Politica

Braccio di ferro tra i partiti sulla legge elettorale

Dalla battaglia sul nuovo sistema di voto passa il futuro della legislatura. Ecco  posizioni dei principali partiti presenti in Parlamento

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FOTO DI REPERTORIOFoto LaPresse28-03-2012Alfano Bersani Casini

Alla fine la quadra si troverà, ma sulla legge elettorale mai dire mai, su un sistema che premia i partiti più forti, garantendo la possibilità di un'alternanza tra centrosinistra e centrodestra, ma senza lasciare sbarrata la strada alla possibilità di una nuova grande coalizione per il 2013?

A questo approdo si potrebbe arrivare secondo quanto prevede almeno per ora  il borsino di Montecitorio. Questa potrebbe essere la sostanza politica dell'accordo per il quale i partiti della "strana maggioranza" che sostiene il governo Monti potrebbero trovare. Con una sola incognita però: l'Udc di Pier Ferdinando Casini che d'un colpo vedrebbe la strada bloccata a quelle che sono le sue opzioni principali da sempre: sistema proporzionale nell'assegnazione dei seggi e preferenze.

Insomma, se Pd e Pdl ormai sembrano convergere sull'idea di abolire le coalizioni forzose, nelle quali, come avviene con l'attuale legge elettorale, il cosiddetto porcellum (premio di maggioranza al 54 per cento a chi vince, soglia di sbarramanento alle coalizioni del 4 per cento e soglia si sbarramento appena al 2 per cento per i partiti che si coalizzano) anche i più piccoli dettano legge, altro è il discorso per l'Udc. E per il suo sogno di fare l'ago della bilancia un po' in stile prima Repubblica. Allo stato attuale il borsino delle trattative sulla riforma della legge elettorale segna che Pd e Pdl potrebberto essere d'accordo sull'assegnazione del premio di maggioranza alla lista. Nel Pdl già dicono "Così Silvio Berlusconi è più sicuro che si candiderà". E certamente la stessa cosa la possono dire nel Pd dove così è simmetricamente più sicuro che il candidato premier sarà il segretario Pier Luigi Bersani.

Il Pd cederebbe dunque sul sistema di coalizione, ma in cambio il Pdl dovrebbe cedere sulle preferenze. Il sistema prediletto del Pd è il cosiddetto spagnolo con un mix di provincellum. Tradotto, come spiega a Panorama.it Erminio Quartiani deputato del Pd e esperto di legge elettorale, significa che ci saranno liste plurinominali (più di uno per lo stesso partito) ma con meno candidati di quelli di oggi (bisognerà prendere molti più voti di ora per entrare in Parlamento) e un'altra parte di sistema di assegnazione dei seggi attraverso i collegi. Un sistema uninominale (uno solo per partito) che scatta su base proporzionale: vincono la lista e il candidato collegato sulla base dei voti ricevuti. Ma questa scelte mette ancora in fibrillazione il Pdl e non solo gli ex An ma anche forzisti come Maurizio Lupi e Raffaele Fitto ad esempio preferirebbero che i seggi fossero assegnati con le prefrenze e non con i collegi.

Spiega a Panorama. it il deputato Pdl Giorgio Simeoni, forzista della prima ora: "Nei partiti che hanno radicamento territoriale se si viene eletti in un solo collegio, poi il rischio è che se tu sei radicato anche in un altro i tuoi elettori non votano un altro seppur sia sempre del tuo stesso partito". Ma questo è un problema anche del Pd. Spiega Stefano Graziano, deputato ex Udc vicino a Marco Follini: "Le preferenze per me potrebbero essere anche un sistema per combattere l'antipolitica".

Come lui la pensano anche molti degli ex popolari del Pd. Insomma gli ex dc nati in un partito che fece delle preferenze una delle leve principali del suo sistema di potere. Ma le preferenze le vede come fumo negli occhi Bersani. Quartiani spiega perché: "Fuorono una delle cause principali della degenerazione dei partiti della Prima Repubblica".

Oltre che le preferenze sono anche molto dispendiose per le casse dei partiti. Insomma, sarà ora la volta buona che la telenovela sulla riforma della legge elettorale, tanto sollecitata dal capo dello Stato Giorgio Napolitano, arrivi alla puntata finale? Panorama.it riassume le posizioni storicamente avute dai partiti della cosiddetta Seconda Repubblica.

Pd. Sistema uninominale a doppio turno. Questo era scritto nel programma del primo Ulivo che portò nel '96 per la prima volta al governo Romano Prodi. Il Mattarellum e cioè il sistema di elezione uninominale con una quota di assegnazione proporzionale del 25 per cento, che fu alla base del bipolarismo tra le coalizioni di centrodestra e centrosinistra con premio di maggioranza, "fu una mediazione" con gli avversari, spiega Quartiani.

Pdl. Se in principio Forza Italia sposò il Mattarellum per poi, come Pdl, convergere sul Porcellum, una costante dell'opzione principale del centrodestra è stata sempre quella per il premio di maggioranza e il turno unico. Gli elettori di centrodestra vanno meno volentieri a votare dopo quindici giorni e poi essendo il Pdl un partito leaderistico il sistema a turno unico evita la presentazione di una lista con un terzo incomodo come candidato premier.

Udc: Sistema proporzionale e preferenze.

Sel: Sistema proporzionale. "Ma certamente a noi il sistema di coalizione va bene, se invece si va al sistema di lista alla quale va il premio di maggioranza è chiaro che a sinistra la parte del leone la fa il Pd".

Lega Nord: una vera preferenza per il sistema di legge elettorale il Carroccio non lo ha mai espresso. Sia che si tratti di proporzionale che si tratti della legge elettorale attuale il Porcellum, che così si chiama dalla definizione("Una porcata") della stessa legge che dette il leghista Roberto Calderoli, alla Lega interessa garantirsi la rappresentanza in tutte le realtà del Nord e un peso sufficiente a livello nazionale, qualsiasi maggioranza governi.

IdV: la posizione del partito di Di Pietro è ufficialmente a favore del ritorno al Mattarellum, ma i maligni sospettano che sotto sotto non gli andrebbe male mantenere il Porcellum che conferisce un grosso potere di interdizione ai piccoli partiti all'interno delle coalizioni.

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