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Bersani - Berlusconi: 'Bersanoni', il patto anti Monti

Il pareggio a Palazzo Madama è più che possibile. Il Professore ci scommette per tornare a Palazzo Chigi. Ma Bersani e Berlusconi hanno un accordo verbale: «Mai più Mario premier con i voti di Pd e Pdl».

L'aula del Senato (Credits: Paolo Tre/A3/Contrasto)

Alla fine della fiera elettorale, ridimensionato com’è nei sondaggi, la scommessa di Mario Monti sarà una sola: fare ottenere alle due principali coalizioni, quelle guidate da Pier Luigi Bersani e Silvio Berlusconi, un pareggio tecnico al Senato. Un risultato che permetterebbe al Professore di insinuarsi nella conseguente ingovernabilità e offrirsi come salvatore della patria (vedi alla voce premier) anche grazie alla spinta di mercati e lobby mondiali. Monti reloaded, insomma.

In effetti, la vittoria del centrosinistra non è poi così in discesa. Serve fare di conto con gli ultimi sondaggi elettorali per intendere come l’ultimo miglio elettorale potrebbe regalare un colpo di scena clamoroso. Per il Senato il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale. E al centrodestra berlusconiano basterebbe imporsi in Lombardia più un’altra circoscrizione pesante tra Veneto, Sicilia e Campania (in tutte e tre gli istituti demoscopici segnalano un testa a testa) per pareggiare i numeri nell’emiciclo di Palazzo Madama. Se fosse questo il risultato, diventerebbero decisivi i voti dei 4 senatori a vita, esattamente come fu nel 2006 per il governo di Romano Prodi (e si è visto come andò a finire). Giulio Andreotti ha difficoltà a uscire di casa per motivi di salute. Restano Emilio Colombo e Carlo Azeglio Ciampi, entrambi di area di centrosinistra ma non proprio presentissimi in aula.

Per formare una maggioranza, seppure risicata, diverrebbe fondamentale il voto dello stesso Monti, nominato a vita da Giorgio Napolitano. Il Professore in caso di pareggio non sosterrebbe altro premier all’infuori di sé, pur di vincere la scommessa di cui sopra. Che però, almeno al momento, sembra assai azzardata (poi chissà: l’Italia politica è pur sempre il regno del possibile). Chiamatelo pure «Bersanoni», ma l’unico punto di contatto tra Bersani e Berlusconi è un accordo non scritto, confermato a Panorama dai rispettivi staff: qualsiasi sia il risultato delle urne, Monti non sarà mai più presidente del Consiglio. Almeno non con i voti parlamentari di Pd e Pdl: «Abbiamo già dato, grazie».

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