Esteri

Myanmar: la giunta libera i detenuti politici

Approvata un'amnistia per altri 500 prigionieri, da un governo che si comporta sempre più spesso come una "vera" democrazia

Aung San Suu Kyi

N. 19 Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la Pace e a capo dell'opposizione alla Giunta Militare in Myanmar – Credits: (AP Photo/Khin Maung Win)

A passi piccoli ma molto decisi, la Birmania sembra essere davvero determinate a portare a termine l'apertura in senso democratico promessa dal Presidente Thein Sein e già confermata dall'ammissione in Parlamento del Nobel Aung San Suu Kyi. E infatti dopo aver limitato la censura (dal 20 agosto i giornalisti birmani non devono più far passare i loro articoli al vaglio del regime prima di pubblicarli, pur continuando ad "autodisciplinarsi" quando si occupano di corruzione, di questioni legate alle proteste del 2007 e agli abusi dell'esercito negli scontri con le minoranze etniche), la giunta ha annunciato un'amnistia per 514 detenuti politici.

Non è la prima volta che Thein Sein autorizza la scarcerazione di prigionieri, ma quest'ultima potrebbe rivelarsi epocale perché sia il Ministero dell'Informazione sia esponenti della Lega nazionale per la Democrazia (il partito di Aung San Suu Kyi) hanno anticipato che anche questa volta verranno rimessi in libertà dei detenuti politici. 424 per la precisione. Vale a dire tutti quelli che si trovano ancora dietro le sbarre. Le vittime della repressione della vecchia giunta, che fino a qualche tempo fa rappresentavano più della metà della popolazione carceraria birmana.

Non è un caso che questa iniziativa sia stata approvata a pochi giorni dal primo intervento di Thein Sein alle Nazioni Unite, dove è probabile che il presidente si concentrerà proprio sui successi ottenuti dal governo e dal paese negli ultimi mesi, nella speranza di convincere chi lo ascolterà che sia finalmente arrivato il momento di smettere di continuare a considerare il Myanmar uno stato "paria", annullare le ultime sanzioni rimaste, e ricominciare a investire in questo paese asiatico che ha voglia di crescere, e di cambiare.

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