Politica

Caso Grillo-Alde-Farage: cosa pensa la base grillina

Sui social network gli elettori si dividono ed è il caos. Ma la maggioranza degli attivisti è ancora con Beppe

Grillo-Farage

Nella combo, Beppe Grillo durante l'apparizione a 'Porta a Porta' il 19 maggio 2014, e il leader dell'Ukip Nigel Farage (d). – Credits: ANSA

Che grande errore sarebbe ora pensare che dopo il disastro politico e d'immagine che il Movimento 5 Stelle ha subito nelle ultime 48 ore, la base grillina sia pronta a voltare le spalle ai propri leader. Le critiche per la gestione dell'operazione Alde ci sono, in alcuni casi anche vibranti, ma sembrano destinate a rientrare. Soprattutto dal momento che gli altri partiti non risultano ancora in grado di intercettare un malessere intorno alla gestione del partito che, già dopo i casi "firme false" e "flop giunta Raggi" a Roma, tende ormai ad allargarsi.

LEGGI ANCHE: I liberali europei dicono no a Beppe Grillo LEGGI ANCHE: Se l'Europa non è il suo blog


Molti si stanno sfogando sul blog e sui social. Ma la maggioranza continua a credere soprattutto alla narrazione grillesca secondo cui la colpa di tutto è sempre degli altri: poteri forti, media, altri partiti. E del solito perfido establishment, che anche questa volta “ha tramato contro di noi”. Il passaggio dall'alleanza con Ukip, il gruppo più anti-europeista d'Europa, sponsor dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione, a quello più liberale ed europeista dell'Europarlamento del “traditore” Guy Verhofstadt, si è rivelata una mossa suicida? “Il diniego di ALDE ha certificato la coerenza politica del M5S contrario all'establishment liberticida” la spiegazione di un commentatore al post in cui Beppe Grillo annuncia il ritorno dei 17 eurodeputati grillini sotto l'ala di Farage.

Un ritorno non indolore visto che se l'obbiettivo dei pentastellati era quello di allearsi con l'Alde per staccarsi da un gruppo troppo eterogeneo come l'Ukip (27 deputati di 7 diversi Paesi) che dopo Brexit aveva esaurito la propria spinta propulsiva. I pentastellati volevano dunque contare di più in Parlamento senza perdere i 680mila euro di finanziamenti a loro destinati. Ecco dunque che lo stop dei liberali e il ritorno in ginocchio da Farage significano, comunque la si voglia leggere, che quell'obbiettivo è stato clamorosamente mancato.

Da oggi il M5S in Europa sarà infatti ancora più debole e rischia di contare ancora meno di prima. Se il leader di Ukip ha acconsentito a riammettere i deputati pentastellati è perché i matrimoni d'interesse non piacciono solo all'ex comico genovese e al suo socio a capo di un'azienda di comunicazione che in Europa ha molti interessi. Adesso Farage potrà infatti contare su 17 deputati che, almeno per un po', non potranno sgarrare.

Ha preteso e ottenuto la testa del tessitore dell'accordo con Alde David Borrelli, l'eurodeputato veneto ormai ex co-presidente del gruppo Efdd. Ha preteso e ottenuto la rinuncia al controllo di alcune commissioni e il timore, per chi da quasi tre anni lavora a Bruxelles, è che si tratti di quelle su diritti civili, giustizia, immigrazione e ambiente. Ha preteso e ottenuto che il M5S si impegni a organizzare in Italia un referendum anti-euro (che Luigi Di Maio ha già dichiarato di voler appoggiare).

Siamo caduti in una trappola”, “abbiamo fallito ma non per colpa nostra”. L'umore della base, che a grande maggioranza (almeno quella che si era palesata in occasione della votazione on line) si era espressa a favore della svolta europeista, è soprattutto questo. Certo, non mancano i delusi, gli scettici, i dubbiosi. Oggi forse più di prima. “Percepisco solo un continuo clima semipropagandistico – si lamenta qualcuno - uscire dall'euro, ok, ma spiegateci come organizzate il dopo”.

Mi chiedo se abbiamo gli uomini giusti per costruire una possibile squadra di governo – è il commento di un altro - perché si parte da qui, da portavoce competenti a rivestire ogni tipo di incarico. Li abbiamo? Il rifiuto di costruire una “classe dirigente”, che poi non è una parolaccia ma indica chi di politica ne capisce più di me, potrebbe costarci caro”.

I diretti interessati, ossia i 17 eurodeputati sballottolati come pacchi da una parte all'altra e che fino all'apertura delle votazioni on line nemmeno avevano chiaro cosa stesse accadendo, sembrano i più disorientati. Se Marco Affronte, vicino al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ha deciso di andarsene e approdare con i Verdi (a proposito, Grillo gli ha intimato di pagare 250 mila euro di penale o di dimettersi dal M5S), Dario Tamburrano ha vergato un post cripto-anatomico dal titolo “Il secondo cervello” posizionato nella sua “Pancia” in cui si firma un Dis-Adattato e poi ha osannato Farage: “un vero lord”.


Marco Valli aveva già detto la sua l'8 gennaio ritwittando una vignetta di @marionecomix. Idem Marco Zanni. Sulla stessa linea anche il deputato ultraortodosso Carlo Sibilia, bacchettato da Grillo e Casaleggio per essersi dichiarato contrario all'unione con Alde ma che poi si è ripreso la rivincita con un post vagamente provocatorio.


L'altra vittima sacrificale, oltre a Borrelli, Fabio Massimo Castaldo (lanciatissimo all'epoca del direttorio che doveva telecomandare Virginia Raggi all'inizio della sua “avventura” in Campidoglio) tace. Ma l’account Twitter dell'Efdd (il gruppo di Farage) ha annunciato ieri che non sarà più il candidato del gruppo a vice presidente del Parlamento Europeo.


Sulla pagina di Beppe Grillo il post che annunciava l'avvenuta Skype call con Nigel Farage ha ottenuto un migliaio di condivisioni e circa 1.500 mi piace di cui 1.300 pollici alzati, 57 cuoricini, 128 risate, 9 facce arrabbiate, 5 sorprese e una in lacrime. A dimostrazione che la maggioranza del “popolo dei social” è sempre con Beppe.


Basta poi risalire al profilo di chi ha lasciato i commenti più critici – tipo Bepi Crux che ha scritto: “In Italia ci sono 40.654 persone certificate (i votanti a favore dell'alleanza con Alde, ndr) che non contano niente” - per rendersi conto che sono in maggioranza elettori di altri partiti. Qualcuno azzarda a dichiararsi, dopo la figuraccia del giorno primo, un elettore ormai pentito. Come Salvatore Cataldi che però sul suo profilo non ha nemmeno una foto che richiami una qualche militanza nel M5S.

La base infatti, quella vera, non ci pensa nemmeno a mollare Beppe. "Al netto di tutto – scrive Geom Socio - questa cosa credo sia la prima cazzata. Il resto è un'amplificazione dei media. Possiamo dire che questa è la prima cazzata evidente che hanno fatto”. Una tirata d'orecchio e via, si riparte. Almeno per ora.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>