Fitto e il flop a Roma

Il raduno dei "ricostruttori" conta circa mille partecipanti provenienti da tutta Italia. Nel frattempo a Bergamo...

Fitto

L'europarlamentare di Fi Raffaele Fitto durante il suo intervento alla convention dei Ricostruttori, all'auditorium del Massimo, Roma, 21 febbraio 2015 – Credits: ANSA/ ANGELO CARCONI

Può la piccola, tranquilla, provinciale Bergamo reggere il confronto con Roma, la Capitale, la città dell’Impero e dei Papi? Apparentemente no. Un quartiere di Roma (loro li chiamano Municipi) ha il doppio degli abitanti di Bergamo. Eppure il miracolo è possibile, almeno nel fantastico mondo di Forza Italia.

Accade che un aspirante leader nazionale chiami a raccolta a Roma i suoi seguaci da tutt’Italia, sostenendo la necessità di ricostruire il partito (i suoi seguaci si definiscono infatti ricostruttori), invocando la democrazia dal basso, le primarie, una nuova classe dirigente. Raffaele Fitto ha annunciato da settimane questo evento, nel quale vuole contarsi, dimostrare la sua forza, rispondere all’ultimatum di Berlusconi (“dentro o fuori”, hai 15 giorni per decidere)


 

Accade che casualmente (almeno tutti giurano che sia un caso) a Bergamo si svolga un normale incontro di militanti e simpatizzanti di Forza Italia, voluto da Gregorio Fontana, deputato bergamasco, storico uomo-macchina nazionale di Forza Italia e del PDL, poco appariscente, allergico alla ribalta televisiva, ma efficientissimo (tutte le diverse gestioni del partito che si sono succedute lo hanno voluto avere in squadra), e organizzato dall’astro nascente della politica lombarda, Alessandro Sorte, a 30 anni titolare di uno degli assessorati più importanti della Regione Lombardia, Infrastrutture e Trasporti, nonchè segretario provinciale di Bergamo.

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Accade che a Roma Fitto riempia una vasta sala (oltre mille persone), che divise per le venti regioni italiane fanno però solo 50 a regione. Su un palcoscenico vuoto il leader dei ricostruttori si aggira da solo, scravattato, un po’ Renzi un po’ Tsipras, parlando senza sosta. Le uniche pause che si concede sono per tentare di far partire un commovente filmato dedicato ai due Marò, che non ne vuole sapere di funzionare. Dopo un’oretta in cui ha parlato solo lui, il campione della democrazia dal basso chiude i lavori e i ricostruttori tornano a casa felici e contenti. Due o tre di loro agitano mestamente qualche bandiera di Forza Italia.

A Bergamo nel frattempo oltre 700 persone si affollano nella sala più grande disponibile in città (e gli organizzatori giurano che altri sono rimasti fuori). Quella di Bergamo è una manifestazione "lealista" (ma non c’è Berlusconi), ci sono alcuni importanti esponenti nazionali (Gelmini, Romani, Toti) ma ha un taglio decisamente locale. Dura quasi tre ore, parlano in tanti, non solo i big, ma anche sindaci, consiglieri comunali, esponenti della base. Il pubblico segue attento, la sala rimane gremita fino alla fine. A proposito di pubblico: non pensate ai valligiani armati di fucili da caccia che in anni lontani Bossi minacciava di far marciare su Roma. Ci sono molti giovani, famiglie, visi tranquilli della borghesia produttiva, del “popolo delle partite IVA”. Sembrava quasi di essere nel 1994.

Morale della favola, qual è oggi il vero volto del partito dei moderati italiani? Forse lo sono entrambi, ma se Forza Italia vuole tornare a vincere quello di Bergamo sembra decisamente più rassicurante.

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