Il governo di Paolo Gentiloni si appresta a tagliare il traguardo dei suoi primi 100 giorni. Nato sulla carta come una fotocopia di quello guidato da Matteo Renzi fino alla sconfitta nel referendum costituzionale del 4 dicembre, di fatto se ne è molto distinto soprattutto per lo stile e il linguaggio del presidente del Consiglio.

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Pur legatissimo all'ex premier, Paolo Gentiloni ha infatti deciso di accentuare in questi primi mesi a Palazzo Chigi quelle caratteristiche personali che lo rendono in tutto diverso dal suo predecessore. Alla tendenza alla sovraesposizione mediatica di Renzi, “il calmo”, come lo ha definito Romano Prodi, ha sostituito quella a eclissarsi, a fare più che a parlare.

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Ai toni alti, il passo felpato ma comunque incisivo. Gentiloni appare poco ma c'è e con la tranquillità che lo ha sempre contraddistinto in questi mesi ha portato avanti, in un contesto certo non favorevole (la scissione all'interno del suo partito, la smania di Renzi a tornare il sella), la sua azione di governo.

Decreto Salva-Risparmio
A dieci giorni dall'insediamento, sfidando le critiche di chi allora criticò il “favore ai banchieri”, Gentiloni firmo il decreto cosiddetto “salva-risparmio” trasformato in legge il mese scorso: 20 miliardi di euro per salvaguardare i correntisti più esposti e le banche a rischio fallimento

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Una ciambella di salvataggio lanciata soprattutto a favore di Mps, ma anche delle Banche Venete, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Un provvedimento necessario, secondo il premier, per garantire “più sicurezza economica a famiglie e imprese” ma contestato dalle opposizioni che lo hanno giudicato “iniquo, confuso e inapplicabile”. A far discutere anche il compromesso raggiunto sulla cosidetta “black list” dei debitori delle banche in crisi. Contestata infatti la decisione del governo di non rendere noti tutti i nominativi di chi non riesce a restituire i prestiti ottenuti dalle banche in crisi ma solo i profilo di rischio e merito di credito dei titolari di finanziamenti i cui debiti in sofferenza arrivano almeno all’1% del totale dell’attivo della banca.

Linee guida migranti
Cie (Centri di identificazione ed espulsione) in ogni regione, procedure più snelle per i richiedenti asilo, espulsioni più rapide ed effettive, accordi bilaterali con i paesi di partenza anche in cambio di nuovi aiuti da parte del governo italiano per ridurre il traffico illegale via mare. Con le nuove linee guida per la gestione dei fenomeni migratori nel nostro Paese, presentate dal ministro dell'Interno Marco Minniti (succeduto ad Angelino Alfano passato agli Esteri), il governo Gentiloni ha impresso la svolta più significativa rispetto al precedente governo.

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Senza rinunciare ai valori umanitari e di accoglienza ai quali l'Italia si è sempre ispirata nel gestire il fenomeno migratorio, il governo Gentiloni ha tuttavia deciso di assumere misure più severe nel contrasto dell'immigrazione clandestina tenendo conto della richiesta di maggiore sicurezza (è stato firmato anche un decreto ad hoc sulla sicurezza urbana) che arriva da ampi strati delle popolazione soprattutto in quelle aree più esposte al fenomeno.

Decreto terremoto
Il governo Gentiloni si è incaricato di dare risposte immediate anche ai sindaci e alle popolazioni del Centro-Italia colpite dal terremoto.

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Con l'obbiettivo di “contrastare lo spopolamento” e “favorire la ricostituzione del tessuto economico”, il provvedimento dell'esecutivo, emanato ai primi di febbraio senza aspettare il sì della Ue, mirava soprattutto ad accelerare quegli interventi che rischiano di rimanere incastrati nelle lungaggini burocratiche. Oltre a maggiori risorse economiche per ridurre la pressione fiscale a carico di imprese e popolazione locale, incentivi e aiuti alle imprese, il decreto prevede misure per realizzare nuove scuole e la demolizione degli edifici pericolanti nonché il potenziamento, anche mediante nuovi acquisti, del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Più fondi e più organico anche per la Protezione civile.

Abolizione voucher
Strenuamente difesi prima per finire completamente abbandonati poi, sui voucher Paolo Gentiloni è stato costretto a fare un passo indietro e a cedere alla volontà di Matteo Renzi. Preoccupato che i referendum sul lavoro, voluti dalla Cgil e sostenuti dalla sinistra (compresa quella fuoriuscita dal Pd) si trasformassero per lui in un nuovo rischioso campo di battaglia proprio alla vigilia delle elezioni amministrative, l'ex premier aveva infatti dato ordine ai suoi di mollarli del tutto.

Così, se alla conferenza stampa di fine anno il premier aveva detto che bisognava “correggere gli abusi senza però cedere all’idea che i voucher siano il virus che semina il lavoro nero”, alla fine anche lui è stato costretto a smentire se stesso e a far approvare in Consiglio dei ministri un decreto che di fatto li elimina per eliminare il referendum fissato al 28 maggio.

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Intanto il governo è già al lavoro per colmare il vuoto normativo che si è venuto a creare e per presentare al Parlamento, entro la prossima estate, un nuovo testo di legge che dia risposte a quelle imprese e famiglie che fino a oggi avevano utilizzato i buoni per pagare, non i nero, i lavoratori occasionali.

Concorso leggero per i precari della scuola
Anche sul fronte scuola, il governo Gentiloni è intervenuto con un provvedimento volto a sanare le lacune lasciate dalla Buona Scuola renziana. È stata infatti approvata dal Parlamento la proposta del ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli (una delle poche new entry dell'esecutivo Gentiloni in sostituzione di Stefania Giannini) per permettere a una grossa fetta di precari rimasti ancora senza cattedra fissa, di ottenere un posto attraverso un percorso breve, facilitato e stipendiato.

Il cosiddetto “concorso leggero” grazie al quale i docenti precari già abilitati e quelli non abilitati con almeno tre anni di servizio potranno essere ammessi a una procedura veloce di reclutamento.

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Adifferenza dei neo laureati che dovranno sostenere una vera e propria prova scritta e orale prima di poter intraprendere un percorso formativo di tre anni, i precari abilitati accederanno direttamente al terzo anno, i non abilitati con 36 mesi d'insegnamento al secondo.

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