Nucleare iraniano: Obama contro Nethanyau

Con la trasferta a Washington il premier israeliano ha segnato alcuni punti a suo favore in vista delle elezioni del 17 marzo

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Barack Obama guarda il premier Netanyahu – Credits: GETTY

Per Lookout news

In un’intervista rilasciata il 2 marzo all’agenzia Reuters il presidente americano Barack Obama afferma che l’unica condizione affinché si raggiunga un accordo duraturo sul nucleare iraniano è che Teheran accetti di congelare le proprie attività per almeno 10 anni. Solo garantendo questo impegno il governo iraniano potrà realmente sperare di ottenere un allentamento dell’embargo già nel breve periodo. Obama non è però ottimista sul rispetto della deadline fissata per il raggiungimento dell’intesa tra Teheran e il gruppo dei 5+1 (un primo accordo dovrà essere firmato entro il 31 marzo, mentre il secondo e definitivo dovrà essere siglato il 30 giugno).

 Meglio agire per gradi, questa la linea della Casa Bianca, ed evitare di farsi influenzare dall’ansia di centrare l’obiettivo entro i termini previsti. “Se l’Iran non è d’accordo con le nostre condizioni – ha sottolineato il presidente – non abbiamo alternative se non continuare a controllare gli sviluppi del loro programma nucleare e questo sarà molto più efficace di nuove sanzioni”. Chiara in questo passaggio la frecciata ai repubblicani e a quei democratici del Senato che negli ultimi giorni hanno parlato della necessità di imporre nuove sanzioni a Teheran se la scadenza del 30 giugno non dovesse essere rispettata.

 Come era prevedibile, Teheran definisce “inaccettabile” la richiesta del presidente americano. “La posizione degli Stati Uniti – scrive l’agenzia iraniana Fars citando il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif – è inaccettabile, l’Iran non accetterà richieste eccessive e illogiche”. Nonostante la prevedibile reazione dell’Iran, Obama comunque manda così un messaggio chiaro a Israele. “Netanyahu ha detto che sarebbe stato un grave errore raggiungere un accordo con l’Iran, che un’intesa non avrebbe fatto altro se non favorire l’Iran allentando le sanzioni nei suoi confronti – ha spiegato il presidente americano -. Niente di tutto ciò però si è avverato. In questo periodo l’Iran non ha fatto alcun passo avanti nel suo programma. Anzi per molti versi ha accettato di fare dei passi indietro”.


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La strategia di Nethanyau
Il premier israeliano Benjaimin Nethanyau, oggi atteso per un intervento al Congresso americano, teme che gli equilibrismi diplomatici di Washington possano alla fine permettere all’Iran di trovare i varchi necessari per sviluppare un piano segreto per il riarmo nucleare. “L’obiettivo del mio intervento al Congresso – ha affermato il premier israeliano di fronte alla platea dell’American Israel Public Affairs Committee – è contrastare un potenziale accordo con l’Iran che potrebbe minacciare la sopravvivenza di Israele. Con gli USA non siamo d’accordo solo sulle modalità più efficaci per evitare che sviluppino quelle armi”. Nonostante queste parole, Nethanyau ha comunque deciso di giocare una volta all’attacco, sfruttando il peso delle lobby americane filo-israeliane per dare forza alla sua posizione.

È stato criticato di aver politicizzato la sua trasferta a Washington in vista delle elezioni del 17 marzo per il rinnovo della Knesset, il parlamento israeliano. Questa strategia (nemmeno troppo velata), d’altronde, sembra dargli ragione. Gli ultimi sondaggi danno infatti il blocco di centrosinistra del Campo Sionista – formato dal progressista Herzog e dalla centrista Livni – indietro rispetto alla coalizione di centrodestra guidata dal Likud, il partito del premier. Nethanyausa che difficilmente riuscirà a garantirsi la maggioranza assoluta di 61 seggi. Incentrando la sua campagna elettorale sulla sicurezza e sulle minacce rappresentate dai nemici in Medio Oriente (Iran e Hamas in testa), dovrebbe però garantirsi il sostegno dei partiti più conservatori e spuntarla ancora una volta sui suoi avversari.

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