Berlusconi-Santoro visto da un americano
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Berlusconi-Santoro visto da un americano

Stacy Meichtry, del Wall Street Journal, paragona Servizio Pubblico a quanto offre la politica in tv negli Stati Uniti

Uno spettacolo più che una trasmissione d'informazione. Insieme ad altre nove milioni di persone, Stacy Meichtry, giornalista del prestigioso e autorevole Wall Street Journal, ha seguito il duello tra Michele Santoro e Silvio Berlusconi a Servizio Pubblico. Per un americano (a Roma da molto tempo), profondo conoscitore della comunicazione politica negli States e in Italia, quella andata in onda su La7 è apparsa una trasmissione "insolita". "Nel senso - spiega il corrispondente - che negli Usa non esistono programmi d'informazione in cui ci sia un rapporto così conflittuale tra intervistatore e intervistato. I toni sono più neutri".

Solo in alcune trasmissione di satira ( di grande successo), nei talk show comici di seconda serata, come The Colbert Report di Stephen Colbert, o come The Daily Show di John Stewart, il conduttore utilizza uno stile così incalzante, con un'interlocuzione che è fatta non solo di domande, ma anche di battute. "Non voglio certo paragonare quello di Santoro a un programma di satira - dice Meichtry - Considero la sua trasmissione molto seria, ma quello che voglio dire è che ieri sera, in alcuni tratti, è apparsa più un programma di entertainment (o infotainment, l'informazione come ingrediente base dello show) che un dibattito televisivo pre elettorale".

Chi abbia vinto il duello, per il corrispondente del WSJ è ovvio, ma preferisce - in nome della deontologia professionale - non dirlo. Spiega ancora, invece, quali siano le differenze tra una trasmissione come quella andata in onda ieri e i programmi offerti dal panorama televisivo americano. "Da noi, non esistono formati come quello adottato da Michele Santoro in questa occasione. Due ore mezza di trasmissione con un solo personaggio che rispondeva alle domande di ben quattro giornalisti, questo uno contro tutti, non è un format utilizzato negli Usa, dove al massimo abbiam o mezz'ora, un'ora di intervista, con un personaggio politico".

Ma, ovviamente, anche Stacy Meichtry sottolinea la straordinarietà dell'avvenimento. "C'erano tutte le premesse affinché diventasse uno show e che attirasse, come poi è successo, un notevole pubblico. Vedere salire Michele Santoro e Silvio Berlusconi sullo stesso palcoscenico era già in sé un evento, e i due hanno onorato l'avvenimento, anche recitando la propria parte, come da tradizione nella commedia dell'arte. E Berlusconi ha sorpreso tutti, non lasciando la scena, come molti, invece, si aspettavano".

Nulla a che vedere, quindi, con i compassati dibattiti televisivi statunitensi. Nella recente campagna, elettorale, i tre tra Barack Obama e Mitt Romney sono stati all'insegna del fair play e solo in occasione del secondo (quello in cui il presidente doveva recuperare terreno sul rivale che lo aveva surclassato nel primo match televisivo) si è vista qualche scintilla. Scaturita dallo scontro tra i due, non certo per merito del giornalista che conduceva il duello.

Più in generale, sui grandi network televisivi americani è molto difficile trovare una situazione in cui l'intervistatore "litiga" con l'intervistato. Allo stesso Barack Obama è successo un paio di volte. Quando era candidato democratico fu protagonista di un duello televisivo con l'Anchor Man di Fox News Television, Bill O'Reilly, mentre nel 2011 chiuse un'intervista con Bard Watson della texana WFAA con un: "la prossima volta che mi fai un'intervista, lasciami finire di rispondere alle tue domande".

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Michele Zurleni

Giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori

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