Politica

Caso Mulè: il dibattito continua

Dopo la sentenza che ha condannato il direttore di Panorama e due giornalisti della nostra testata: le reazioni del mondo della politica e del giornalismo. Tutti gli articoli sul caso Mulè

Il procuratore della repubblica, Francesco Messineo e il sostituto procuratore, Antonio Ingroia. ANSA/MIKE PALAZZOTTO

ll giorno seguente alla condanna a 8 mesi inflitta dal Tribunale di Milano al direttore di Panorama, Giorgio Mulè e ai giornalisti Andrea Marcenaro, Riccardo Arena, per diffamazione nei confronti di Francesco Messineo, procuratore capo di Palermo, il dibattito continua e non si arresta.
Dopo la solidarietà che ieri è stata espressa dal presidente del gruppo Mondadori e Fininvest, Marina Berlusconi e dal un fronte trasversale Pd e Pdl, oltre ad associazioni (Articolo 21 di Beppe Giulietti), dalla Fnsi e dall’Ordine dei giornalisti, la politica s’interroga sull’ennesima condanna che viene inflitta ai giornalisti.

“La condanna al carcere per diffamazione di Giorgio Mule', Andrea Marcenaro e Riccardo Arena rilancia l'esigenza di un'immediata riforma nella quale devono avere un ruolo fondamentale sia la rettifica, sia le sanzioni disciplinari, sia l'istituzione di un Giuri' per la lealta' e la correttezza dell'informazione'', sostiene Giancarlo Ghirra, segretario del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti,  che chiede anche ''un intervento contro le querele intimidatorie e temerarie''.  ''Non vogliamo difese corporative - precisa Ghirra in una nota - ma il rispetto delle norme europee. Rispetto alla sanzione penale e' da preferire quella ordinistica. Si tratta di una sanzione severa, perche' incide direttamente sulla vita professionale del giornalista. Pertanto andrebbero previste nuove modalita' disciplinari che prevedano tempi piu' brevi e sanzioni non aggirabili, evitando quanto successo in passato, quando giornalisti sospesi o radiati hanno continuato a scrivere''

A tuonare contro la decisione Daniela Santanchè: “Dove sta il confine tra il giornalismo d'inchiesta e la diffamazione? Esso risiede nella verita' e la verita' e' data dai fatti. E' vero o non e' vero cio' che hanno scritto i giornalisti di Panorama che vengono ingiustamente condannati al carcere? E' vero o no che la procura di Palermo da decenni e'un verminaio di fazioni infiltrata da ambizioni personalistiche e protagonismi politici? E allora: come fa Messineo a sentirsi diffamato? La verita' e' che in Italia se il giornalista e' di centrodestra paga dazio,altrimenti no. Una autentica indecenza. A Mule' e a Panorama la mia solidarieta'''.
Un dibattito che ha attirato l’attenzione del capogruppo alla Camera di “Fratelli d’Italia”, Giorgia Meloni:  “Queste condanne rappresentano un nuovo attacco alla liberta' di stampa da parte di procure ideologizzate che, evidentemente, utilizzano la legge per difendere la loro categoria e non per fare giustizia. La diffamazione e' un reato che deve essere condannato sempre, anche quando riguarda testate politicamente 'affini' al pensiero dominante delle procure”.

Preoccupato anche Stefano Dambruoso, ex magistrato e deputato di Scelta Civica: “Condannare alla restrizione della liberta' personale, anziche' alla rettifica o alla pena pecuniaria, per il reato di diffamazione a mezzo stampa, rischia di minare in modo irreparabile la liberta', e' necessario una modifica legislativa”.
Ed è sulla legge che si concentra Pino Pisicchio, presidente del Gruppo Misto alla Camera: “Il carcere per i giornalisti e' una misura iniqua e profondamente sbagliata sotto ogni punto di vista. Per rimediare a questa stortura abbiamo gia' presentato, con il sostegno di associazioni per la difesa della liberta' d'espressione, tra cui Art.21, proposte di legge contro la detenzione per i reati a mezzo stampa, che prevedono anche una riforma dell'ordine”.

Ma non c’è chi abbia mancato di notare la scarsa attenzione da parte di alcuni organi di stampa sul caso, come la deputata del Pdl, Gabriella Giammanco: “Nessun titolo, nessun articolo. Nessuna delle 'grandi penne  italiane ha firmato vibranti editoriali a difesa della liberta' di stampa, pilastro della democrazia. Niente. Se non fosse stato per il Giornale, la condanna a otto mesi di carcere per omesso controllo inflitta al direttore di Panorama, Giorgio Mule', e a un anno a un suo giornalista per diffamazione - ai quali va tutta la mia solidarieta' - sarebbe stata accolta dal totale silenzio''.
“Ogni volta che un giornalista viene condannato al carcere per le idee espresse tutti noi perdiamo un pezzo di liberta'.

"Una norma che abbiamo invano tentato di cambiare gia' nella scorsa legislatura, certe barbarie devono scomparire dalla nostra legislazione. Noi dobbiamo tutelare la buona reputazione dei cittadini e dunque chi sbaglia e diffama a mezzo stampa e' sacrosanto che paghi ma il carcere non puo' essere la soluzione: per questo esprimo la mia solidarieta', a di la' delle idee espresse, al direttore di Panorama Giorgio Mule' e ad Andrea Marcenaro”, dice Davide Caparini della Lega Nord.

Per Roberto Capelli, deputato del Centro Democratico: “Siamo convinti da tempo che sia del tutto sbagliato che in una democrazia si possa mandare in carcere un giornalista per le cose che scrive. La legge attuale va modificata: bisogna tutelare i terzi vittime di diffamazione, ma esistono strumenti sanzionatori dall'efficacia dissuasiva assai maggiore del carcere”.

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