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Politica

Agenzia delle Entrate: i motivi dello scontro Orlandi-Zanetti

Tutto inizia dai 767 dirigenti illegittimi. E finisce con la richiesta di dimissioni di Orlandi da parte di Zanetti. Ma il Ministro Padoan lo mette a tacere

Rossella Orlandi se ne deve andare. Anzi no. È scontro aperto nel governo sul ruolo, e sulla direzione, dell'Agenzia delle Entrate, dopo che il sottosegretario all'Economia Enrico Zanetti aveva, di fatto, pronosticato le dimissioni di "lady Fisco", che da settimane lamenta le difficoltà dell'amministrazione fiscale.

Nel primo pomeriggio, infatti, arriva la difesa di Pier Carlo Padoan che, con una nota del ministero, si schiera a fianco di Orlandi e ribadisce il ruolo "cruciale" dell'Agenzia, seppure nella rinnovata strategia messa in campo dal governo per la lotta all'evasione fiscale. Parole che fanno infuriare il leader di Scelta Civica che si spinge a chiedere, subito, un "chiarimento politico" all'interno del governo, con premier e ministro dell'Economia.

Tutto inizia con i dirigenti "illegittimi"

Il "caso Entrate", scoppiato in realtà in primavera dopo che la Consulta aveva dichiarato illegittimi 767 dirigenti nominati senza concorso pubblico, anima sotto traccia da mesi un braccio di ferro all'interno della maggioranza, tra chi propendeva per una "sanatoria" che non bloccasse il lavoro dell'Agenzia e chi invece, Scelta Civica in testa, puntava a una soluzione di rigore che passasse attraverso il solo concorso e senza alcuna forma di favoritismo verso i dirigenti 'declassati'.

Dirigenti che però, in molti casi, ricoprivano il loro ruolo da anni (alcuni da più di dieci) e che ora in massa stanno facendo causa a Palazzo Chigi e all'Agenzia proprio per vedere riconosciuto un diritto "maturato sul campo".

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso, almeno di coloro che sono scontenti della direzione Orlandi, è stata l'ultimo "grido di dolore" lanciato dal capo del fisco giovedì scorso, sul rischio di "morte" delle agenzie che in questi mesi hanno resistito solo grazie alla buona volontà dei dipendenti.

L'affondo di Zanetti

Ecco che dalle pagine di Repubblica arriva l'affondo di Zanetti, secondo il quale se il direttore delle Entrate "continua a esternare il suo malessere e a dire che così l'agenzia muore, le dimissioni diventano inevitabili".

Una esternazione, quella del sottosegretario del Tesoro, che però fa trasalire la sinistra Pd, già in trincea contro la scelta giudicata "pro-evasori" di alzare la soglia del contante: le affermazioni di Zanetti sono "inaccettabili. Ancora un segnale preoccupante che nel governo c'è chi lavora per allargare le maglie della lotta all'evasione fiscale. È il momento che Padoan chiarisca la posizione del governo", è la richiesta che arriva da Roberto Speranza, seguito dai "fuoriusciti" Fassina e Civati ma anche da Sel.

Reazioni a caldo che scatenano una raffica di commenti dei renziani, che accusano la sinistra Dem di pensare solo a far polemica mentre il governo la lotta all'evasione la porta avanti coi fatti. E che fanno sorridere Zanetti, convinto che aver fatto "imbestialire l'intera sinistra" significhi che si sta muovendo "nel giusto".

La difesa di Padoan

Ma a gelare il leader di Scelta Civica arriva la nota del Tesoro che, di fatto, blinda Orlandi in sella all'Agenzia delle Entrate: "Stima immutata" dice Padoan, e nessun passo indietro sulla lotta all'evasione che va avanti, ma con mezzi diversi, anche grazie "all'innovazione" come sottolinea dal Perù Matteo Renzi, che si è tenuto per il momento fuori dalla querelle.

Il premier non nomina Orlandi - con cui il feeling, secondo i bene informati, non sarebbe più quello dei tempi della nomina, a giugno del 2013 - ma ribadisce la "svolta" impressa al fisco grazie alla dichiarazione dei redditi precompilata, con la quale "nell'ultima settimana abbiamo trovato 220 mila connazionali che si erano dimenticati di pagare le tasse".

La diretta interessata resta intanto in silenzio e al suo posto, a portare avanti il lavoro dell'Agenzia, che ha inviato già 500mila inviti a contribuenti "smemorati" a mettersi in regola col fisco, e che è alle prese anche con la sua riorganizzazione interna. Che farà perno proprio sulla compliance e sulla lotta a grandi frodi ed evasioni.

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