Politica

"Cari colleghi onorevoli, ecco come si campa con 2.500 euro"

Mario Sberna, deputato di Lista Civica, ha già versato in beneficenza il resto del suo stipendio da parlamentare

Mario Sberna, deputato Scelta Civica (Credits: Cerroni/Imagoeconomica)

Da circa un mese e mezzo il suo stipendio mensile è passato da 2.500 euro a 12mila, ma Mario Sberna, deputato di Scelta Civica, padre di 5 figli, ha già effettuato i suoi primi bonifici. Come promesso, a parte le 600 euro per dormire dalle Suore Operaie di via Marsala, non tratterrà un euro in più di quanto guadagnava nella sua “vita di prima”. Che farà con il resto? Lo devolverà ai poveri.

On. Sberna, facciamo due conti: quanto guadagnava prima e quanto guadagna adesso?

Guadagnavo 2.500 euro al mese e oggi continuo a guadagnane 2.500. Non un euro in più. Che sarebbe rubato. Tra mia moglie che lavora part time per 800 euro e le 400 che, da circa un anno, versa in casa mio figlio Francesco di 23 anni - che ha uno stipendio di 920 euro - in casa entravano e continuano ad entrare circa 3.700 euro di cui 608 se ne vanno per il mutuo della casa e qualcos'altro per la rata della macchina.

Voi siete in sette: lei, sua moglie e cinque figli. Ce la fate?

Se ci sono famiglie che ce la fanno con 1.200 euro, ce la possiamo fare benissimo anche noi. Non ci serve nulla di più, ma non possiamo permetterci, d'altra parte, nulla di meno.

La deputata grillina Giulia Sarti ha rivelato a Panorama.it di aver speso, nel suo primo mese nella Capitale, circa 4mila euro...

E' una cifra assurda, una sparata.

Lei come fa a spendere di meno?

Sto dalle suore operaie a 600 euro al mese, mi muovo solo a piedi e con i mezzi pubblici, a pranzo preferisco non abbuffarmi e alla mensa della Camera ci sono andato finora solo un paio di volte. Preferisco l'autogrill di via del Corso o una pizza al taglio dove spendo non più di 3 euro. La sera non vado mai a cena fuori perché significherebbe spendere minimo 30-40 euro a pasto e mi accontento della minestrina delle suore e della carne avanzata dal loro pranzo. Ed è falso parlare di spese di trasporti, perché noi abbiamo una tesserina per cui, ovunque abiti, vai e torni gratis.

E non si tolto finora nemmeno un piccolo sfizio?

Ho comprato solo un computerino portatile, ma non per sfizio. Ne ho effettivamente bisogno. E visto che se non fossi stato eletto, non mi sarebbe mai servito, è chiaro che tratterrò le 350 euro che ho speso, come le 600 per l'alloggio dalle suore. Perché, come ho detto, non ho bisogno di nulla di più, ma non posso permettermi di rinunciare a 1 euro di quello che mi serve per mandare avanti la mia famiglia.

Lei il collaboratore ce l'ha?

No.

E come la mette con le tasse che dovrà pagare a fine anno?

Quando si tratterà di pagare le tasse, invece di devolvere la solita cifra, devolverò di meno. A chi si preoccupa di queste cose dico: “Ma state sereni, che del doman non c'è certezza!”.

Eppure qualcuno l'ha criticata...

Sì, Patrizia Terzoni, deputata grillina. Si è permessa di invitare i giornalisti ad indagare su di me. Mi sono arrbbiato moltissimo.

A proposito di grillini, che ne pensa della retromarcia che stanno facendo loro sulla restituzione della diaria?

Capisco che chiunque si ritrovi all'improvviso sul conto corrente 20mila euro possa sbarellare.

Ma penso anche che finalmente c'è qualcuno che, dopo averlo detto in campagna elettorale, ci si è messo a ragionare. Partiti storici, che avevano parlato di “Roma ladrona”, non hanno mai fatto nulla di simile, nemmeno a livello di dibattito interno.

Ma secondo lei, perché ne stanno ancora discutendo dopo aver preso un impegno con i loro elettori?

Le racconto un aneddoto che riguarda me e la mia famiglia: il 27 d'aprile scorso, mia moglie Egle e mia figlia Letizia decidono di andare a fare la spesa. Essendo già successo molte volte che al momento di pagare non c'erano i soldi sufficienti sul bancomat, prima di uscire abbiamo controllato on line il conto corrente e ci è cascato a tutti e tre il mento!

Choc da neo-ricchi?

Esatto! Non c'erano mai stati più di 3mila euro e all'improvviso ce ne siamo ritrovati 23mila. Ci siamo guardati a lungo in silenzio. Poi mia figlia è esplosa: “Papi, tutti questi soldi!” Allora ho stampato quel conto corrente e a cena l'ho messo in tavola e con mia moglie e i miei cinque figli ci siamo proprio detti: “E' arrivato il momento che aspettavamo”.

Cioè?

Mantenere quello che ci eravamo impegnati a fare: non cambiare il nostro stile di vita e devolvere questi soldi a chi ne ha sicuramente più bisogno di noi.

Tutti contenti?

Ci abbiamo scherzato su e non sono mancate le battute. I miei figli mi hanno tentato con il sogno della mia vita: una Harley Davidson. Mia moglie ha pensato alla sua cucina vecchia di 30 anni. Ma al di là degli scherzi, le assicuro che non è stato facile per me, che sono un padre di famiglia, andare il giorno dopo a fare quei bonifici perché la tentazione di tenersi tutto c'è sempre e bisogna avere la forza di ricordarsi delle persone che stanno vivendo sulla loro pelle la sofferenza.

E l'idea di garantire un futuro più agiato ai suoi figli non l'ha nemmeno sfiorata?

Io ricordo quando da ragazzino andavo a giocare a casa del figlio di un medico e il dislivello tra lui e noi più poveri, figli di operai, era tale da farci sentire tutti in imbarazzo. Allora immagino cosa ne sarebbe, per esempio, dei rapporti tra la mia figlia più piccola, Aurora, e i suoi amichetti. Non credo le farebbe bene.

Non è un po' demagogico tutto ciò?

Non può essere demagogia dare via per davvero il grosso di quanto ti entra in tasca, anche perché sarebbe una demagogia che costa molto. Mentre chi fa demagogia, di solito, non ci rimette niente.

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