Isis a Palmira: l'importanza strategica della conquista

Ricca di giacimenti di gas, la città si trova in una posizione importante che consente ai miliziani di puntare a Damasco ed Homs

 

Per Lookout news

Con la conquista di Palmira lo Stato Islamico controlla attualmente più della metà di tutta la Siria. Un’area vastissima che comprende la quasi totalità dei territori confinanti con l’Iraq, a eccezione dei baluardi difesi dalle forze curde nella parte nord-orientale, e che continua a estendersi sempre più a ovest verso la capitale Damasco e più a nord attorno ad Aleppo.

Se il mondo guarda a Palmira (in arabo Tadmur) pensando anzitutto alla catastrofe che presto potrebbe abbattersi sui suoi antichissimi reperti archeologici (nel 1980 la città è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO), la tattica dei miliziani di ISIS ha ben altre priorità. Sul piano mediatico la pubblicazione su internet di foto e video che mostrano la decapitazione di decine di soldati e miliziani lealisti siriani dentro e fuori la città, così come la minaccia di distruggere i suoi tesori, sta già producendo i suoi effetti.

L’operazione di ISIS in questa area centrale della Siria non ha però solo un valore simbolico. Palmira infatti si trova in una posizione strategica in quanto è situata lungo la strada principale che attraversa il deserto collegando Damasco alla città orientale di Deir ez-Zor e a quella occidentale di Homs. Inoltre, Palmira è situata vicino a dei giacimenti di gas. Nei giorni scorsi ISIS ha preso il controllo di due di questi a nord della città mettendo così le mani su nuove riserve di idrocarburi. Infine, attorno a Palmyra si trovano diverse strutture dell’esercito. Nelle ultime ore i miliziani jihadisti si sono impossessati di base dell’intelligence militare siriana e di un aeroporto militare e hanno fatto irruzione in un carcere dal quale sono stati fatti evadere centinaia di prigionieri.

Palmira si trova in una posizione strategica: è situata lungo la strada principale che attraversa il deserto collegando Damasco alla città orientale di Deir ez-Zor e a quella occidentale di Homs

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, nell’ultimo assedio i soldati del Califfo Al Baghdadi hanno ucciso almeno un centinaio di soldati di Damasco. In totale, dall’inizio dell’offensiva su Palmira lo scorso 13 maggio i morti sono stati oltre 350. La disfatta dell’esercito del presidente siriano Bashar Assad è stata totale. Nelle ultime ore la tv di Stato siriana ha provato a diffondere una versione diversa dei fatti, spiegando che nella loro ritirata le forze governative sono comunque riuscite a far evacuare dalla città la maggior parte della popolazione di Palmira (circa 70.000 abitanti, a cui negli ultimi mesi si sono aggiunte altre migliaia di sfollati fuggiti dal conflitto) e a mettere in salvo centinaia di antiche statue. Ma i musei e i monumenti situati nella città sono in balia della violenza cieca di ISIS.

Gli altri combattimenti in Siria
In Siria le milizie jihadiste continuano ad avanzare a nord-ovest e sud e in più fronti stanno costringendo i soldati del governo del presidente Bashar Assad alla ritirata. Nella provincia nord-occidentale di Idlib, quasi completamente nelle mani dei ribelli, il 19 maggio raid dell’esercito siriano hanno ucciso più di 20 civili. I bombardamenti sono avvenuti nella località di Darkush, situata vicino al confine con la Turchia, 50 chilometri a nord-ovest di Ariha, uno degli ultimi bastioni del regime nella provincia di Idlib. Sempre il 19 maggio, gruppi armati formati da ribelli e da miliziani di Jabhat Al Nusra hanno preso il controllo del di Al-Mastumah, la più grande base militare di Idlib, a sud di Ariha.

 

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Si combatte anche a Damasco, dove il 20 maggio un’esplosione ha ucciso un insegnante e ferito almeno 20 studenti di una scuola. Dall’inizio del conflitto in Siria nel marzo del 2011, i morti sono oltre 220.0000.

Il fallimento della coalizione in Siria e Iraq
Se è vero che finora lo Stato islamico ha preso possesso di aree mediamente poco popolate situate soprattutto lungo i confini con l’Iraq, è altrettanto vero che la caduta di Palmira certifica il fallimento della strategia militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in Siria. Dal settembre 2014 i bombardamenti dall’alto non sono serviti per far indietreggiare ISIS, che invece ha continuato a conquistare città e giacimenti di idrocarburi.

Data per persa la causa siriana, gli USA provano adesso a concentrare i loro sforzi in Iraq, dove hanno annunciato l’invio entro l’inizio di giugno di mille missili anticarro per riprendere il controllo di Ramadi, conquistata da ISIS pochi giorni fa. La battaglia in corso nella provincia di Anbar appare però ormai sempre più come una questione tra lo Stato Islamico e le milizie sciite, cui il governo iracheno si è affidato grazie all’intervento dei vertici della Difesa iraniana.

 Nella provincia di Anbar i combattimenti si concentrano anche attorno alla base militare di Habbaniya, una delle poche ancora controllate dal governo di Bagdhad in quest’area, situata tra Ramadi e Falluja. Mentre nella vicina Husaiba al-Sharqiya lo Stato Islamico ha tentato di sfondare le linee dell’esercito.

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