Renzi e i magistrati: amore e poco odio

Luci e ombre nei rapporti tra premier e giudici tra retribuzioni da abbassare ma senza disturbare chi conta veramente

Le toghe

Vi ricordate quel Matteo Renzi che, solo pochi mesi fa, era tanto coraggioso da sfidare i magistrati sui temi delle ferie e delle retribuzioni? Era tutto uno scherzo. O meglio, com’è nello stile dell’uomo di Rignano, anche questa volta il Premier si è dimostrato forte con i deboli e debole con i forti.

I magistrati italiani non sono tutti Bruti Liberati o Bocassini, Woodcock o Ingroia. Sono per gran parte leali e sobri interpreti delle leggi, che lavorano in condizioni difficili, lottando con eterne carenze di personale e di strutture, e che si sforzano di fare giustizia con onesta imparzialità e talvolta con rischio anche fisico.

Colpire questi funzionari dello stato, abbassandogli lo stipendio e limitandogli le ferie, è un ottimo modo per acquisire popolarità (in Italia tutti pensano che la giustizia non funzioni) senza disturbare chi conta veramente.
Che non sono le toghe, ma è il “partito delle toghe”.

Ovvero quella corrente di pensiero che si incarna in Magistratura Democratica, e che ha egemonizzato per vent’anni alcune Procure, come Milano e Palermo. Credete davvero che a costoro importi molto qualche giorno di ferie in più o in meno? C’è in gioco ben altro. C’è in gioco la sudditanza della politica, ottenuta all’epoca di Mani Pulite, e fieramente difesa contro l’unico che ha osate ribellarsi, il Cavaliere Nero di Arcore. Non sono riusciti a distruggerlo, ma sono riusciti a perseguitarlo fino a rendergli impossibile governare.

Nessuno poteva essere così ingenuo da pensare che - dopo tutto questo -  proprio Renzi, sempre così attento a piacere alla gente che piace, volesse affrontare una sfida impopolare e dall’esito incerto.
Ma se qualcuno avesse avuto dei dubbi, bastano due o tre fatti di questi giorni a dimostrare che l’innovatore Renzi è prigioniero, esattamente come i suoi predecessori, del “patto col diavolo” che da molto tempo unisce sinistra italiana e lobby giustizialiste.

Fra poche settimane, se il PD vincerà – come avviene da molti anni – le elezioni a Venezia, la regina della laguna sarà la terza grande città italiana, dopo Napoli e Bari, ad essere governata da un magistrato, o più precisamente da un PM “d’assalto”.  Casson, come Emiliano e De Magistris, si è fatto pubblicità per molti anni con inchieste clamorose, osannate dai giornali anche se non sempre poi giunte a buon fine. Ovviamente a Venezia il PD, indebolito dallo scandalo MOSE, ha accettato senza batter ciglio, attraverso la solita farsa delle “primarie”, anche questo commissariamento della politica.

Nel frattempo, un alto funzionario dei lavori pubblici è stato arrestato con accuse gravi ma ovviamente tutte da dimostrare. Nell’inchiesta il Ministro delle Infrastrutture al momento non è in alcun modo coinvolto. Subito i Grillini, facendo il loro mestiere, sciacalleggiano chiedendo le dimissioni del Ministro.

Renzi non soltanto non dice una parola di solidarietà a Lupi, ma fa in modo che si sappia “che un problema esiste” e che “Lupi non è facile da sostenere”. Però Lupi non è un peso piuma, è con Alfano la figura di maggior spicco di NCD, il punto di riferimento di una componente forte, e già da tempo a disagio, come Comunione e Liberazione. La caduta di Lupi potrebbe significare la spaccatura di NCD, e quindi la perdita di voti preziosi al Senato. Renzi è disposto a rischiare tutto questo solo per paura dei grillini? O forse invece non può sfidare la magistratura difendendo un suo potente ministro neppure indagato?

È di oggi un altro episodio. In televisione il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rodolfo Sabelli, sale in cattedra, detta al governo quello che si dovrebbe fare contro la corruzione, rimprovera la politica per quello che non avrebbe fatto. Renzi risponde, apparentemente indignato. Ma non è arrabbiato, come ci si dovrebbe aspettare, perché il sindacato dei giudici detta la linea al Governo.

No, l’allievo Renzi protesta perché lui il compito lo ha fatto, e il maestro Sabelli lo critica ugualmente. Questa è un’ingiustizia, lui è stato bravo, è il maestro che non è obbiettivo con lui. In effetti, l’apprendista Renzi sta lavorando alacremente alla contro-riforma della giustizia, come gradita al partito delle toghe. Non riconoscerglielo è davvero un’ingiustizia.

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