Matteo Renzi e Giuliano Pisapia
Politica

Bivio a sinistra: Renzi o Pisapia? Comunque sia sarà insuccesso

Il segretario Pd è uscito indebolito dalle comunali e convive con continui scossoni interni. Ma la forza elettorale dell'ex sindaco di Milano è tutta da provare. Ecco perché, divisi, nessuno dei due vincerà

Da una parte Matteo Renzi il toscano, il rottamatore che, se non riuscirà ad andare a Palazzo Chigi finalmente eletto, forse presto sarà da rottamare anche lui. Dall'altra Giuliano Pisapia, il meneghino che rappresenta la novità, anche se ha 68 anni, 26 più del suo quasi rivale.

Eppure, a ben guardare, sono entrambi dalla stessa parte, quel centrosinistra come al solito assediato da mille anime conflittuali e irrisolte, ormai arrivato a un bivio. Quale sarà il suo candidato premier, in vista delle elezioni politiche che Matterella prevede per primavera 2018, a fine legislatura? 

Il segretario del Pd ostenta sicurezza: "Fuori dal partito solo sconfitte". Ma intanto fuori dal partito Giuliano, l'avvocato gentiluomo, richiama attorno a sé tante sigle e tanti umori a sinistra del Pd e non solo, da Bersani a D'Alema, da Fassina a Civati, da Cuperlo a Gotor. Tanti scontenti irritati dal renzismo.

La verità più vera? Né Renzi né Pisapia bastano da soli. Il centrosinistra, diviso, non vincerà. Ecco perché.

Le debolezze di Renzi

Le recenti elezioni comunali sono lì come monito e presagio. La sinistra a livello locale, a parte il caso di qualche candidato noto e simpatico ai più, non si è unificata. E i risultati sono lì belli evidenti: Genova la rossa ora è azzurra, perse anche Piacenza, Pistoia, La Spezia...

Il centrodestra riunito ha avuto la meglio. Anche se al suo interno si vive ugualmente una sfida al vertice, tra il giovane e il vecchio, Matteo Salvini della Lega e Silvio Berlusconi di Forza Italia, sembra essere ben chiaro a tutti che la strada da percorrere sia mano nella mano. E infatti il centrodestra che si compatta vola nei sondaggi, ai danni del Pd renziano. 

L'1 luglio, a Milano per la convention dei circoli, Renzi ha scandito la sua sicurezza concreta: "Senza di noi si perde, centrosinistra senza Pd è da Nobel per la fantasia". Non ha torto. Ma anche Matteo il fiorentino da solo perderà.

Renzi si sente forte del voto che l'ha riportato alla segreteria del Partito democratico, ma dopo le amministrative la sua premiership è ammaccata. Le minoranze interne fremono. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando teme un'alleanza tra Pd e "l'uomo nero", Berlusconi, e auspica un referendum tra gli iscritti

Come se non bastasse da Luciano Violante, autorevole voce dem, arriva la bocciatura di Renzi. Il suo uomo ideale? Paolo Gentiloni. A Radio Radicale l'ex presidente della Camera è chiaro: "Credo che Renzi sarebbe molto apprezzato se dicesse 'questo presidente del Consiglio ha fatto bene, io faccio un passo indietro e candido lui'". 

La forza troppo oscura di Pisapia

Sempre l'1 luglio, Giuliano Pisapia ha cercato di unificare attorno a sé il centrosinistra sotto il segno di "Insieme". Lo ha fatto a Roma, in Piazza Santi Apostoli, luogo simbolo delle vittorie dell'Ulivo e dell'Unione. Ha ammonito il Pd: "Da soli non si va da nessuna parte". Chiedendo però "una netta discontinuità" con il programma portato avanti da Renzi. Insieme, quindi, ma contro Renzi e renziani. Alla sua corte c'erano le varie anime politiche e sociali a sinistra del Pd e quelle moderate, come il Cd di Tabacci. 

Pisapia ha in comune con Renzi il suo passato da sindaco, l'uno di Milano, l'altro di Firenze. Il dubbio però è: l'avvocato discreto, che ha preferito non ricandidarsi dopo il primo mandato, che appeal ha varcate le frontiere lombarde?
Non è certo scelta casuale quella di Roma per la manifestazione di "Insieme": propaganda al di là dei confini patri.

La forza elettorale di Pisapia è tutta da scoprire. Oscura. Troppo oscura. E poi neanche lui è esente dall'incorreggibile vizio "mancino" di non essere mai in sintonia. L'estrema sinistra già borbotta. Pisapia? È troppo "fumoso ed equibrista", secondo Tomaso Montanari, presidente di Libertà e Giustizia. Deluso anche Nicola Fratoianni, leader di Sinistra italiana, che si definisce "perplesso".

Che sia Renzi, che sia Pisapia, in solitaria è certa la via: sarà un insuccesso.

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