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Chiamparino lascia la Conferenza delle Regioni

Il presidente lascia ufficialmente per dedicarsi alla sua Regione Piemonte. Ma dietro c'è uno scontro con Matteo Renzi

Chiamparino

Sergio Chiamparino, presidente della conferenza delle Regioni – Credits: Imagoeconomica

Il presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, ha rassegnato oggi a sorpresa le proprie dimissioni alla guida della Conferenza, ufficialmente a causa della difficilissima situazione del bilancio del Piemonte che ha un disavanzo da 5,8 miliardi ("una Regione in queste condizioni non puo' stare in testa alle altre. Devo dedicarmi di piu' alla mia Regione"), ma nella sostanza il malessere del governatore ha una origine lontana, ed è legata ai rapporti diventati sempre più distaccati con il Governo e, secondo alcune voci, anche ad una mancata interlocuzione con il premier Renzi.

Le Regioni, infatti, da una parte vedono ridotto il Fondo sanitario nazionale a 111 miliardi (ne erano stati promessi oltre 113 solo in luglio), dall'altro sentono dire al ministro della Salute Beatrice Lorenzin che "la Sanità delegata alle Regioni è stata un errore fatale''. "Il governatore della Toscana Enrico Rossi ha detto che se il Governo ha lo stesso giudizio della Lorenzin sul governo della sanità, è bene si prenda il settore e lo gestisca. Io sposo in pieno queste parole - ha affermato oggi Chiamparino, nel corso di una affollata conferenza stampa - tra cinque anni faremo un confronto e vedremo se la sanità della Toscana, dell'Emilia-Romagna o del Veneto saranno gestite meglio con una gestione centralizzata. Queste parole sono la cartina di tornasole del giudizio che si ha sulle Regioni e un chiarimento serve a questo punto anche sul ruolo che si pensa debbano avere".

Chiamparino chiede da tempo maggiore dialogo al Governo; oggi è stato costretto a gettare la spugna. Ha incassato l'appoggio di tutti i governatori, che gli hanno chiesto di congelare le dimissioni fino a quando non sarà concluso l'esame della Legge di Stabilità. Lo strappo, tuttavia, resta forte.

Anche sul Fondo sanitario gli interrogativi dei governatori rimangono tutti in piedi: i 111 miliardi per il 2016 sono comprensivi o no degli 800 milioni dei nuovi livelli essenziali di assistenza, dei circa 400 milioni che servono per i contratti dei medici, dei soldi in più, pari a 300 milioni, necessari per finanziare il Piano nazionale vaccini e i farmaci innovativi salvavita (in tutto tra farmaci e contratti circa 1 miliardo)? "Una risposta da parte del Governo non è irrilevante per capire se questo miliardo in più messo in Legge Stabilità nel Fondo sanitario è' sufficiente o no", ha detto oggi senza mezzi termini Chiamparino, il quale tuttavia ha riconosciuto che sulla Legge di stabilità il giudizio "ha elementi di positività", la manovra può essere annoverata nel cosiddetto "bicchiere mezzo pieno, soprattutto per l'extrasanità".

A soddisfare i governatori, soprattutto la questione dei 2,2 miliardi di tagli dovuti alle passate Finanziarie: 1,3 miliardi sarebbero già stati "neutralizzati" e attraverso un meccanismo legato al riacquisto dei bond da parte delle Regioni, anche la restante parte potrebbe essere coperta.

Sullo sfondo, concreto, il disavanzo del Piemonte, certificato dalla Corte dei Conti e il mancato varo, da parte del Governo, del decreto Salva Regioni, visto che la Corte Costituzionale ha imposto di contabilizzare nel bilancio regionale i finanziamenti ricevuti attraverso il dl 35 per il pagamento dei creditori; un precedente che, se applicato a tutte le Regioni che hanno fatto ricorso ai fondi del Salva Crediti, porterebbe a un buco complessivo di 20 miliardi.

Sullo stop all'innalzamento delle tasse da parte degli enti locali, annunciato ieri da Renzi, Chiamparino ha corretto: "Non credo sia possibile, al massimo puo' arrivare una moral suasion".

Solidarietà a Chiamparino, "che lascia la Presidenza della Conferenza delle Regioni per protesta contro un Governo che non mantiene i patti", arriva dal presidente del Piemonte, Roberto Maroni; solidarietà anche dai presidenti dei Consigli regionali.

Per il vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, "questa legge di Stabilità non porterà quell'espansione che il Governo promette al Paese. Non c'è una reale riduzione delle tasse, ma semmai c'è uno spostamento di poste di bilancio".  

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