Terremoto, Ventotene, Libia e Referendum: l'Italia da ricostruire

Dal post-terremoto alle riforme, fino agli impegni internazionali: le sfide di fronte al nostro paese decideranno il futuro delle prossime generazioni

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Circo Massimo, Roma,dopo l'elininazione dell'Italia dai campionati europei – Credits: Giorgio Cosulich/Getty Images

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Anche questo autunno, per usare un’espressione ormai trita e ritrita, sarà un “autunno caldo”. Davvero molto caldo. Ma non per le ragioni cui è storicamente legata la locuzione, cioè le lotte sindacali, e neanche per il riscaldamento del pianeta. No, per l’Italia questo autunno brucia di sfide cruciali e difficilissime da affrontare ma che, in ogni caso, sono inderogabili perché da esse dipende il futuro del nostro paese.

 

L’emergenza terremoto
Ovviamente, c’è l’emergenza del terremoto in Italia centrale, che ha priorità su tutto. Il premier Matteo Renzi ha annunciato il 25 agosto che la grave situazione sarà superata (oltreché per merito della grande solidarietà dimostrata dagli italiani e dalle forze messe in campo tempestivamente dalla macchina dei soccorsi), anche grazie a “Casa Italia”. Un progetto che vorrebbe essere strutturale e che, nelle ambizioni del governo, è teso a mettere in sicurezza il futuro del paese risolvendo questioni improrogabili come le bonifiche del territorio nazionale, la lotta al dissesto idrogeologico, la prevenzione sismica, il raggiungimento dell’efficienza energetica.

Renzi lo ha sottolineato durante la conferenza stampa del Consiglio dei Ministri, chiedendo su questo aspetto l’unità nazionale e invocando persino la concertazione. “Il progetto Casa Italia non è un elenco di parole ma un progetto in cui tutti possano riconoscersi: soggetti sociali, ordini professionali, associazioni di categoria, sindacati, associazionismo fino agli esponenti del mondo ambientalista. Il fatto che non ci siano riusciti negli anni precedenti, non vuol dire che noi non ci riusciamo. Questa scommessa sulla prevenzione deve diventare un patrimonio condiviso di tutti gli italiani, non è tema di una parte ma avverto la responsabilità come capo del governo che questo tema debba coinvolgere tutti”.

Qualche corda il premier deve averla toccata, se già si vedono alcuni primi timidi passi. A cominciare dalle banche: l’Abi (Associazione bancaria italiana) ha chiesto agli istituti di credito di sospendere il pagamento delle rate dei mutui per gli immobili colpiti dal sisma. Ed ecco che la tanto vituperata Nuova Banca Etruria è in prima linea nell’accogliere la richiesta e nel promuovere altre iniziative solidali, nella speranza di ricostruire, insieme al territorio piagato dal sisma, anche un’immagine positiva di sé dopo la torbida vicenda del suo salvataggio dal fallimento. Speriamo sia un segnale positivo cui seguano trasparenza ed efficacia.

Lo spirito di Ventotene
In ballo c’è anche la ricostruzione dell’Unione Europea, che in Ventotene ha trovato un appiglio, forse l’ultima stazione possibile prima che il treno Europa deragli lungo la strada lastricata dei populismi anti-UE. Sabato 27 e domenica 28 agosto era previsto il vertice europeista nell’isola del Mar Tirreno, per resuscitare i fasti e rinverdire le speranze dei padri fondatori dell’Unione che sognavano per le generazioni a venire un continente dominato dagli Stati Uniti d’Europa al quale invece, ancora nel 2016, ci siamo soltanto avvicinati.

Quell’appuntamento è saltato per ovvie ragioni, ma la questione resta al centro delle scelte politiche da compiere, perché esse porteranno le prossime generazioni europee a chiudersi negli egoismi nazionali o a ritrovare se stesse. E dunque deve essere affrontata quanto prima, per non restare nell’inferno dell’indeterminatezza, schiacciati da crisi cicliche e dalla decadenza politica e morale.

 

La Libia
E poi c’è la ricostruzione della Libia, una “mission impossible” per ragioni che attengono anzitutto alla volontà attuale di quel popolo di restare diviso, dove oggi si preferisce far parlare le armi piuttosto che la diplomazia. La risoluzione della crisi libica, sia che implichi l’unità o la divisione del paese, dovrà comunque comportare per noi la certezza della necessità di porre fine a una crisi umanitaria che affligge il continente africano e di cui gli sbarchi incontrollati di migranti sono solo lo specchio. Ormai la questione è divenuta la vera spina nel fianco della nostra società, disposta ad accogliere ma non a farsi sopraffare da una simile emergenza. Un argomento che, tra l’altro, si ricongiunge perfettamente allo spirito di Ventotene di cui sopra, poiché dovrebbe coinvolgere nella loro interezza gli stati membri dell’Unione.

 

Il referendum e i partiti da rifondare
Inoltre, c’è da ricostruire un consenso intorno al referendum costituzionale, ma soprattutto da ristrutturare un panorama politico logorato da una guerra civile tra partiti, disputata a colpi di accuse reciproche e sanzioni della magistratura, che sta avendo un impatto sociale devastante, tale da rimettere in discussione l’intero assetto democratico attuale. C’è da ricostruire il partito democratico, dove la leadership renziana è minata da faide interne, spesso pretestuose, e attraversata da piccinerie ed egoismi che non rendono onore alla caratura politica di molti suoi esponenti.

C’è da ricostruire Forza Italia, lacerata dalla fine del regno berlusconiano e da quell’idea borbonica del “dopo di me il diluvio” che rischia di rottamare per sempre questo partito, proprio quando ci sarebbe bisogno di una destra degna di questo nome. In questo momento, molto meglio la destra di Alessandro Sallusti che dice “senza alcuna esitazione oggi diciamo: forza Renzi. Tocca a lui fare il possibile e l'impossibile, e noi saremo al suo fianco per sostenerlo” della destra di Guido Bertolaso che afferma subito le tendopoli, sperando non siano state usate tutte per gli extracomunitari” diluendo infelicemente il valore di ciò che aveva fatto in qualità di capo della Protezione Civile nel precedente terremoto dell’Aquila.

Resta infine da capire perché anche i partiti di lotta, la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, abbiano scelto il dileggio come sola modalità linguaggio e il disprezzo come unica cifra politica, e cerchino in ogni occasione di distruggere (non si sa bene se per riedificare) l’immagine di questo paese.

 

Ricostruire e basta
In conclusione, ricostruire è e sarà la parola-chiave dell’autunno che si avvicina e delle stagioni a seguire. Dopo decenni di errori e sprechi, di crisi e inefficienze, l’Italia prova a uscire dall’angolo con lo stesso orgoglio di quelle donne e quegli uomini straordinari che hanno permesso di limitare i pur gravissimi danni provocati da Madre Natura, con le risorse che la nostra comunità riesce ancora a trovare. Insomma, fuori dalla retorica, è davvero il momento dell’unità e della lucidità. si abbia invece il coraggio di credere un’Italia normale, buona, migliore.

 Chi oggi specula sul dolore della gente, chi si affanna a demolire e a dubitare del buon fine delle donazioni, delle raccolte di solidarietà, delle iniziative messe in campo dal governo, chi non riesce a vedere gli aiuti che un’intera nazione sta prestando al cuore sanguinante dell’Italia Centrale, non solo non è degno di essere italiano, ma non è degno nemmeno di far parte del genere umano.

 Invece, se c’è qualcosa che c’insegna questa tragedia è che siamo tutti legati a uno stesso destino e che, prima o dopo, ciascuno di noi avrà bisogno degli altri. Perciò, aiutiamoci a ricostruire, perché a demolire ci hanno già pensato altri.

 

 

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