News

La strage di Odessa e le ipocrisie dell’Occidente

Le immagini raccapriccianti del cosiddetto incendio di Odessa mostrano una verità diversa da quella che è stata sinora dipinta. Un atto di violenza premeditata, che certifica la barbarie della guerra civile

Una donna porta dei fiori davanti alla casa dei sindacati, ad Odessa – Credits: GENYA SAVILOV AFP Getty Images

per Lookout News

Il cosiddetto “rogo della Casa dei Sindacati” a Odessa, in Ucraina, non è ancora diventato un caso internazionale e la stampa lo ha derubricato a incidente, uno dei tanti episodi di una “guerra civile non ancora tale”, nel silenzio delle cancellerie di USA e UE. Eppure, i fatti di Odessa dovrebbero essere l’argomento del giorno dagli inizi di maggio in poi, perché quella che è stata perpetrata nel Mar Nero è una vera e propria strage premeditata “sotto gli occhi dell’Occidente”, tanto per dirla con Conrad. 

Se sosteniamo quanto segue è perché il mainstream mediatico occidentale non vuole guardare in faccia la realtà. E la realtà è che la Casa dei Sindacati non è andata a fuoco, e basta. Piuttosto, è stata teatro di un massacro di cittadini - fossero anche stati sovversivi - giustificato de facto dal silenzio generale, tale per cui il caso resta impunito e senza responsabili, almeno per il momento. 

I testimoni giunti sul posto hanno mostrato video e immagini che definire raccapriccianti è poco, ma che forse non è il caso di mostrare (almeno non qui, ma in rete non si avranno grandi difficoltà a scovarle e già Russia Today ne ha mostrate una parte) per pudore nei confronti delle vittime stesse. Basti sapere che almeno una donna incinta è stata strangolata con il filo del telefono, un’altra appare morta dopo esser stata picchiata e stuprata e molte delle vittime riportano fori di proiettile in testa e bruciature circoscritte al volto, per rendere i corpi irriconoscibili. 

Inutile speculare oltre si morti di una guerra civile - perché di questo si tratta, con buona pace di chi non vuole ammetterlo, chissà poi perché - che capitano sempre da entrambe le parti. Né si vuol prendere le difese di alcuno. Piuttosto, è forse il momento di ragionare sul perché la diplomazia occidentale si mostra strabica e lascia che tutto accada senza muovere un dito, sotto una pressione mediatica unidirezionale e superficiale (“russi cattivi, ucraini buoni”) con poche e isolate voci fuori dal coro, una delle quali è quella di Evgeny Utkin, pubblicata da Panorama .

- Il rischio di una catastrofe 

Sappiamo bene quanto efficaci siano i colloqui di pace svizzeri e sappiamo anche che vi sono enormi interessi sia da parte degli Stati Uniti sia da parte della Federazione Russa, che tirano per la giacca l’Ucraina da molti mesi ormai (per non dire anni) al fine di assoggettarla, in un gioco che sta conducendo al massacro che già abbiamo visto a Odessa e in tutto l’Est, e che facilmente potrà ripetersi nei prossimi giorni. 

La “catastrofe umanitaria” e la “violazione dei diritti umani” paventata dal ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, sta dunque diventando verità. Questo non fa della Russia un campione di democrazia e del rispetto dei diritti umani. Ma certamente il ministro non sbaglia quando parla dell’urgenza di “riacquistare capacità di ragionare, porre fine allo spargimento di sangue, ritirare le truppe e mettersi al tavolo delle trattative per un dialogo e per una soluzione della crisi”, come suggerisce ancora lo stesso Lavrov.

Mosca ha deciso di presentare anche un “Libro Bianco” sulla crisi ucraina, con prove e testimonianze delle violazioni dei diritti umani, degli abusi, delle torture e dei tanti altri crimini commessi dai rivoltosi di piazza Maidan dal novembre 2013 al marzo 2014. Propaganda, si dirà. Forse. Eppure è innegabile che in tutta l’Ucraina oggi scorrazzino estremisti radicali, xenofobi e neonazisti orgogliosi di esserlo. Per non parlare delle milizie mercenarie che rispondono solo al padrone di turno. 

È questa l’Ucraina che sogniamo, al punto da volerla in Europa? È questo il prezzo che vogliamo pagare per l’energia di domani? Perché parliamo di “parodia della democrazia” quando commentiamo le elezioni in Siria del prossimo 3 giugno e invece siamo convinti che le elezioni del 25 maggio in Ucraina saranno certamente un successo? Si può davvero votare liberamente con i morti sotto casa?

© Riproduzione Riservata

Commenti