Perché le dimissioni di Lupi sono una vittoria di Renzi

Il premier può riprendersi le Grandi Opere, l’unico asset strategico rilevante nella vita pubblica non nelle mani del PD, e umiliare ancora Ncd

Maurizio Lupi

Maurizio Lupi – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Finalmente sono arrivate. Le dimissioni di Lupi, che tutti davano per scontate da giorni, vengono formalizzate oggi. Senza nessun vero motivo giuridico, ma con tanti motivi politici. Dunque lasciamo da parte la retorica sulla “moglie di Cesare” (che poi non aveva grandi colpe, forse aveva un amante, ma il virtuoso Cesare, che la ripudiò, di amanti - uomini e donne - ne aveva diecine).

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A conferma che la virtù in tutta questa faccenda c’entra molto poco, basta d’altronde guardare al doppiopesismo di Renzi, che candida il condannato De Luca alla Presidenza della Campania, ha chiesto al condannato Errani di non dimettersi dalla Presidenza dell’Emilia Romagna, ma da giorni fa di tutto per ottenere le dimissioni di Lupi.

In effetti, il nostro Machiavellino di Rignano sull’Arno è il vero vincitore di questa partita. Dimostra, se ce ne fosse bisogno, di essere un tattico eccellente quanto spregiudicato. Puntava da tempo a riprendersi il settore delle Grandi Opere, l’unico asset strategico ed economicamente rilevante nella vita pubblica a non essere nelle mani del PD (il Ministero dell’Interno è prestigioso, utilissimo se si vuole fare un golpe o evitarlo, ma come potere reale può al massimo far trasferire qualche poliziotto o vendere qualche caserma. Spiccioli, in confronto al valore dell’Alta Velocità, o della Variante di Valico).

Nello stesso tempo umilia ancora una volta NCD, dimostrandone l’irrilevanza. E tanto meno NCD è credibile, tanto più è condannata a sopravvivere attaccata alla maggioranza, come una cozza allo scoglio. Il Premier sa bene di non avere nulla da temere da quella parte. Alfano stesso, pur di non lasciare il Governo venderebbe non solo Lupi, ma anche la sua anima al Diavolo, se solo Satana avesse il minimo interesse ad acquistarla (frequentando l’Inferno in qualità di Diabolus, l’autore di questa rubrica può testimoniare che il Principale non tratta articoli usati).

Dal canto suo il Senatore Quagliariello, che non è un sapido volatile ma un sedicente costituzionalista nonchè coordinatore del Nuovo Centro Destra, non vede l’ora di tornare al governo, sia pure sullo strapuntino degli Affari Regionali. Gli Affari Regionali nel manuale Cencelli contano poco, occupati da uno come Quagliariello non conterebbero affatto, quindi non è impossibile che Renzi, mentre inghiotte il succoso boccone delle Infrastrutture e Trasporti, conceda graziosamente queste briciole al professore di Bari.

In alternativa, in Transatlantico in questi giorni fervono i calcoli, fra i peones di NCD, su quanti posti da sottosegretario potrebbe valere un ministero come quello lasciato libero da Lupi. Parecchi, anche cinque, se scelti nei ministeri meno rilevanti. Inutile dire che gli aspiranti sono molti più di cinque, e che tutti hanno lavorato con entusiasmo per convincere Lupi a fare un nobile gesto, nell’interesse suo, di NCD, del Governo e del Paese.

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Infine il mondo cattolico. Lupi è un importante esponente di Comunione e Liberazione, ma anche CL non è quel monolite che sembra. È nota per esempio l’antica rivalità tutta lombarda fra Lupi e Formigoni. Lupi non si è disperato quando Formigoni è stato costretto a dimettersi. E oggi non si dispera il Celeste ex-governatore lombardo.

E la Chiesa? Lupi il 13 marzo del 2013 corse in piazza San Pietro, all’annuncio della fumata bianca, pronto a festeggiare l’elezione al Soglio Pontificio del cardinal Angelo Scola, arcivescovo di Milano, da sempre legatissimo a Comunione e Liberazione. Pare che a Papa Francesco, pastore mite e cordiale, ma gesuita attento e dotato di eccellente memoria, il “tifo” ciellino per Scola non sia passato inosservato.

Le gelide parole del Cardinale Bagnasco sul “malesempio”, pronunciate proprio in questi giorni, sarebbero tanto più sorprendenti in quanto il vostro blogger, facendo violenza alla sua natura demoniaca, è stato più volte testimone della cordialità anche personale che legava Lupi al capo dei Vescovi italiani. Forse quindi le parole dell’Alto Prelato potrebbero essere state ispirate dall’Alto. E - pur trattandosi di un Cardinale - non ci riferiamo allo Spirito Santo. Poteva Lupi resistere?

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