Politica

Enrico Letta e il suo "settembre nero"

Un agosto da presidente del Consiglio, poi chissà

Enrico Letta (Credits: Luigi Mistrulli/Ansa)

Molto rivelano le facce dei ministri, sbiancate nonostante il sole d'agosto. Poi contano i lazzi (amari) dei loro portavoce. I professionisti dei convegni autunnali che li contattano a caccia di invitati si sentono rispondere: «Chissà se ci sarà ancora un governo. Quanto a me, mi troverete sotto a un ponte». Infine pesano le date (vedere punto n° 2): in settembre l’ingorgo di eventi politici, istituzionali e giudiziari è tale che soltanto un miracolo può salvare Enrico Letta dalla caduta. Il cerino acceso dalla condanna di Silvio Berlusconi prima o poi scotterà qualcuno tra Pd e Pdl (pardon, Forza Italia). Tra l’altro, le vicende politico-giudiziarie del Cavaliere prevedono repliche.

Il 9 settembre ci sarà la prima riunione della Giunta per le elezioni che valuterà la decadenza del Cavaliere dalla carica di senatore. Dal 15 settembre la sua difesa avrà invece 30 giorni per chiedere come e dove scontare la pena: ai domiciliari o con l’affidamento ai servizi sociali (a meno che Berlusconi decida di non fare nulla, e allora si aprirebbe la prigione (ipotesi che il Cav valuta davvero). Invece il 16, a Napoli, il gip terrà l'udienza preliminare per l'inchiesta sulla presunta compravendita dei senatori.

In vista del “settembre nero”, l'ottimismo di Letta pare dunque a uso e consumo dei media. Il premier annuncia tagli su voli di Stato e auto blu. Rivendica i successi con l’Ue. Sostiene che il governo è saldo. Ma sa bene che le minacce al Pdl sull’Imu («Se cade il governo la tassa si paga») sono una reazione all’ipotesi di crisi. E però a dividere Pd e Pdl non è soltanto l’Imu; si affacciano altri provvedimenti spigolosi: riforma elettorale, aumento dell’Iva, finanziamento ai partiti. E pure il voto tedesco avrà conseguenze.

Quanto al Pd, la difesa delle larghe intese dagli attacchi dei democratici (primo fra gli altri Matteo Renzi) segnala la consapevolezza di Letta che la «strana maggioranza» va sfarinandosi. Pesano le vicende giudiziarie del Cavaliere, ma le faide precongressuali erano violentissime anche prima della condanna di Berlusconi. Sarebbe paradossale, e non è escluso, che il governo Letta possa trovare la sua fine per i cascami di fatti interni al Pd, di cui il premier è autorevole espressione. Ma l’Italia, si sa, è il regno del possibile. 

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