Esteri

Chi vuole incastrare Bo Xilai?

Sta per concludersi il processo politico che determinerà il futuro della Repubblica popolare cinese

Bo Xilai in tribunale (Credits: Feng Li/Getty Images)

Le poche notizie che arrivano dal tribunale di Jinan, capoluogo della provincia dello Shandong, confermano quello che abbiamo sempre saputo. Bo Xilai, il maoista 64enne ex Presidente del Partito comunista nella megalopoli di Chongqing, è stato incastrato. Da chi non lo sapremo mai, ma è facile intuire che sia proprio lo zoccolo duro dei conservatori che attualmente guidano la Cina a volerlo far sparire dalla circolazione. A qualsiasi costo.

Per capire cosa sta succedendo in quello che di certo passerà alla storia come il più controverso processo politico della Repubblica popolare (persino quello contro la Banda dei Quattro dei primi anni '80, in cui l'ultima moglie del Grande Timoniere e i suoi tre fedelissimi vennero condannati perché ritenuti responsabili di aver cercato di organizzare un colpo di stato per riportare il "vero maoismo" in Cina, fu meno problematico. Allora, infatti, l'intera classe dirigente si era schierata contro i "quattro dannati", oggi no) bisogna aggiungere qualche dettaglio sulla vicenda Bo Xilai .

Astro nascente della politica cinese, bello, colto, e con un'intelligenza politica, una simpatia e un carisma fuori dal comune, appena un paio di anni fa Bo Xilai sembrava destinato a chiudere la sua brillante carriera a Pechino, come elemento di primissimo piano del Comitato Permanente del Politburo, di fatto il Governo cinese. Poi qualcosa è successo. Un'ambizione troppo sfacciata? La scoperta di qualche segreto che non era autorizzato a conoscere? La paura che con il suo carisma e le sue idee brillanti avrebbero potuto lasciare nell'ombra l'attuale Presidente designato (e ultra-raccomandato) Xi Jinping? Forse un po' di tutto. Fatto sta che nell'arco di pochissimi giorni Bo Xilai è stato trasformato dalla propaganda dall'abile neo-maoista che aveva finalmente trovato una strategia vincente sia per ravvivare il legame tra istituzioni e società (reinterpretando il maoismo in chiave contemporanea, quindi organizzando gare di canto per giovani e nostalgici e inviando regolarmente sms di propaganda), sia per risolvere i problemi economici della Cina del Terzo Millennio (definendo un "Modello Chongqing" che, testato con successo nella megalopoli, pareva destinato ad essere esteso all'intera nazione), al peggior nemico dai tempi di Lin Biao (altro fedelissimo di Mao che morì in un "misterioso" incidente aereo mentre cercava di lasciare la Repubblica popolare con la famiglia dopo essersi reso conto che il Grande Timoniere si era convinto che il suo ex braccio destro stesse organizzando un colpo di stato. Ovviamente se l'accusa fosse fondata o meno non lo sapremo mai).

Fatto sta che Bo Xilai all'improvviso è caduto in disgrazia, o ha fatto qualcosa di sbagliato, o ancora ha puntato i piedi mettendo nero su bianco le sue richieste. Atteggiamento, questo, che ha infastidito (non solo) Xi Jinping, costringendo il Partito a trovare un modo per farlo fuori. Possibilmente evitando un secondo "Caso Lin Biao", e mettendo quindi in scena uno scandalo basato su vizi e corruzione di cui, però, a un certo punto è stato perso il controllo.

A un certo punto è diventato impossibile ritrovare il bandolo della matassa tra l'assassinio di un faccendiere britannico, Neil Heywood, un moglie, Gu Kailai, che interrogata ha invitato le autorità "a cercare autonomamente le prove di fatti e dettagli che non riusciva più a ricordare", o un commissario di polizia, Wang Lijiun, che, dopo aver chiesto asilo politico agli americani, è uscito dal Consolato Usa di Chengdu "di sua spontanea volontà", seguendo il consiglio di un funzionario politico che lo avrebbe convinto a "evitare che il suo paese perdesse la faccia" per colpa di una fuga frettolosa, insensata e sconsiderata. Per non parlare di "schiaffi" d'onore, ville acquistate senza che nessuno ne fosse al corrente, sentenze manipolate, paventate relazioni amorose clandestine tra gli imputati, avvelenamenti, e decine di altri dettagli che hanno complicato forse troppo la trama di un complotto studiato a Pechino con l'unico scopo di screditare Bo Xilai.

Ebbene, dopo sedici mesi di trattative (Bo Xilai aveva sì tanti nemici, ma almeno altrettanti sostenitori, che continuano a rispettarlo per le sue capacità, ma anche perché figlio di Bo Yibo, uomo chiave degli anni della Cina di Mao), chi voleva affondare Bo Xilai si è accorto di aver commesso diversi errori. Anzitutto la trama troppo complicata del complotto rende difficile trovare prove schiaccianti che permettano di incastrare l'ex numero uno di Chongqing. L'aver comprato le testimonianze del commissario e della moglie (che ancora oggi con una deposizione registrata -la donna si sarebbe infatti rifiutata di comparire in aula, ha ricordato che il marito "avrebbe dovuto sapere dei viaggi della donna e del figlio finanziati da terzi"), e l'aver costruito nuove accuse firmate da compagni di Bo Xilai ai tempi della Rivoluzione Culturale, non fa che aumentare l'incertezza su un processo che tanti ritengono ingiusto. Pechino non aveva neppure previsto che, in una Cina in cui i leader di una volta non esistono più, Bo Xilai, indipendentemente dal fango che gli è stato gettato addosso, avrebbe mantenuto la sua popolarità. Tant'è che, a due giorni dall'inizio di un processo blindatissimo (la Corte di Jinan dice di aver diffuso in tempo reale i testi del dibattimento, ma questi ultimi sono stati adeguatamente riscritti prima di essere distribuiti, e persino la stampa più vicina al partito si è guardata bene dal mettere la notizia in prima pagina), continuano ad essere numerosi i cinesi che chiedono la liberazione di un politico che continuano ad amare e stimare. Il terzo elemento sottovalutato dal regime è legato al carisma e all'intelligenza dell'imputato. Che infatti non solo si sta difendendo da solo, ma ha anche trovato il coraggio per respingere punto per punto le accuse dei testimoni chiamati in aula, e di ammettere che le confessione da lui firmate diversi mesi fa gli erano state estorte con la forza.

Chi prima di Bo Xilai avrebbe mai avuto la forza per sfidare il regime in maniera così plateale? Probabilmente all'interno del Politburo qualcuno aveva previsto che Bo non avrebbe accettato passivamente che Pechino decidesse del suo destino, e forse proprio per questo il processo è iniziato a quasi 17 mesi di distanza dall'arresto. La sentenza dovrebbe uscire all'inizio di settembre. Sappiamo già che Bo Xilai continuerà a difendersi presentandosi come vittima di un sistema corrotto. Sappiamo anche che il regime non può permettersi di "perdonarlo" e di salvarlo, perché farlo oggi sarebbe pericolosissimo. Sappiamo infine che l'accusa poggia su basi tutt'altro che solide, cosa che rende ancora più semplice l'auto-difesa di colui che potrebbe finire col trasformarsi in un eroe.

Cosa dobbiamo aspettarci? A Bo Xilai sarà stato sicuramente stato offerto un buon accordo per uscire di scena senza fare troppo rumore, ma questo accordo è stato rifiutato. Al vero maoista del Terzo Millennio, quindi, il Partito potrebbe o offrire un accordo migliore, o condannarlo a morte per farlo tacere per sempre. In questo modo, però, rischierebbe di perdere ancora di più la già debolissima stima di un popolo che continua a seguire con passione l'epilogo di questa assurda e per molti incomprensibile vicenda. Col senno di poi, non stupirebbe nessuno scoprire che il fronte anti Bo Xilai si sia pentito di non aver risolto il caso ricorrendo al metodo "Lin Biao".

 

 

 

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