscritto con più di 700 voti di preferenza”.

E' lo stesso Biolè, e molti suoi sostenitori, a chiedersi oggi come mai gli stata data la possibilità all’uso politico e comunicativo del simbolo del MoVimento 5 Stelle per ben 32 mesi dalla data della sua elezione, per poi decidere di revocarlo, “prima tramite una telefonata – riferisce lo stesso Biolè - che mi chiedeva di fare un passo indietro silenzioso (...) e poi con una fredda, seppur ineccepibile, lettera di uno studio legale".

Una versione contraddetta, sempre su Facebook, dal capogruppo regionale Davide Bono secondo il quale Fabrizio Biolè sarebbe stato contattato in tempi non sospetti, ad agosto 2012, dagli stessi Grillo e Casaleggio i quali, avendo diffidato il consigliere circoscrizionale di Bologna, non potevano fare “deroghe” per il Piemonte. “Fabrizio ha fatto orecchie da mercante sino ad oggi – scrive Bono esortando il collega a lasciare il posto al primo dei non eletti in cambio della possibilità di poter continuare a lavorare per M5S - senza nemmeno comunicare nulla al suo capogruppo”.

Una ricostruzione che tuttavia deve fare i conti con una coincidenza notevole: la raccomandata degli avvocati arriva infatti, guarda caso, pochi giorni dopo l'intervento di Biolè in difesa di Federica Salsi, la consigliera comunale di Bologna insultata da Grillo e isolata dai suoi colleghi dopo la sua partecipazione alla trasmissione di Michele Santoro Servizio Pubblico. “Al netto delle critiche che ognuno può fare nel merito della partecipazione alla trasmissione – aveva detto Biolè - ritengo degradante e irrispettoso l'aver traslato la critica dal piano di merito a quello di attacco machista“.

Ma cosa farà adesso l'ultima vittima dell'ira vendicativa di Grillo? Si piegherà all'ennesimo diktat del padre padrone del movimento o, come lo esortano a fare molti iscritti, continuerà a ricoprire carica per cui è stato eletto?

Ritengo di poter continuare il mio incarico istituzionale all’interno del Consiglio Regionale del Piemonte” scriveva lo stesso Biolè prima di annunciare l'intenzione di volersi prendere comunque qualche giorno di riflessione.

Intanto però il malessere serpeggia, anzi esplode, tra simpatizzanti, iscritti, militanti e adepti.

Abbiamo un movimento fantastico? - si chiede Roberto -  Abbiamo chi? Abbiamo la possibilità di discutere tutto? Ma quando mai si può discutere dove e con chi? Con lo specchio??? Si potrebbe riprendere il programma, vagliarlo cambiarlo con il contributo di tutti? Ma dove e quando mai???

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