Politica

Percorso a ostacoli per il governo Letta

Imu, costituzionalità della Severino, decadenza di Berlusconi, voto: l'esecutivo è a un bivio da cui dipende il nostro futuro. Una via obbligata: la pacificazione

PD_marcheLETTA

Il premier Enrico Letta – Credits: ANSA

Cellulari che squillano a vuoto, sms che non ricevono risposta. Oggi nemmeno i più loquaci tra le fila del Pdl hanno violato il silenzio stampa richiesto, attraverso una nota, da Silvio Berlusconi “per evitare manipolazioni”. Il destino del leader del centrodestra resta appeso a un filo. Sulla sua testa incombono infatti la decisione della giunta del Senato sull'immunità che dovrà discutere la sua decadenza da senatore, il divieto di candidarsi previsto dalla legge Severino e, tra qualche mese, anche l'interdizione dai pubblici uffici. I suoi avvocato sono al lavoro per trovare una soluzione mentre, dopo la battaglia dei giorni scorsi tra falchi e colombe sulla tenuta del governo, sembra essere stata siglata una pace armata. Ma tutti i nodi restano ancora da sciogliere.

 

La decadenza di Silvio Berlusconi
Il 9 settembre la giunta del Senato per l'immunità discuterà la decadenza del leader del Pdl dal ruolo di senatore. La maggioranza non è favorevole al Cavaliere. A decidere sarà comunque l'Aula dove è previsto il voto segreto. All'ultimo incontro a Villa San Martino, dove Berlusconi ha riunito lo stato maggiore del suo partito, è stata decisa la linea della fermezza contro qualsiasi ipotesi di prosecuzione di governo delle larghe intese nel caso in cui non venisse garantita, in qualche modo, l'agibilità politica a Silvio Berlusconi. Una questione su cui il Pdl ha chiamato in causa direttamente il Presidente della Repubblica affinché pronunci “parole chiare”.

Il futuro del governo
I ministri pidiellini hanno, negli ultimi giorni, rimesso il proprio mandato nelle mani di Silvio Berlusconi. Ufficialmente si dicono pronti a dimettersi in qualsiasi momento glielo chieda il loro leader. Ma, di fatto, nessuno di loro vedrebbe di buon occhio una crisi di governo in questo momento. In effetti l'unico vero vantaggio immediato di uno scioglimento anticipato delle Camere sarebbe, per Silvio Berlusconi, lo stop alla procedura per la decadenza da senatore. Su una sua eventuale ricandidatura peserebbe infatti l'articolo 1 della legge Severino che lo vieta a chi ha avuto una condanna in via definitiva superiore a 2 anni.

Il parere della Consulta
Le colombe azzurre premono per questa strada e cioè puntare tutto sul ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge Severino. Un eventuale ricorso, infatti, non solo bloccherebbe la decadenza, ma anche la legge stessa non sarebbe applicabile fino a quando la Consulta non si sarà espressa. Ciò non avverrebbe prima di 6-7 mesi durante i quali Berlusconi dovrebbe sì scontare la propria pena, ma non decadrebbe dalla carica di Senatore.

L'amnistia
E' un'idea che è stata avanzata ma che incontra un ostacolo quasi insormontabile: per approvarla serve una maggioranza favorevole dei tre quarti del Parlamento e mai e poi mai Movimento 5 Stelle, Sel, buona parte del Pd e di Scelta Civica darebbe il via libera a quella che nel centrosinistra viene già definita un'amnistia ad personam.

L'Imu
E' la richiesta, non più negoziabile, del Pdl per garantire la tenuta della maggioranza prima ancora che il 9 settembre la giunta del Senato per l'immunità decida se rinviare al voto dell'Aula la decisione sulla decadenza di Silvio Berlusconi. La cancellazione dell'imposta sulla prima casa dovrebbe essere presa entro il 31 agosto perché il 16 settembre va in scadenza. Tuttavia, se il Pdl decidesse di staccare la spina al governo prima del 31 agosto, dovrebbe rinunciare a questa battaglia eventualmente per rigiocarsela in chiave elettorale.

L'ipotesi di nuove elezioni
Sono ciò che chiedono i falchi del Pdl e su cui si starebbe convincendo anche Silvio Berlusconi nonostante i suoi familiari (i figli Marina e Piersilvio in particolare) e gli avvocato (Ghedini e Longo) gli consiglino prudenza. Il lancio di Forza Italia attende solo l'ufficialità, ma la campagna elettorale è già partita. Tuttavia l'ipotesi di elezioni autunnali è quasi impraticabile. Non solo per una questione di tempistica e perché il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha già più volte ribadito di non voler sciogliere le Camere, ma anche perché è all'interno del Pdl, soprattutto tra i governativi, che persistono, al di là delle parole d'ordine, molte resistenze.

La tempistica per votare
Silvio Berlusconi e i falchi del suo partito ipotizzano le urne per la fine di novembre (votando con il Porcellum) ma affinché ciò sia possibile Napolitano dovrebbe sciogliere le Camere entro fine settembre. Cosa che egli ha escluso di voler fare. In caso di caduta del governo partirebbero invece le consultazioni e il Capo dello Stato chiederebbe al dimissionario Enrico Letta di tentare di trovare una nuova maggioranza al Senato. Se Letta fallisse, l'ipotesi più probabile è che Napolitano tenti la via dell'esecutivo istituzionale affidato a Pietro Grasso con l'obbiettivo di arrivare al voto in primavera. Ma è anche possibile che Napolitano decida di dimettersi.

La successione a Silvio Berlusconi
E' il nodo fondamentale che il centrodestra dovrà prima o poi tentare di sciogliere. Oltre a evidenti ragioni anagrafiche che prima o poi si imporranno, esiste la reale possibilità che Silvio Berlusconi non potrà essere il candidato premier del centrodestra già nemmeno alle prossime elezioni. Che contraccolpi ciò potrà avere sulla tenuta del partito è questione al centro delle riflessioni e dello scontro interno. Tempo fa si era ipotizzata la strada delle primarie, ma anche in quel caso ad averla vinta furono gli uomini (ma soprattutto le donne) più vicini al Capo i quali fecero passare la linea che finché ci sarà Berlusconi non c'è bisogno di cercare altre leadership. Una decisione che causò l'addio di pezzi da novanta come Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto che fondarono Fratelli d'Italia. Formalmente il Pdl ha un segretario, che oggi è anche vicepremier e ministro dell'Interno. Ma è chiaro come non sia mai davvero Angelino Alfano a prendere le decisioni che contano. A molti piacerebbe che a succedere a Berlusconi sia un'altra Berlusconi. Ma per ora sia la diretta interessata, Marina, che Silvio hanno detto di no.

© Riproduzione Riservata

Commenti