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Voci dalla Thailandia, il colpo di stato visto dall'interno

"Quando ho visto i militari entrare nelle strade mi sono sentita immediatamente rinascere. Solo loro possono interrompere questo ingiustificato e tragico bagno di sangue"

– Credits: Cox/Getty Images

Yingluck Shinawatra è stata destituita, i militari hanno imposto la legge marziale e stanno cecando di oscurare qualunque tipo di fonte di informazioni non manipolabile "fino a quando non saranno riusciti a ristabilire legge e ordine nel Paese". O almeno questo è quello che dicono.

Se da un lato censura e paura di evetuali ritorsioni impediscono di stabilire un contatto con questa nazione, dall'altro la forza di internet è tale da impedire di metterle davvero il bavaglio. E così qualcuno scrive, altri raccontano, altri ancora inviano messaggi per spiegare come si vive in Thailandia in questi giorni, a patto che l'interlocutore si impegni a mantenere il più stretto riserbo sulla fonte.

"Siamo dei semplici manifestanti, ma ci chiamano, e ci trattano, da terroristi", racconta un ragazzo di Bangkok. Siamo stati legati, imbavagliati, picchiati, gettati a terra con violenza, e ora chissà cosa ci succederà". Anche Amnesty International ha denunciato pesantissime violazioni dei diritti umani. Sarebbero infatti disponibili una serie di video che dimostrano come la polizia abbia sparato proiettili e granate sui manifestanti senza nemmeno invitarli a rompere le righe.

Il vero problema è che in Thailandia, ormai, con manifestazioni che vanno avanti da mesi, se non da anni, protestano un po' tutti. Che si tratti delle camicie rosse, gialle, o dei democratici col fischietto in bocca, o ancora di persone normali contrarie ai colpi di stato, ai dittatori, e a qualsiasi altra forma di prevaricazione, "il paese si trova in uno stato di confusione paradossale, in cui a fianco alle processioni con le candele di chi si dichiara contro l'intervento dell'esercito sfilano giovani pronti a scattare selfies con soldati affascinanti da postare sui social network. I manifestanti, poi, vivono per strada, negli accampamenti, e questo di certo non facilita il ritorno all'ordine".

"Finalmente sono intervenuti i soldati. Quando ho visto i militari entrare nelle strade mi sono sentita immediatamente rinascere. E non perché subisco il fascino della divisa, ma perché ero sicura che sarebbero riusciti a interrompere questo ingiustificato e tragico bagno di sangue", racconta una signora che è convinta che non si tratti di un colpo di stato ma del tentativo dell'Esercito di favorire la pace e il compromesso del paese senza pagare un prezzo troppo elevato in termini di vite umane "Di colpi di stato la Thailandia ne ha già vissuti diciotto, e solo sette sono falliti", ha aggiunto la signora. "Se questo fosse il diciannovesimo ce ne saremmo già accorti". 

Chi ha seguito le evoluzioni politiche dell'ultimo periodo, però, tende ad essere più scettico: "I due principali partiti politici nazionali hanno posizioni del tutto opposte, e non sarà certo la fine delle manifestazioni di piazza a facilitare il raggiungimento di un compromesso tra loro. Tuttavia, è un dato di fatto che la fine delle violenze, anche se imposta con la forza dai militari, nella nostra quotidianità rappresenti un passo avanti. Più difficile prevedere cosa succederà domani, perché la storia ci induce a non fidarci troppo dell'Esercito". Del resto, con un braccio di ferro tra i due principali partiti politici che va avanti da mesi ottenendo come unico risultato un'escalation di violenze, l'unica vera evoluzione possibile è quella di vedere i militari annunciare formalmente il colpo di stato. E infatti...

 

 

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