L’emergenza narcos in Argentina

Rosario, la terza città più popolosa del Paese, è il nuovo eldorado dei trafficanti di droga. Anche Papa Francesco lancia l’allarme

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di Mariana Diaz Vasquez per Lookout news

Il Messico, intermezzo di quasi 2mila chilometri quadrati tra l’America Latina e gli Stati Uniti, pochi giorni fa è finito nuovamente al centro del dibattito sul narcotraffico. Questa volta però il Paese nordamericano non è stato l’unico protagonista della vicenda. All’estremo opposto del continente da qualche anno anche in Argentina i narcos hanno cominciato a guadagnare terreno. Il Paese è così diventato lo snodo principale per raggiungere i mercati dell’Europa. A tirare fuori l’argomento non è stato l’ennesimo episodio di narco-criminalità ma le parole di Papa Francesco. Chi meglio di lui conosce la realtà delle situazioni più vulnerabili dell’Argentina? La sua, infatti, è una preoccupazione che viene da lontano e rimanda agli anni in cui era vescovo di Buenos Aires.

 

Qualche giorno fa il Santo Padre ha inviato un’email di carattere privato e informale al suo amico Gustavo Vera, presidente di una ong argentina impegnata nella lotta alla droga. Nell’email Papa Francesco avvertiva l’amico sul pericolo della “messicanizzazione” dell’Argentina, riferendosi alla crescita del narcotraffico, della violenza e del consumo di droghe anche in questo Paese. “Ojalá estemos a tiempo de evitar la mexicanización. Estuve hablando con algunos obispos mexicanos y la cosa es de terror”, scriveva Francesco. Le parole del Pontefice hanno prodotto l’effetto di un sasso lanciato in acqua e poche ore dopo la diplomazia messicana ha subito chiesto di avere delucidazioni sul senso del suo intervento.

 È stata la Segreteria di Stato vaticana a calmare gli animi consegnando una nota all’ambasciatore del Messico presso la Santa Sede, in cui si chiarisce che con l’espressione “evitare la messicanizzazione” il Papa non intendeva assolutamente ferire i sentimenti del popolo messicano né sminuire l’impegno del governo messicano nel combattere il narcotraffico.

 

Lo stallo diplomatico è stato superato ma tra Città del Messico e Buenos Aires è rimasta in sospeso una domanda: cosa sta succedendo in Argentina, un Paese che fino a poco più di dieci ani fa era visto con ammirazione dai vicini sudamericani?

 Secondo il Rapporto Annuale delle Nazioni Unite sulle sostanze stupefacenti, il Paese sudamericano rappresenta ormai una tappa obbligata per i narcotrafficanti. In particolare, Rosario, la terza città per numero di abitanti, è il nuovo eldorado dei narcos e gli episodi di violenza derivati proprio dal narcotraffico sono aumentati in modo spaventoso. Secondo l’agenzia Telam, ogni anno a Rosario si registrano 22 omicidi legati ai narcos ogni 100mila abitanti (in Messico la media è di 23,7). A livello internazionale, la rotta della coca parte da Colombia e Perù per poi fare scalo in Bolivia e arrivare in Argentina per essere raffinata. In questo contesto Rosario fa proprio da ponte verso l’Europa.

 Come da abitudine, il Papa ha appena rilasciato un’intervista per la rivista di Villa La Carcova, una borgata nella periferia di Buenos Aires, in cui ribadisce la gravità della situazione, come se le parole sulla “messicanizzazione” non fossero state sufficienti. “Quello che mi preoccupa di più è il trionfalismo dei trafficanti – ha affermato Bergoglio -. Questa gente canta vittoria, sente che ha vinto, che ha trionfato. E questa è una realtà. Ci sono paesi, o zone, in cui tutto è sottomesso alla droga”.

 Le prossime elezioni in Argentina vedranno i candidati affrontare temi caldi come questo e le parole del Pontefice torneranno a farsi sentire. I ragazzi della Villa La Carcova hanno lanciato un appello al Papa: “La droga avanza e non si arresta, entra nelle villas e attacca i nostri giovani. Chi ci deve difendere? E noi come possiamo difenderci?”. Domande secche, precise e taglienti, che restano ancora senza una risposta concreta.

 

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