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Politica

Di Paola: via libera alla riforma o le forze armate si bloccano

Il ministro della Difesa denuncia i ritardi sulle nuove norme del mondo militare. In Afghanistan? Anche dopo il 2014. E sul futuro politico: «Non sono all’altezza».

Giampaolo Di Paola è preoccupato e lancia l’allarme: «Se non si approvasse la legge delega sulla riforma delle forze armate, la nostra operatività sarebbe a rischio». Il ministro della Difesa, 68 anni, un passato da ammiraglio con incarichi ai massimi livelli, a Panorama spiega anche che l’Italia resterà in Afghanistan dopo il 2014 e che il suo futuro non comprende la politica.

Ministro Di Paola, a 30 anni dal Libano, prima missione all’estero, il Parlamento sta discutendo una riforma complessa, con la riduzione di 40 mila militari e 10 mila civili. I tempi si stanno allungando?
Il testo è in commissione al Senato, poi toccherà all’aula e quindi alla Camera. Capisco che si discuta di legge elettorale, anticorruzione, legge di stabilità, e che non siamo «il meglio fico del bigoncio», ma siamo in ritardo nonostante gli appelli del presidente Giorgio Napolitano.

Percepisce una sottovalutazione?
Più che sottovalutazione si tratta di impegni su altre leggi. Con risorse limitate, però, non fare la riforma significherebbe mettere a rischio l’operatività
militare e quindi la capacità di svolgere il nostro lavoro all’estero.

Il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura ha detto che l’Italia dovrebbe ritirarsi dall’Afghanistan prima della fine del 2014. Inoltre, crede che cambierà la politica americana a seconda che vinca Barack Obama o Mitt Romney?
De Mistura ha parlato a titolo personale. La posizione del governo, ribadita da Mario Monti al summit Nato di Chicago nel maggio scorso, è di restare fino alla fine del 2014, né cambierà la posizione Usa perché si tratta di una decisione di tutti i paesi coinvolti.

E dopo che succederà?
Chiariamo un equivoco: fra due anni termina la missione Isaf e ne comincia un’altra diversa che prevederà assistenza economica, politica e militare al governo e alle truppe afghane. Monti ha firmato un impegno di cooperazione strategica con il presidente Hamid Karzai.

Quindi resteranno soldati italiani. Quanti?
Il numero oggi non è quantificabile e se lo fosse non lo direi. Decideranno nel 2013 il nuovo Parlamento e il nuovo governo insieme con gli alleati.

Da quasi 8 mesi i marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in India. A che punto siamo?
Un nostro team è sempre con loro e questo smentisce chi dice che ce ne siamo dimenticati. Tutt’altro. Siamo in attesa della decisione della Corte suprema indiana cui abbiamo ribadito che l’incidente in cui sono morti i pescatori è avvenuto in acque internazionali e che i militari godono dell’immunità perché mandati lì dallo Stato italiano e sulla base di una legge.

L’esperienza di governo sta per finire: le piacerebbe continuare l’attività politica?
No, mi ritirerò com’è giusto che sia vista la mia età alla fine di questa esperienza. La politica è una cosa di altissimo livello, ma non ne sono all’altezza.

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