Politica

E 'Adesso' cosa vuole il 40% che sta con Renzi?

"Guai se Bersani non gli offrisse un ruolo in prima linea"

Matteo Renzi con Valentina Grippo, vice segretaria del Pd di Roma (Credits: Salvatore Contino)

Nun po' fini' cosi, nun deve fini' cosi'”. Quando alla chiusura dei seggi i primi risultati consegnano a Pier Luigi Bersani la vittoria nel ballottaggio alla primarie, che erano del centrosinistra e che sono diventate del Pd, Valentina Grippo, leader del comitato elettorale romano di Matteo Renzi, affida a Twitter lo sfogo amaro di chi ci aveva creduto davvero e alla fine ha perso.

Una doppia delusione per una che da dentro il cosiddetto “apparato” - la Grippo è vice segretaria del Pd a Roma – lo ha voluto sfidare. In perfetta solitudine, visto che nella Capitale tra dirigenti di partito, presidenti di municipio e consiglieri, lei è l'unica ad aver sostenuto il sindaco rottamatore.

Nonostante ciò, oggi Renzi – che pure ha perso in questa settimana 120 mila voti – può rivendicare la rappresentanza del 40% del suo partito e quelli che hanno lavorato per settimane senza sosta per regalarglielo, adesso pretendono che lo faccia pesare tutto.

“Nun po' finì così” e invece è finita proprio così...

No, non è finita per niente. Abbiamo perso il confronto per scegliere chi avrebbe guidato il centrosinistra, ma nessuno può più fermare l'entusiasmo di tutta la gente che ci ha creduto.

Ma intanto stamattina questa gente con che sentimento si è svegliata?

Con un mix di sensazioni. Da una parte c'è la consapevolezza che quello che si è realizzato, partendo da zero, è comunque tantissimo e che dal processo messo in moto non si torna indietro. Dall'altra, visto che la nostra battaglia non è stata di facciata, non averla vinta ci amareggia.

Al di là dell'appoggio dato dagli altri candidati a Bersani, cosa è successo questa settimana? Perché Renzi ha perso 120 mila voti?

Probabilmente non ci eravamo resi conto all'inizio di quante difficoltà ci avrebbe comportato il fatto di correre con queste regole.

Ancora con questa storia delle regole?

Certo, perché nel momento in cui le nuove energie raccolte al primo turno contro un apparato ben consolidato non vengono messe nelle condizione tecniche di esprimersi al massimo al secondo, si finisce per perdere.

Scusi Grippo, ma quali condizioni tecniche avrebbero impedito a 120 mila elettori di Renzi già registrati al primo turno di votarlo anche al secondo?

Riconosciamo che alcuni errori sono stati commessi. Probabilmente, nel momento in cui da sindaco 37enne si è proposto per la guida del Paese, Renzi avrebbe dovuto raccontarsi di più, dimostrare di essere oltre che brillante anche abbastanza solido per governare un Paese. Ed è anche vero che non siamo stati in grado di convincere molti degli elettori di Vendola ai quali non siamo stati in grado di raccontare quanto Matteo sia di sinistra.

Insisto, i numeri ci dicono che Renzi non solo non ha guadagnato i voti di Vendola, ma ne ha persi tanti dei suoi. Sarà forse che le polemiche sulle regole hanno scocciato anche i suoi stessi elettori?

Lo ammetto, io sono una di quelle che ha abbastanza polemizzato. Ma è anche vero che noi ci siamo ritrovati in una situazione per cui l'arbitro era anche uno dei giocatori in campo. Così, da una parte c'era la voglia di denunciare questo fatto di fronte al nostro elettorato, dall'altra la consapevolezza che sollevare polemiche significa spesso segnarsi un autogol, tradire debolezza.

Mi dica la verità: dopo tutto lo sforzo che lei e i tanti volontari sparsi in Italia avete fatto per sostenerlo, vi sta bene che oggi Renzi annunci di voler tornare a fare "solo" il sindaco di Firenze?

Se non fossimo stati convinti che avrebbe detto proprio questo, certamente non l'avremmo sostenuto. Io stessa, che faccio l'assessore municipale, questa mattina sono andata a inaugurare una mediateca. Questo è il nostro stile.

Però...

Però è chiaro che ci siamo andati noi al ballottaggio, non Vendola. Per cui è necessario che Bersani ci convinca che le nostre istanze stanno dentro al Pd.

Altrimenti?

Altrimenti il Pd perde. Ma visto che il 40% degli elettori del Pd ha abbracciato le istanze rinnovatrici di Renzi, mi batterò per prima perché esse vengano portate avanti.

Come deve tradursi allora, in termini concreti, questo consenso? In quanti seggi in Parlamento? In quale ministero se non nella vicepresidenza del Consiglio?

Intanto tutte le proposte di Renzi devono entrare nell'agenda del Pd a tutti i livelli, da quello nazionale all'ultimo municipio cittadino. Per quanto riguarda il Parlamento, non dico che ci spetti il 40% dei seggi perché sono fermamente contraria a spartizioni da manuale Cencelli, tuttavia penso sia giusto che le tante persone che hanno dimostrato di avere competenze e intelligenza abbiano la possibilità di entrare nel meccanismo decisionale.

Se Bersani gli offrisse un ministero, Renzi lo dovrebbe accettare o temere che dietro ci sia il tentativo di “addomesticarlo” e quindi rifiutare?

Renzi è un quadro importante del Pd e del centrosinistra per cui troverei assurdo che non gli si offrissero ruoli a questo livello. Detto ciò, per come conosco io Renzi, tutto dipenderà dai contenuti. Se Bersani riesce a costruire un progetto per il Paese coraggioso rispetto ai temi che gli abbiamo posto, allora ben venga che ci sia Matteo in prima fila a dargli attuazione; se invece Bersani si fa ingessare da veti incrociati di partiti e partitini, allora è bene che Matteo se ne tenga fuori come ce ne terremmo fuori tutti.

Alla fine del 2013 c'è il congresso del Pd. Renzi che fa? Si candida a segretario?

Potrebbe anche. Io personalmente brinderei a un Pd con Matteo segretario.

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